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11-04-2011

Catene alberghiere e politiche ecosotenibili

L’associazione dei consumatori Altroconsumo ha svolto una indagine che hai coinvolto alcune grande grandi catene alberghiere per valutare quanto la loro politica aziendale sia rispettosa dell’ambiente e dei diritti dei loro dipendenti.

 

 

Gli italiani si sa sono un popolo godereccio, che ama particolarmente viaggiare. Nel 2010 gli italiani hanno fatto circa 100 milioni di viaggi, secondo dei dati dell’Istat, cifra che anche se fa registrare un –12,4% rispetto al 2009 è comunque da considerare molto importante. Un giro d’affari enorme per i paesi con spiccate propensioni turistiche, ma, con raccapriccio di chi è fortemente ambientalista, una ferita per l’ambiente di enormi dimensioni.

Si è infatti calcolato che un cittadino europeo che nella sua casa consuma mediamente 150 litri di acqua al giorno, ne consuma 500 se trascorre le sue vacanze in una struttura a 3 stelle, e addirittura 1000 se gode dei servizi, di una struttura a 5 stelle. Anche se sembra assurdo è la dura realtà, vuoi per un atteggiamento dissennato dei vacanzieri di turno, che magari pensano che il pianeta Terra vada in vacanza insieme a loro, vuoi per la politica da sempre adottata dal sistema turismo, che da sempre ha privilegiato una visione di ricchezza e benessere, preferendola a quella della protezione e conservazione dell’ambiente.

Da un pò di anni a questa parte tuttavia, lo stato di allerta ecologica ha coinvolto anche il settore turistico che sia per promozione, sia per andare incontro alle mutate esigenze della clientela e del pianeta ha dovuto adeguarsi, sono sempre di più infatti le persone che considerano una politica mirata al rispetto e alla tutela dell’ambiente uno dei principali aspetti da considerare nella scelta di un albergo. Partendo da tale presupposto l’Associazione Altroconsumo ha svolto un’indagine che ha coinvolto 10 tra i più grandi gruppi alberghieri al mondo valutando quanto siano rispettosi dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.  I parametri presi in considerazione sono la trasparenza, ossia il grado di collaborazione all'indagine, le politiche aziendali mirate alla responsabilità sociale, l'assistenza ai clienti, intesa come sensibilizzazione verso il turismo responsabile, le condizioni dei lavoratori, gli aspetti socio-economici, ovvero il rispetto della cultura e delle tradizioni locali e la politica ambientale rivolta verso l'eco-gestione di acqua, energia e rifiuti.
A conquistare il primo posto della “Top ten” è stato il gruppo francese Accor, il quale dispone di un sistema interno di gestione ambientale certificato secondo lo standard ISO 14001, che è risultato il primo relativamente a tutti i parametri analizzati. Ma anche altre catene prese in considerazione si sono distinte ognuna per un aspetto particolare. Sol Melià è l’unica ad avere un sistema di gestione sociale, Marriott invece si è dimostrata la più collaborativa, mostrando oltre 100 documenti a supporto di quanto dichiarato durante l’inchiesta ed inoltre è l’unica che si impegna a soddisfare le particolari esigenze alimentari dei propri clienti, siano essi disabili, celiaci o semplicemente soggetti allergici. Intercontinental si è dimostrata molto attenta ai problemi relativi all’impoverimento dell’ambiente, indicando nelle varie prenotazioni la struttura più ecologica. Starwod invece si è distinta per l’ottimale gestione delle risorse idriche, mentre Carlson prevede nei menu alimenti biologici e prodotti locali e pratica su ampia scala la raccolta differenziata dei rifiuti e il compostaggio. L’ecogestione delle risorse, è invece una pratica comune a tutte le catene, non foss’altro per motivi di risparmio economico, anche se il problema delle emissioni di CO2 non è ancora affrontato con la dovuta considerazione.

Relativamente alla condizione dei dipendenti molte delle catene si limitano a fare quanto prescritto dalla legge, garantendo un salario minimo, ma nessuna di loro garantisce la stabilità professionale in un settore fortemente segnato dalla precarietà.

Insomma quanto emerso dall’indagine è sicuramente positivo, ma sia chiaro che deve essere considerato come un punto di partenza e non di arrivo, la strada da percorrere per garantire una completa “offerta turistica sostenibile” è ancora molto lunga.

 

 

 

 

                                                                  Mino Compagno

 

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