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11-02-2008

Bistrot: addio fumo

A partire dal 1° gennaio di quest’anno è entrata in vigore anche in Francia la legge che vieta di fumare all’interno dei locali pubblici. Dopo oltre  trent’anni di indecisioni e tentennamenti, la prima legge anti-fumo risale al 1976, il paese transalpino decide per la ”tolleranza zero”. Termina, così un vero e proprio mito che aveva ispirato poesie,racconti e canzoni.

 

La mannaia del legislatore si abbatte sull’ultimo baluardo rimasto ai tabagisti per potersi dedicare, con la calma e la serenità necessarie, alla soddisfazione del proprio “vizio”: anche nei caffè e bistrot parigini è severamente vietato bruciare tabacco. Sigari, pipe, le celeberrime Gitanes e Gauloises, sono state bandite dall’interno di qualsiasi locale frequentato dal pubblico. Si fa fatica, almeno per coloro che hanno sempre amato il clima umido e il vento tagliente della capitale francese, pensare ad uno dei tanti  bar della città senza la densa nube di fumo che li avvolgeva, quasi a nasconderne la malinconia che serpeggiava tra gli avventori abituali. Perché i frequentatori più assidui di tali esercizi andavano individuati negli artisti, sempre in cerca di luoghi caldi in cui passare il tempo, magari a scrivere o leggere, dal momento che nelle proprie camere il freddo imperava sovrano, oppure in quel proletariato avventizio che necessitava di evadere dallo squallore di una vita grama nella, spesso lunga, pausa tra un lavoro precario e l’altro. Ragazze di dubbia reputazione, con il filtro della sigaretta perennemente macchiato dal rossetto abbondante sulle labbra ben disegnate, e affrettati perdigiorno, consumatori di liquori e di nostalgie a volte legate a paesi lontani, s’incontravano ai piccoli tavoli di quei locali. Niente più atmosfere alla Maigret, di cui Simenon raccontava le storie senza mai separarlo dalla fedele pipa colma di tabacco Caporal, niente volti dei duri di turno, da Jean Gabin ad Alain Delon, da Lino Ventura a Jean Paul Belmondo, costretti dalla “bionda” all’angolo della bocca, che sprigionava una continua nuvola di fumo, a socchiudere l’occhio. A poco sono servite le proteste, anche chiassose fatte di marce e cortei in pieno centro, degli esercenti contro le decisione del governo presieduto da Dominique de Villepine. Le statistiche stanno lì a sancire il diritto dei non fumatori a salvarsi da quello che è stato dimostrato uno dei flagelli più dannosi mai calati sulla razza umana. Si calcola che nella sola Francia ben tredici persone al giorno perdano la vita a causa del tabacco. Una vera e propria strage cui non si può assistere indifferenti. Lo stesso Stato si è concretamente impegnato in questa battaglia non solo impedendo di fumare all’interno dei locali pubblici, ma accollandosi direttamente un terzo dei costi necessari ad ogni singolo cittadino per sottoporsi a trattamenti che ne possano annullare la dipendenza dal tabacco. Perciò il nostro rammarico non intende accusare come proditoria una legge che tenta di tutelare la salute delle persone, in prima istanza quelle di giovane età ancora più esposte ai danni del cosiddetto “fumo passivo”, quanto rifletter intorno a consuetudini che hanno caratterizzato personaggi ed epoche passate, alle quali siamo legati da passioni e ricordi che facciamo fatica a cancellare. Il grido di Jacques Prévert: “Ho solamente una piccola pipa/una piccola pipa di terra/di terra refrattaria/e ci tengo/Lasciatemi andare per la mia strada/a fumare/ mattina e sera” (“Sul campo” dalla raccolta Spectacle), dovrà essere consumato per intero all’aria aperta. Del resto sono in grande difficoltà a ricordare una sua foto senza sigaretta. Anche Parigi si dovrà presto organizzare con grandi posacenere appena fuori i caffè che avranno sempre gente all’entrata intenta a fumare intirizzita o accaldata a seconda delle stagioni. Dal punto di vista degli affari non sembra che le nuovi leggi penalizzino gli esercenti, anzi per certi versi limitano il tempo di permanenza all’interno del locale assicurando un continuo ricambio di clientela. Certo devono considerarsi lontani i tempi in cui, il sempre controcorrente, Serge Gainsbourg affermava in una canzone che “Dio fuma gli avana”.

 

 

                                                                        Sam

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