Nella principale delle sette isole che compongono il piccolo arcipelago delle Canarie al largo del Marocco in pieno Oceano Atlantico, Tenerife, è stato da poco inaugurato un resort cinque stelle che intende promuovere, senza nulla togliere alle caratteristiche proprie di ogni hotel di lusso, la storia e le bellezze naturali dello splendido territorio oggi appartenente alla nazione spagnola. Un modo nuovo e particolare d’intendere la funzione alberghiera all’interno di una zona ricca di tradizioni e leggende.
I guanci, quando le armate spagnole conquistarono Tenerife la più grande delle isole Canarie all’inizio del XV secolo, abitavano ancora in numero considerevole l’arcipelago: si potevano calcolare intorno alle 100 mila unità. Queste popolazioni, di cui non si sono ancora identificate con certezza le origini, al momento dell’invasione portoghese prima e ispanica poi potevano considerarsi ancora all’età della pietra, ma avevano, comunque, costruito una precisa identità culturale. Tale identità si perse ben presto a causa della dominazione iberica, fra le più severe e intolleranti, delle epidemie portate dagli europei e dell’opera evangelizzatrice della Chiesa che non permetteva culti diversi dal proprio. Ebbene a distanza di oltre mezzo secolo è possibile rivivere svariate scene di vita tribale, compresi alcuni riti sciamanici, grazie alle ricostruzioni offerte ai clienti dal Sea Club San Blas Reserva Ambiental nella parte sud occidentale dell’isola. Il resort 5 stelle ha, infatti, scelto una caratterizzazione particolare cercando di integrarsi appieno nel territorio in cui è locato, caratterizzandosi con alcune iniziative, inserite nel pacchetto di accoglienza, che premiano gli aspetti precipui dell’isola, quali la visita a quelle che sono le più importanti aree naturali (dalla montagna di origine vulcanica, Teide 3.718 metri la più alta di Spagna, al Bosque Cruz del Carmen) oltre a rappresentazioni storiche sugli usi e costumi delle popolazioni pre - ispaniche. Numerosi gli itinerari archeologici che, con l’ausilio di studiosi dell’Università di San Cristobal de La Laguna in veste di guide, s’inoltrano nella riserva adiacente all’albergo, un parco, per il momento ancora privato, che percorre grandi barranchi (impressionanti gole che scendono da monte all’oceano, ricchi di piante grasse e tropicali), offre panorami mozzafiato e si dipana attraverso sentieri pieni di tracce del passato. Un modo per uscire da quell’appiattimento delle strutture d’accoglienza che sembra aver pervaso il settore. Sempre più gli hotel e i villaggi turistici, in particolare quelli di maggior costo, tendono ad uniformare arredi e servizi, trasformandosi in quelli che, con notevole acume, il sociologo francese Marc Augè definì “nonluoghi”, dal momento che avevano perso qualsiasi identità che li legasse alla storia o ad un territorio con caratteristiche specifiche (gli esempi più utilizzati riguardano aeroporti e autogrill). Il Sea Club ha fatto anche un’altra scelta importante nel momento in cui ha deciso di aprire i battenti: quella di classificarsi come ecocompatibile, cioè, secondo la definizione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, in grado di generare “processi per minimizzare l’impatto negativo del sistema industriale”. Al di là dei benefici che tale scelta produce per l’insieme del sistema ambientale, interessante rilevare il preciso e appuntito posizionamento che il management dell’hotel ha inteso dare alla propria struttura, fornendola di una serie di attività fortemente innovative che non solo qualificano nel mercato l’albergo, ma lo pongono in diretto contatto con il mondo circostante. Il risultato consiste anche in una maggiore interazione dello stesso turista con gli abitanti ed i luoghi indigeni, rispetto alla tendenza sempre più diffusa a privilegiare il “consumo” dei servizi interni alla struttura, interazione capace di rendere più affascinante e coinvolgente l’insieme del viaggio. Ciò non toglie che all’interno del perimetro alberghiero siano presenti e in piena efficienza una spa, un lago navigabile, impianti per praticare free climbing, diverse attività sportive, otto piscine, un campo da golf di 27 buche, due ristoranti, di cui uno specializzato in pesce e l’altro a buffet, e wine testing serale con i pregiati vini locali. Al termine della giornata nessuno rimpiange il karaoke, anzi la maggior parte dei clienti assaggia anche il gofio, alimento risalente alla preistoria a base di cereali tostati, che sembra vada molto d’accordo con i fantastici gamberoni dell’Atlantico. Non resta che provare!
Egidio Crispoldi
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