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Bar

12-02-2009

Al bar con Matisse

Nella cittadina piemontese di Domodossola, a due passi dal confine di Stato, è aperto il Caffè Bertani che, oltre alle numerose specialità di pasticceria, offre ai suoi avventori la possibilità di stare qualche tempo al tavolo in compagnia di pregiati dipinti. Un’idea che ha portato nel locale alcuni fra i più famosi personaggi del panorama artistico internazionale attraverso alcune delle opere più significative del loro personale itinerario espressivo. Esperienza nuova ed unica, che gli affezionati clienti sembrano apprezzare.

                 

Domodossola è un comune di poco meno di 20.000 abitanti in provincia del Verbano – Cusio – Ossola, nella parte nord orientale del Piemonte a un passo dalla Svizzera, posto alla confluenza delle sette vallate ossolane. Nella centralissima Piazza del Mercato, tipico esempio di urbanistica e architettura indigena, è collocato il Caffè Bertani. Da qualche anno, un gruppo di amici appassionati d’arte (fotografi, galleristi, collezionisti), fra i quali il pittore cinquantatreenne Marcovinicio appassionato animatore della vita artistica regionale, hanno deciso di fondare l’associazione Ecoles des Italiens , mutuando il nome del sodalizio dai francesi  che in questo modo tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento definivano i pittori italiani che lavoravano Oltralpe. Scopo principale del gruppo è quello di avvicinare il pubblico che frequenta di solito un bar all’arte, quella con la A maiuscola. A turno, infatti, vengono appese, in un apposito spazio del locale, opere di alcuni dei più importanti rappresentanti dell’arte internazionale. Il periodo in esame comprende i maestri dei secoli XIX e XX con importanti incursioni anche nell’arte contemporanea. Nel corso del tempo si sono succeduti al caffè: Marc Chagall, di origini bielorusse sognante illustratore di malinconiche visioni infantili (L’orologio a pendolo e l’Uomo con viola), Henry Matisse, grande maestro transalpino esponente di maggior prestigio del movimento artistico dei fauves (Danseuse au tabouret), Mimmo Paladino, rappresentante di spicco della Transavanguardia (Testa di Jiovi, vaso in ceramica). E ancora Andy Warhol creatore della Pop Art, Man Ray fotografo, pittore e regista, Joseph Beuys esponente di spicco della cosiddetta “arte concettuale” sviluppatasi nella seconda metà del Novecento, Alighiero Boetti genio italiano fra i più importanti del secondo dopoguerra, Robert Rauschenberg statunitense caposcuola dell’”espressionismo astratto”, Pietro da Cortona artista barocco, Niccolò dell’Arca scultore del XV secolo, Amedeo Modigliani malinconico innovatore della pittura figurativa stroncato ancora giovanissimo dalla tisi e dall’indifferenza del pubblico, Vasilij Kandinskij geometrico ideatore della pittura astratta. Ciascuno di questi giganti della storia dell’arte è rimasto appeso o esposto per un periodo di tempo anche assai breve, all’interno del caffè ed i clienti hanno potuto ammirare dipinti e sculture di notevole valore mentre sorseggiavano un aperitivo oppure gustavano un cappuccino con brioche. “Ci trovavamo sempre al Bertani – ricorda Marcovinicio – e una sera della primavera di quattro anni fa, con il giusto tasso alcolico e onirico, abbiamo deciso che bastavano un tavolo, un chiodo e un racconto per fare un museo. Bastavano due ore alla settimana, poi due ore ogni quindici giorni, per tutto l’anno. E così siamo partiti in cerca di opere da presentare”. Da quel momento si sono alternati sulle pareti del locale dipinti, disegni, serigrafie, foto, sculture di artisti di ogni scuola e paese. Perfino l’originale della Merda d’artista n. 84 di Piero Manzoni, proprio la stessa  esposta al Museo Guggenheim di New York, ha meritato il suo spazio all’interno del Caffè Bertani. Ogni volta si stampano inviti, locandine, cataloghi capaci di radunare per l’evento fino ad un centinaio di persone desiderose di fare due chiacchiere in compagnia dell’opera di un artista famoso e, magari, di subirne in qualche modo il fascino e l’influenza. Il modo per regalarsi una sensazione di preziosa intimità, di naturale consuetudine. Una maniera diversa di “fare arte” e di apprenderne le più importanti evoluzioni. Il tutto al prezzo di un caffè. Del resto si domanda Marcovinicio: “È così impensabile che il genio possa passare dove non c’è business?”.

 

 

 

                                                                                 Sam

 

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