L’ultima ricerca commissionata dal Touring Club sulla situazione del turismo in Italia sembra tratteggiare un paese che da “giardino” d’Europa si stia apprestando ad assumere l’immagine di “discarica” del continente. Sotto il peso delle recenti e numerose polemiche di carattere agricolo ed ambientale l’Italia rischia di perdere posizioni su posizioni all’interno del mercato turistico internazionale.
156,7 miliardi di euro la ricchezza generata nel 2007 dal turismo in Italia (compreso l’indotto), pari al 10,5% del Pil (+ 5,4% rispetto all’anno precedente); 2,65 milioni i posti di lavoro che orbitano intorno al mercato turistico nazionale (anche qui compreso l’indotto), l’11,5% del totale (+ 1,1% sul 2006); 30,4 miliardi di euro i soldi spesi dagli stranieri in Italia ancora nel 2006 (pari al Pil di Molise, Umbria e Valle d’Aosta messe insieme). Ebbene nonostante questi numeri i dati della recente indagine effettuata da “The European House-Ambrosetti” intorno al “Sistema turismo Italia” per conto del Touring Club sono decisamente poco confortanti per quanto riguarda il futuro di questo importante settore dell’economia nostrana. Una discesa che sembra inarrestabile. Se nel 1950 i primi 5 paesi rappresentavano il 71% degli arrivi mondiali di turisti e l’Italia occupava la terza posizione, appena dopo Stati Uniti e Canada, e prima di Francia e Svizzera, venti anni dopo, nel 1970, anche se la cinquina iniziale raccoglieva soltanto il 43% del totale arrivi, la penisola mediterranea raggiungeva la vetta precedendo Canada e Francia. Avvicinandosi alla fine del millennio, e precisamente nel 1990, i cinque di testa vedevano ancora assottigliarsi la quota di mercato, ormai attestata intorno al 38%, con il Belpaese retrocesso alla quarta posizione dopo Francia, Stati Uniti e Spagna. La situazione del 2006 mostra ancora una contrazione dell’importanza delle posizioni di testa, i primi cinque si attestano su un dignitoso 33%, e l’Italia diventa fanalino di coda superato oltre che dai consueti Francia, Spagna, Stati Uniti anche dalla new entry Cina. Certo non possono essere estranei a questa caduta i fatti degli ultimi anni, dalle mozzarelle di bufala al vino, dalla polemiche sulla tav alla “monnezza” di Napoli, il continuo proporci come un paese sull’orlo del baratro non ha certo giovato al nostro prestigio internazionale. Non è un caso se le regioni che occupano i primi posti nelle attuali preferenze dei turisti sono tutte collocate nel centro-nord della penisola. Primo in graduatoria il Veneto, in cui Venezia riveste un ruolo ancora fondamentale nell’attirare curiosi o amanti della sua unicità, con 56.726.000 arrivi negli ultimi due anni, seguono il Trentino Alto Adige con 40.652.000 di presenze, la Toscana con 38.106.000, l’Emilia Romagna con 36.249.000 e, per concludere la cinquina, il Lazio con 31.710.000. Un altro importante indicatore è rappresentato dal trend, a partire dal nuovo millennio, della presenza italiana nel mercato turistico internazionale. Mentre, infatti, nel 2000 la percentuale degli arrivi di turisti stranieri nazionali sul totale mondiale rappresentava, con 41,2 milioni di presenze, il 6% del totale, si prevede per il 2010 che si fermi al 4,4%, con un calo di quasi due punti percentuali, nonostante un incremento, 43,9 milioni, degli arrivi. Nel decennio successivo, 2020, l’indagine prevede un ulteriore calo, 3,1%, sempre a fronte di un ancor più deciso incremento del numero di turisti stranieri: 48,2 milioni. L’analisi evidenzia come, nonostante un positivo andamento delle presenze, l’Italia si marginalizzi sempre di più dal mercato globale non tenendo testa alla sua crescita. Del resto nel 2006 sono stati 850 milioni le persone che si sono mosse all’interno del pianeta con una spesa totale di 580 miliardi di euro. E non finisce qui! Per il 2020 l’Organizzazione Mondiale del Turismo prevede flussi capaci di coinvolgere 1,6 miliardi di abitanti, un business praticamente raddoppiato. Perdere il treno sarebbe suicida da parte di una nazione che appena mezzo secolo or sono rappresentava la meta prediletta dal turismo mondiale. Certo le istituzioni giocano un ruolo importante nel ridare alla penisola una credibilità internazionale correggendo in modo deciso le più o meno recenti disfunzioni strutturali, ma è necessario rimboccarsi tutti le maniche per fornire un’immagine del nostro paese diversa da quella di patria dell’inefficienza e del malcostume, forse aiutati anche da un’informazione più onesta e meno scandalistica. Allora si che potremo tornare a parlare di Belpaese.
Egidio Crispoldi
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