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Hotel

07-09-2009

La filosofia del benessere collettivo

Una catena di alberghi di lusso sudafricana, la Rani Resorts,  ha adottato una filosofia innovativa sul ruolo delle strutture di accoglienza, che, oltre alla soddisfazione e all’appagamento delle necessità del cliente, si prefigge di ottenere anche quelle della popolazione residente e dell’ambiente circostante attraverso una politica di investimenti sul territorio articolata e diffusa. Un modello per far diventare il proprio esercizio un motore di sviluppo locale, grazie al quale innescare un circolo virtuoso capace di coinvolgere l’intero contesto socio-ambientale.

                                              

Alla base della scelta effettuata dal management aziendale c’è la convinzione di poter includere nelle iniziative di business piani di coinvolgimento e sostegno delle comunità circostanti, in modo da poter intraprendere un’attività filantropica continua senza venire meno alle necessità economiche e commerciali di qualsiasi azienda che opera sul mercato. Quello di sostituire “gabbie dorate”, cioè alberghi a 5 stelle muniti di tutti i comfort in luoghi particolarmente suggestivi del pianeta, con lussuose residenze che, però, non tendono a isolare il cliente in una sorta di luogo da sogno “a porte chiuse” in cui trascorrere un periodo di vacanza, ma lo coinvolgono nella scoperta delle popolazioni e dell’ambiente circostante, sembra una tendenza sempre più diffusa presso gli operatori turistici di un po’ tutto il mondo. Abbiamo già in precedenza raccontato l’esperienza delle isole Canarie (Ecocompatibile col pallino dell’archeologia, 13 luglio 2009), mentre questa volta ci occuperemo del Sudafrica dove opera una catena di hotel di alto profilo impegnata nella diffusione del benessere prodotto dal successo delle strutture di accoglienza all’intero contesto sociale e ambientale circostante. La Rani Resorts, questo è il nome della compagnia, è stata fondata agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso dall’uomo d’affari saudita Adel Aujan che intravide in alcune zone particolarmente affascinanti del Mozambico aree d’elezione per l’apertura di alcuni esclusivi e raffinati alberghi. Al momento ne sono attivi 7 che, specializzati per accogliere amanti dei safari o dei paesaggi incantati delle isole dell’Oceano Indiano, offrono ospitalità anche presso le celeberrime Victoria Falls (Cascate Vittoria), fra Zambia e Zimbawe, e nello splendido arcipelago delle isole Quirimbas, 27 perle in mezzo all’Oceano del paese africano dichiarate parco nazionale. La catena di hotel si segnala, oltre che per la qualità e l’ampiezza dei servizi che offre alla propria clientela, per un approccio decisamente diverso nei confronti del paese che ne ospita le strutture, infatti, con una parte dei ricavi ottenuti dalle attività commerciali, finanzia iniziative che intendono proteggere l’ambiente e migliorare gli standard di vita della popolazione. Perciò costruisce moschee, centri comunitari e scuole, coordina e diffonde presso gli abitanti programmi di prevenzione contro l’Aids e la malaria (nel continente africano il primo ha colpito oltre 30 milioni di persone, mentre la seconda uccide ancora 3.000 bambini al giorno, la maggior parte sotto i cinque anni), invia propri tecnici a scavare pozzi di acqua dolce, organizza e finanzia viaggi annuali alla Mecca (in Mozambico quella islamica è la religione ufficiale), impiega, dopo un accurato processo di formazione presso le proprie sedi, solo personale locale e incentiva i residenti a allestire orti in cui coltivare ortaggi e frutta         (occupazione praticamente sconosciuta alle popolazioni indigene) che vengono poi acquistati dagli alberghi e serviti nei ristoranti dei lodge. Come possiamo constatare la Rani Resorts non si limita a dare fondi a qualche organizzazione umanitaria che si occupa di intervenire presso i più bisognosi, forse anche in considerazione degli scandali che periodicamente emergono riguardo l’utilizzo reale di questi soldi, ma agisce in prima persona raggiungendo direttamente, con le diverse iniziative, coloro che rientrano nei differenti programmi di sostegno. In breve tempo i risultati balzano agli occhi e sull’isola di Matemo, una delle più grandi e maggiormente popolate dell’arcipelago, sono comparse le prime moto e un numero considerevole di cellulari, anche se questi ultimi risultano inservibili per mancanza di segnale. L’iniziativa sembra fare, per fortuna, proseliti dal momento che anche l’Ibo Island Resort, altra lussuosa residenza sempre nell’arcipelago delle Quirimbas ma non appartenente al gruppo Rani, ha messo in piedi programmi simili. Un modo per fare dell’economia turistica un volano di sviluppo e di crescita economica per popolazioni bisognose di prosperità.

        

        

        

        

                                                                   Egidio Crispoldi

 

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