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Bar

11-04-2011

In crisi la colazione al bar

I rincari al bar incidono fortemente sulle abitudini di consumo degli italiani, sono sempre di più quelli che rinunciano al classico “caffè e cornetto”.

 

 

Spesso si sente dire che il buongiorno si vede dal mattino, niente di più vero! E’ infatti proprio dal mattino che comincia ad avvertirsi in maniera sempre più netta la crisi economica che attanaglia il nostro paese. Secondo un’indagine dell’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori, l’aumento dei prezzi al bar ha condizionato fortemente le abitudini di consumo degli italiani, andando a condizionare un vero e proprio rito tutto italiano, quello della colazione al bar. Per l’Adoc la crisi si avverte sin dal mattino mentre si fa colazione. Infatti per la classica “accoppiata” caffè e cornetto si spendono circa 2,00 euro con un costo che risulta superiore di un +13,5%  rispetto all'anno scorso, il cappuccino è aumentato mediamente del 9%, un panino del 6,4%, un tramezzino del 2,3%. Anche i decaffeinati e i prodotti a base d’orzo fanno registrare un aumento pari a un + 3,7%, mentre l’espresso, ha subito un aumento standard, che coinvolge tutta la penisola, indipendentemente dal costo che si prende come riferimento per misurare l’aumento, costo che varia da nord a sud in maniera a volte anche rilevante, di 10 centesimi di euro. E anche se questi aumenti sono giustificati, per quanto riguarda il caffè c’è da dire che è in atto una sorta di rivoluzione del mercato e sull’aumento del costo di una tazzina incidono fattori che sono indipendenti dalla volontà degli esercenti quali il forte incremento di consumatori domestici, che cominciano a preferire cialde e capsule di qualità sempre più elevata, piuttosto che il “monopolio” delle macchinette automatiche negli uffici o le quotazioni delle miscele arabiche che hanno fatto segnare negli ultimi 10 mesi addirittura un +120% facendo registrare il prezzo più alto dal maggio del 1977, quando gelate e scarsi raccolti nella parte meridionale del Brasile fecero lievitare il prezzo del caffè crudo fino a 280 centesimi di dollaro per libbra. In realtà la situazione è alquanto diversa rispetto al maggio di 14 anni fa, allora infatti il prezzo del caffè ebbe un’impennata vertiginosa che si esaurì in un periodo relativamente breve, mentre l’aumento di oggi è figlio di una crescita graduale che è cominciata qualche mese fa e che non accenna per niente a fermarsi.

I motivi di questa crescita? Innanzitutto la speculazione dei soliti fondi di investimento internazionali che rivolgono la loro attenzione al mercato delle materie prime, acquistando immensi quantitativi e facendone aumentare il prezzo sul mercato internazionale. Inoltre la nera bevanda comincia a conquistare estimatori anche in estremo e medio Oriente e addirittura in alcuni paesi produttori che, il Brasile ne è un esempio, cominciano a ridurre sempre di più le quantità destinate all’esportazione.

Anche per gli aumenti di cappuccino, panini e tramezzini ci sono delle spiegazioni, l’energia elettrica è aumentata del 45%, il costo del personale del 10%, lo zucchero del 30% e si potrebbe ancora proseguire.

Fermo restando quindi valide giustificazioni a tali aumenti, va detto che, anche se letti in termini percentuali i rincari possono sembrare irrilevanti, per il “classico” caffè e cornetto il +13,5% di cui sopra si concretizza in un aumento di circa 20 centesimi tanto per fare un esempio, non lo sono per niente, tant’è che sempre secondo l’Adoc l'86% dei consumatori, almeno 5 giorni a settimana, sceglie di fare colazione a casa, percentuale che scende al 77% solo nel weekend e durante le feste, mentre c’è un 15% che addirittura sceglie di non fare colazione!

Questi dati vanno presi nella dovuta considerazione, ed anche se è giusto adeguare i prezzi ai rincari del mercato, non ci si può limitare ad avere delle giustificazioni morali a tali aumenti, ma è necessario adeguare la propria offerta cercando di soddisfare sempre e comunque  l’avventore di turno. Quindi massima attenzione alla qualità della nostra offerta, l’aumento del prezzo del caffè piuttosto che di un panino o di un sandwich è più facilmente sopportabile quando il nostro caffè, i nostri panini e i nostri sandwiches sono di eccellente qualità. Si può pensare a degli adeguamenti di prezzo differenziati, per fasce orarie o meglio per momenti di consumo. L’adeguamento dei costi può essere spalmato su diversi momenti della giornata, in modo tale da far pesare gli aumenti in maniera generalizzata, su tutta la nostra clientela, ma in misura minima o quasi irrilevante. La situazione ormai è chiara la crisi economica dalla quale facciamo fatica ad uscire ha generato una contrazione dei consumi fuori casa, è logico adeguare l’offerta agli aumenti dei costi che si devono fronteggiare, ma è necessario farlo con molta logica e puntando sulla qualità. Ogni cliente è un piccolo tesoro che va conservato a tutti i costi e si deve fare attenzione a non far diventare l’offerta del proprio locale un “lusso” che non tutti possono permettersi.

 

 

 

                                                           Pasquale Mastropasqua

 

 

 

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