Da tempo immemorabile la possibilità di accedere alle toilette dei bar è subordinata alla inevitabile consumazione, un obbligo morale che impegna il cliente in una specie di tacito do ut des con gli esercenti di pubblici esercizi, siano essi baristi o ristoratori. Ebbene da qualche mese la necessità di corrispondere al gestore del locale una qualche forma di risarcimento economico a fronte dell’uso del gabinetto è diventata legge grazie alla sentenza del Tar della Toscana che ha accolto il ricorso di Confcommercio e di alcuni singoli operatori.
La norma risaliva ad alcune disposizioni che erano state emanate dalla passata giunta comunale di Firenze, che, per far fronte alla sempre maggiore richiesta, aveva imposto a tutti gli esercenti di pubblici servizi (bar, pasticcerie con servizio al tavolo, pub, ristoranti e così via) di concedere l’utilizzo dei propri servizi igienici gratuitamente, senza, cioè, la richiesta di alcuna contropartita economica. Il più delle volte il cliente si sente quasi in dovere di prendere almeno un caffè che giustifichi, in qualche modo, la richiesta di accesso al wc, ma nella gran parte dei casi la decisione ultima è lasciata alla discrezionalità del gestore che possiede la chiave dell’agognato pertugio. Se nei centri minori la possibilità di trovare chiuso l’ingresso è ancora relativa e l’opportunità di poter usufruire dei servizi non obbliga il consumatore a spiacevoli pubbliche richieste a chi sosta al di là del bancone, nelle principali città, in particolare in quelle di maggiore interesse storico – artistico con affluenza notevole di turisti e visitatori, trovare una toilette che prescinda dalla disponibilità a fornire la chiave da parte del responsabile del locale è impresa davvero ardua. Le poche ancora aperte a tutti, se non “guaste” o “fuori uso”, sono così mal ridotte da ritenere più saggio, e soprattutto più igienico, soprassedere, con inevitabili disagi per le persone gravate dall’impellente bisogno. La situazione si è aggravata quando, per ragioni legate al cosiddetto decoro urbano e in alcuni casi perché divenuti luoghi di equivoche frequentazioni, quasi scomparvero del tutto i “bagni pubblici” o “vespasiani” (dal nome dell’imperatore romano che per primo, intuito come le necessità fisiologiche che attanagliavano gli ospiti e gli abitanti dei grandi centri urbani potessero trasformarsi in utili guadagni, decise di tassare i pubblici servizi dell’allora più importante e popolosa metropoli del mondo), vere e proprie “oasi di piacere” sparse all’interno delle città. Nella stragrande maggioranza il loro utilizzo era gratuito, salvo alcuni casi in cui si chiedeva un’offerta per le persone che li mantenevano puliti (e ce n’era veramente la necessità). Dalla scomparsa delle latrine comunali in poi, gli angoli più nascosti e meno frequentati dei centri abitati sono diventati orinatoi a cielo aperto, costringendo la municipalità ad operazioni di pulizia e disinfestazione continue, tali da domandarsi se non fosse, oltre che maggiormente funzionale e salutare, anche più economico mantenere in attività le passate strutture. Richiamandosi a questa tradizione e alla cura che i governi locali devono assicurare ai cittadini e al pubblico ornato, il Tar della Toscana ha accolto il ricorso di Confcommercio e di alcuni singoli operatori contro l’ordinanza degli amministratori fiorentini, imputando a questi ultimi di aver violato i principi di libertà dell’iniziativa economica e di aver scaricato funzioni pubbliche sui privati senza neanche prevedere una qualsiasi forma di risarcimento. La sentenza, che in pratica restringe ai soli clienti la possibilità di avvalersi dei servizi del locale frequentato, assume un valore significativo perché sancisce un obbligo da parte dell’avventore, nonostante la gran parte delle associazioni di categoria si siano affrettate a dire come “le nostre toilette resteranno comunque a disposizione di tutti”, che sembra possedere soltanto diritti. A Firenze la nuova giunta non intende ricorrere a sua volta contro la decisione del Tar e sembra piuttosto intenzionata a rifornire di nuovi bagni il territorio comunale, “l’obiettivo è di arrivare a 36 entro l’estate” promette il vicesindaco Dario Nardelli, per prevenire disagi nel momento di massima affluenza turistica. Alcuni saranno nuovi, altri ricavati da vecchie istallazioni, la gran parte gratuiti, taluni a pagamento (50 centesimi di euro), l’importante è che tutti coloro che ne abbiano necessità siano in condizione di espletare i propri bisogni, è proprio il caso di dirlo, in santa pace.
Sam
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