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29-10-2009

Arriva la bibita che rilassa

A contrastare in qualche modo le preoccupazioni, peraltro legittime, riguardo la diffusione del consumo di alcol e bevande energetiche non sempre vantaggiose per la salute, arrivano dagli Stati Uniti, ma con significativi indicatori anche dai consumi nazionali, notizie intorno alla sempre maggiore diffusione in un po’ tutte le fasce di età delle cosiddette “bibite rilassanti”. Un fenomeno che alcuni analisti fanno dipendere ancora una volta dalla crisi economica che stiamo vivendo e che, però, sembra dare impulso a nuovi importanti mercati.

                  

Secondo alcuni commentatori  americani anche questo segnale può essere considerato una conseguenza dell’attuale crisi economica. Stiamo parlando della notevole diffusione che stanno avendo presso i consumatori le cosiddette “bevande rilassanti”. Si tratta di lattine o bottiglie in cui sono mescolati all’acqua ingredienti quali la melatonina, la valeriana, la rosa e altre sostanze naturali che hanno poteri calmanti sull’organismo umano. In effetti, sempre secondo i moderni studiosi dei comportamenti sociali, la necessità imposta da una restrizione delle possibilità finanziarie di larghi strati di popolazione di passare più tempo in casa, davanti la televisione oppure leggendo un buon libro piuttosto che andarsene fuori a cena oppure nei locali d’intrattenimento,  ha ravvivato la riscoperta di bevande che aiutino la ricerca di relax. Ecco allora crescere la richiesta di VIB (Vocation In a Bottle), aromatica miscela di sostanze nutritive antiossidanti vitamine e minerali, fra le altre anche il rigenerante succo di melagrana, che calma i nervi, distende e rilassa; oppure di Blue Cow, ricco di theanina, un aminoacido che si trova nel tè verde che si sa essere un vero toccasana per la prevenzione di numerose patologie, camomilla, valeriana e passiflora; o ancora di Drank, dove si mescolano melatonina, valeriana e rosa canina. I più salutisti sembrano indirizzarsi verso l’Ichill, che accanto agli ormai consueti melatonina, valeriane e rosa canina aggiunge vitamina B e acqua, risultando completamente privo di calorie, mentre i curiosi preferiscono il Purple Staff, pubblicizzato come il “superdrink della vita”, una mistura di aminoacidi ed erbe esotiche, compreso il misterioso Acai proveniente dall’Amazzonia. Un mercato, quello delle bibite analcoliche, che nei soli States fattura 50 miliardi di dollari (di cui ben 13 sono rappresentati dalla soda che rimane la bevanda non alcolica principale), ancora lontani dagli 896 miliardi degli energy drinks, ma in continua crescita. Basti pensare che dal 2003 al 2008 sono comparsi sugli scaffali e nei negozi 300 nuovi marchi di bevande assolutamente prive di alcol. Anche il vecchio continente sembra interessarsi al fenomeno. Per il momento in Europa si producono 84 miliardi di litri di drink analcolici, con la Germania in testa per i consumi seguita da Gran Bretagna, Spagna e Francia. L’Italia, che con i suoi 4,5 miliardi di litri occupa la quinta posizione attestandosi al 7,5% di quota, vanta un consumo pro – capite di bevande senza alcol di 66 litri, di cui 52 sono quelli destinati a bibite gassate, capaci di esprimere un consumo globale di 3 miliardi di litri. In effetti la quantità ingerita di tali pozioni in milioni di litri sul territorio nazionale risulta assai articolata: si va dai 600 destinati al consumo di tè freddo, ai 300 dedicati a bevande al limone, ai 100 riservati a aperitivi e toniche, agli 85 adibiti all’uso di beveroni sportivi, per giungere ai “soli” 25 indirizzati verso gli energy drink. Molto interessati a questa nuova tipologia di prodotti risultano essere, tanto negli Stati Uniti che in Europa, i giovani, catalogati dalle statistiche nell’arco temporale che va dai 18 ai 25 anni gli stessi che risultano i maggiori consumatori di bevande energetiche, che sembrano necessitare di momenti più meditativi da alternare alle iniezioni di adrenalina. Un ulteriore esempio di come sia difficile comprendere e prevedere i comportamenti delle nuove generazioni, dove sembra prevalere la più completa incertezza e variabilità nelle scelte di tutti i giorni. Se non altro un segnale comunque positivo in grado di ridurre i rischi per la salute tanto fisica che mentale di questi ragazzi, pressati da messaggi consumistici il più delle volte ambigui e contraddittori. Un antidoto ad una vita all’insegna dello stress, alla dura constatazione che anche con l’andare degli anni “gli esami non finiscono mai”.

 

 

                                                              Sam

 

 

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