Come ogni anno si avvicina il momento in cui gli italiani vanno in “vacanza”. Per una parte considerevole della popolazione tutto è ancora da decidere, ma una fetta importante di consumatori ha già le idee chiare. Quali sono le previsioni per il 2007?
I pronostici rimangono una delle attività preferite dagli italiani, basta guardare quanti giornali quotidianamente si dedicano a questa attività. Dallo sport alla politica, dalla meteorologia all’ambiente, dalle vicende sentimentali dei vip ai verdetti giudiziari. Del resto ritengo il nostro uno dei paesi in cui maghi e veggenti facciano gli affari migliori. In questo periodo acquistano interesse i risultati di una qualche ricerca che ci offre i futuri scenari del turismo, con preferenze e tendenze del popolo peninsulare. Da sedici anni la Trademark Italia, società di consulenza e marketing per il turismo e l’ospitalità con sede a Rimini, con il contributo di Sociometrica indaga, attraverso più di duemila interviste effettuate in tutta Italia, le intenzioni dei nostri connazionali riguardo a dove e come andranno in vacanza. Le interviste sono raccolte nel mese di febbraio e esprimono intenzioni più che scelte concrete, ma il campione deve essere, comunque, ritenuto rappresentativo. Quali sono, allora, le principali tendenze per il 2007?
Ecco le previsioni:
· un visibile rallentamento per le isole, compresa la Sardegna,
· un ulteriore calo dell’occupazione dei villaggi turistici,
· una leggera flessione per numerose località del mezzogiorno,
· delusioni quantitative per le destinazioni che offrono prodotti di nicchia,
· una stagione estiva negativa per le offerte di alta quota,
· leggeri successi per i litorali attrezzati dell’Italia settentrionale,
· visibili aumenti di arrivi nelle maggiori località tradizionali, famose e ricche di alberghi e di esperienza ospitale,
· dopo un inverno difficile, un’ulteriore flessione per le medie quote appenniniche,
· trend molto positivo per le destinazioni estere del Mediterraneo e per le crociere.
A quali riflessioni ci possono indurre tali elementi?
Proviamo a esprimerne alcune:
- la flessione nella scelta dei villaggi, che può essere legata anche alle difficoltà nel mezzogiorno e nelle isole dove sono allocati in prevalenza, esprime il disagio di fronte a location delimitate e a una standardizzazione eccessiva degli arredi urbani. Il villaggio turistico, che all’inizio offriva maggiore libertà da vincoli di etichetta e possibilità di esprimere a pieno il desiderio di sport e di aria aperta, diviene sempre più un “non luogo” in cui si rischia di perdere l’identità e la cultura dei siti circostanti. Inoltre il dovere di riempire la giornata dei villeggianti da parte degli animatori con continue iniziative di intrattenimento, finisce per irretire gli ospiti privandoli dell’autonomia del proprio tempo, restrizione che già subiscono per l’intero anno a causa dei ritmi di lavoro e degli obblighi familiari,
- le difficoltà relative alle ferie in montagna e sugli Appennini (solo il 12,4% degli intervistati l’indica come meta elettiva, contro il 45,0% che dichiara di preferire il mare e un esiguo 2,1% amante dei laghi) si devono, forse, alle vicende climatiche. In effetti se d’inverno la neve deve considerarsi ormai un lusso di pochi giorni, il ritiro dei ghiacciai e le temperature alte nel periodo estivo, tendono a rendere meno appetibile la vacanza in alta quota, che finisce per essere considerata uno spreco di denaro,
- la tenuta delle località di prestigio riflette una tendenza dell’uomo comune all’emulazione dei vip, indotta da una propaganda media assordante.
Accanto alle tendenze, vengono evidenziati anche alcuni aspetti considerati novità rispetto all’anno precedente:
· destagionalizzazione per numerose località balneari, dovuta in massima parte alla possibilità, da parte delle famiglie in particolare, di comprendere nel periodo considerato di vacanza estiva anche l’intero mese di giugno, accanto ai canonici luglio e agosto
· all inclusive, la possibilità di offrire pacchetti tutto compreso non è più soltanto una prerogativa dei villaggi turistici ma è proposta da almeno 5 alberghi su 10
· benessere, continua la crescita di coloro che cercano relax e cura della persona nelle strutture d’accoglienza, anche se l’odierno panorama turistico nazionale certifica che soltanto 2.500 alberghi su 33.000 sono in grado di soddisfare questa richiesta.
Insomma luci e ombre come ogni anno e come è giusto che sia, ma anche numerosi spunti per riflettere e cercare di migliorare l’approccio al business da parte degli operatori. Un business, è importante ricordarlo, di 22 miliardi di Euro, tanto hanno previsto di spendere gli italiani quest’anno per le proprie vacanze. Nel prossimo intervento continueremo questo piccolo excursus andando a vedere le località italiane e europee preferite dagli italiani, sempre dai dati Trademark-Sociometrica. A presto.
EGIDIO CRISPOLDI
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