Un libro di recente uscita elenca i cocktail preferiti dalle star hollywoodiane, dal quale si evince lo stretto rapporto che legava il mondo del cinema a quello alcolico e come le diverse personalità trovassero anche nelle differenti combinazioni di bevande un modo di esprimere il proprio carattere. Un interessante strumento per approfondire la conoscenza di tanti personaggi noti, ma anche l’opportunità di compilare, da parte dei gestori di locali di somministrazione, menu ispirati alle preferenze dei miti che hanno reso grande la settima arte.
Sulle orme di un altro importante personaggio statunitense, Ernest Hemingway, che considerava di poco conto gli uomini che non reggevano l’alcol, l’indimenticabile Humphrey Bogart, protagonista di tanti film di successo e stereotipo cinematografico del “duro dal cuore tenero”, soleva dire: “Diffido di tutti i bastardi che non bevono”. Insieme a quello dei motori, delle conquiste facili, dei matrimoni a raffica, delle barche, delle ville da favola a Beverly Hills, delle feste senza soluzione di continuità, il rapporto con le miscele ad alto contenuto alcolico è uno dei miti più diffusi e resistenti di Hollywood. Numerose sono le esistenze avvelenate dall’eccesiva passione per i cocktail, e più di una star ha dovuto fare i conti con l’insana passione. In una pubblicazione da poco in libreria di Oliver Hamilton (Star Cocktails, B.C.Dalai Editore) vengono ricordati i drink preferiti da molti degli artisti di maggior successo dell’universo cinematografico internazionale, con particolare attenzione a quello americano, gustati in pellicole di successo e che sono diventati anch’essi veri e propri protagonisti di scene indimenticabili. Ad esempio lo Champagne Daisy (chartreuse gialla, champagne, limone e granatina), per intendersi il contenuto delle coppe che sorseggiano, nel periodo felice dell’amore parigino, Ingrid Bergman e Humphrey Bogart in Casablanca, indimenticabile melodramma firmato nel 1942 da Michael Curtiz. Ce ne sono per tutti i gusti. Dall’amabile e femminile Pink Hound (gin, zucchero e pompelmo rosa) che sembra fatto su misura per l’ingenua e sensualissima Sugar Kane, la Marilyn Monroe d’un’insuperabile bellezza, di A qualcuno piace caldo (1959), al robusto Vesper Martini (plymouth gin, vodka e vermouth secco), decisamente destinato a stomaci resistenti, tracannato dal fin troppo atletico Daniel Craig, nei panni di James Bond, in Casino Royale (2006); dal raffinato Kir Royale (créme de cassis e champagne brut) assaporato da Katherine Hepburn e James Stewart nel pluripremiato Scandalo a Filadelfia (1940), al bizzarro Suffering Bastard (angostura bitter, gin, brandy, lime e ginger ale freddo) che un inquieto Paul Newman , più bello e dannato che mai, ingoia d’un fiato di fronte all’esterrefatta e malinconica Liz Taylor di La gatta sul tetto che scotta (1958). Citazioni per i classici: il Bellini (champagne e succo di pesca) bevuto da Leslie Caron e Louis Jordan in Gigi (1958), oppure il Margarita (tequila, cointreau e lime) sorseggiato da Costance Bennet accanto al sempre affascinante Clark Gable di Lo scandalo del giorno (1935). Se volgiamo la nostra attenzione a tempi più recenti, uno dei personaggi più originali del panorama cinematografico internazionale è stato creato dai pirotecnici fratelli Coen, il Drugo de Il grande Lebowski, un fanatico del White Russian (vodka, kahlua, liquore messicano al gusto di caffè, e crema di latte o panna liquida) che, nonostante possegga una gradazione alcolica non trascurabile, ha un sapore dolciastro che lo fa servire a volte come dessert. Passando ai gusti delle star fuori dal set, Vince Vaughn, protagonista di Into the wild (2007) e di Ti odio, ti lascio, ti…, in coppia con Jennifer Aniston, ama gustare un drink fra i più recenti dal notevole impatto “energetico”, il Vodka Red Bull (naturalmente: vodka, red bull, ghiaccio e una fetta di limone), mentre Madonna è una fan del Cosmopolitan (vodka, cointreau, lime e succo di mirtillo rosso), delicata miscela resa famosa dalla serie tv Sex and the City, che si vuole sorbito da donne esigenti e impegnative, dai gusti raffinati e, sotto sotto, desiderose di apparire sofisticate e femminili. Un volume da cui poter trarre una serie di informazioni assai utili per un gestore dinamico e attento alle opportunità del mercato, in grado di offrire agli esercenti idee per poter suggerire alla propria clientela, sempre in cerca di novità “stuzzicanti”, serate a tema o per menu specifici, capaci di fornire elementi di personalizzazione alle proprie proposte. In ogni caso, al termine della lista dei cocktail a disposizione è bene scrivere: “Se bevi per dimenticare, prima paga e poi bevi!”.
Sam
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