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Hotel

10-06-2010

Geomanzia in hotel

Sono ben tre gli hotel di Hong Kong arredati nel segno del feng shui, antica arte geomantica taoista ausiliaria dell’architettura,che fonda le proprie basi teoriche sull’armonia degli elementi basici naturali. Protagonista assoluta la luce, tanto emanata da fonti autonome che riflessa attraverso lucide superfici specchianti, che domina i diversi ambienti. Le camere e le sale comuni risplendono dando l’opportunità, almeno a giudizio dell’interior design ideatore dell’innovativa soluzione spaziale, al corretto fluire delle forze del feng shui.

 

Nella lingua d’origine, il cinese, feng shui significa letteralmente “vento e acqua”, e rappresenta una parte importante della filosofia taoista applicata all’ambiente e alla sua corretta interpretazione. Nonostante sull’argomento non esistano dissertazioni scritte che ne fissino con precisione i canoni interpretativi, entrambi gli elementi, indispensabili allo sviluppo della vita nel pianeta, si collegano ai principi che governano gli eventi naturali. Un primo, lo yin, è il principio umido, oscuro e femminile rappresentato nella fattispecie dall’acqua, e un secondo, lo yang, caldo, luminoso e maschile identificato nel vento, con molte probabilità da intendere più come respiro vitale che nelle sembianze del, più delle volte fastidioso, agente atmosferico. Il combinarsi di tali fattori, all’interno di complesse quanto intricate simbologie dai contorni geometrici ( ad esempio il Bagua,composto da otto trigrammi, prende le sembianze di un ottagono), determina la minore o maggiore salubrità di determinati luoghi. Ecco trovato l’aggancio con gli arredi di un qualsivoglia locale, meglio se un albergo in cui i clienti possono beneficiare degli influssi positivi del feng shui. Prendendo spunto da tali considerazioni Ed Ng, 44 anni fondatore della AB Concept con sede nella città amministrata dalla repubblica popolare Cinese, ha ristrutturato l’Hotel Jen facendo della luce il fattore di maggior importanza per favorire l’afflusso e la circolazione all’interno degli ambienti dell’energia positiva della disciplina taoista. Gli effetti luminosi si disperdono sulle superfici degli interni composti da materiali diversi, dove spiccano le aree realizzate con elementi specchianti, capaci di creare affascinanti atmosfere. La condizione di benessere generale dipende dalla possibilità che il Chi (l’energia appunto), scusate il piccolo gioco di parole, possa fluire liberamente e armoniosamente portando vigore, salute e prosperità alle persone. Tornando al feng shui, il vento disperde il Chi, l’acqua lo trattiene. È importante comprendere quando questi deve essere allontanato e quando, invece, deve essere raccolto. Per Chi negativo, in rapporto agli ambienti, possiamo pensare a sporcizia, polvere, accumulo di cose rotte o che non servono più, insomma tutto ciò che può in qualche modo “disturbare” il nostro amalgama con il luogo in quel momento vissuto. Da qui la convinzione che i vani frequentati possano incidere in maniera considerevole sul benessere generale della persona e, qualora siano in sintonia con gli stili di vita del soggetto che li abita, possano influire tanto sull’equilibrio caratteriale che sulle relazioni con il contesto esterno quotidiano, determinando anche la qualità dei rapporti interpersonali. Insomma una situazione capace di incidere su di una serie di aspetti qualitativi del comportamento umano in senso decisamente migliorativo. La convinzione, diffusa in un numero notevole di persone, che tale teoria possegga concreti elementi di verità, ha persuaso i gestori di diverse strutture di accoglienza della metropoli asiatica a modellare i propri complessi ai nuovi principi. Ad esempio anche il Lanson Place Hotel, arredato questa volta da Simon Tong e Joseph Fung, punta con decisione sulla luce non naturale, creata artificialmente da preziosi lampadari di Murano, disposta negli spazi in modo tale da creare un flusso costante di forze positive. Sempre influenzato dalla filosofia ispirata da Laozi, David Buffery nell’allestire il The Luxe Manor Hotel, nel cuore di Kowloon al centro della new movida di Hong Kong, ha applicato ai locali dell’albergo la propria visione del feng shui, dove sono evidenti gli influssi di uno stravagante surrealismo che avrebbe di sicuro incontrato l’approvazione entusiastica di Salvador Dalì (un esempio, le sale del ristorante sono composte da un solo tavolo, con alle pareti riproduzioni floreali a grandezza naturale e il pavimento in erba sintetica). Le recenti tendenze fanno ben sperare, se alla tecnicizzazione esasperata degli ambienti finalizzata ad un servizio veloce e ossessivo di beni di consumo, sostituiscono la ricerca del benessere fisico e della tranquillità interiore.

        

                  

        

 

                                                                  Egidio Crispoldi

 

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