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Bar

04-02-2007

DONNE AL BAR

Il pubblico femminile è sempre più presente in quello che una volta era uno dei templi esclusivi dell’universo maschile: il bar. Le attuali trasformazioni sociali stanno mutando radicalmente stili di vita che, fino a poco tempo fa, sembravano consolidati . E’ bene tenerne conto.

 

Quando, in paese, una donna andava a cercare il marito al bar significava che era successo qualcosa di grave. La prassi voleva che nemmeno entrasse e si affacciasse soltanto, in quello che insieme al postribolo, era considerato un territorio off limit per il pubblico femminile.

I tempi, in alcuni casi ancora per fortuna, cambiano, e quelle che sembravano ferree regole del vivere comune, tendono a trasformarsi in modo radicale. L’affermazione delle pari opportunità offre alle donne spazi sociali che alcuni anni fa erano impensabili.
Nel lavoro dipendente, nelle professioni, nello spettacolo, nell’arte, nella vita quotidiana le discendenti di Eva assumono sempre più importanza  nell’attuale società e tendono a colmare la distanza nei ruoli che ancora esiste con i partner di sesso opposto. Ciò porta a un equilibrio che si riflette anche nella disponibilità di tempo libero, con, però, notevoli differenze di gusti. L’universo femminile a livello planetario muta in maniera significativa, anche in un paese come quello italiano che sembra particolarmente restio a mettere in discussione le proprie tradizioni. In primo luogo la popolazione è in massima parte composta da donne (51,4%), tra i diciannovenni mentre i maschi raggiungono a malapena il 70% di diplomati, le componenti dell’altro sesso superano il traguardo dell’80%, il tempo libero che una donna riesce a ritagliarsi in una giornata supera ormai le quattro ore (4,08).
Tutti segnali concreti che portano gli esercenti di luoghi di intrattenimento a riconoscere una maggiore attenzione ai consumi e alle esigenze del pubblico femminile. Non che questo significhi cambiare radicalmente le cose, soltanto mettersi in condizione di soddisfare nuove tipologie di richieste. Ad esempio aumentare il numero e la varietà dei cocktail analcolici, introdurre bevande con un contenuto maggiormente dietetico (frullati di frutta o verdure) oppure composte da ingredienti ad alto contenuto salutistico, incrementare nella composizione degli “stuzzichini” l’offerta di prodotti a basso contenuto calorico riducendo la quantità di spezie.
Forse non è casuale che il prodotto a livello planetario che registra il maggior incremento negli ultimi anni sia lo yogurt da bere (+18%), con risultati decisamente positivi anche del sidro (+11%), soprattutto in virtù delle sue qualità terapeutiche, e dei drink derivati dal latte (+10%). Anche l’ambiente andrebbe un poco rivisto, e per i “pub” di più rigida tradizione anglosassone le possibilità di attirare nuove clienti si fa un po’ più difficile. La musica, l’intrattenimento, i colori  andrebbero adeguati, di certo non coprendo le finestre di tendine a fiori, oppure tinteggiando di rosa le pareti, ma cercando di creare ambienti in cui gli avventori di entrambi i sessi possano trovarsi a proprio agio.
Per avere indicazioni più precise intorno ai gusti di questo universo, per noi uomini da sempre difficile da decifrare, possiamo prendere spunto da una recente inchiesta preparata da Eta Meta Research per l’edizione annuale di Vinitaly. L’indagine si prefiggeva di testare i comportamenti e gli atteggiamenti femminili di fronte al prodotto vino. Il campione era composto da 924 donne di età compresa tra i 24 e i 55 anni.

I risultati devono considerarsi interessanti e, per certi aspetti, sorprendenti. In primo luogo si è tentato di tratteggiare l’identikit della donna amante del vino: tra i 31 e i 50 anni, di cultura elevata e in possesso di un reddito medio - alto. Una donna su tre (31%) si iscrive a corsi di degustazione, mentre  altrettante (32%) frequentano con assiduità enoteche o wine bar. Sulle modalità di degustazione i pareri appaiono maggiormente disaggregati: il 23% preferisce il consumo in compagnia di amici, mentre un buon 19% lo beve e basta, chi c’è c’è.

La sorpresa è rappresentata da un bel 28% delle intervistate che lo considera addirittura afrodisiaco, lanciando un deciso segnale all’altro sesso. Ma far bere una donna per poi renderla più “compiacente” non è una storia un po’ vecchia?

 

 

 

  

                                                                                                                             SAM

 

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