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09-04-2008

Turismo poco competitivo

Il World Economic Forum ha presentato la classifica relativa alla capacità di attrazione turistica dei diversi paesi. L’Italia, con diecimila enti e 400 assessori dedicati esclusivamente all’importante comparto economico, si colloca soltanto al 28° posto della graduatoria, dietro all’Estonia.   

 

“Dobbiamo recuperare competitività”, è questo il grido lanciato dal numero uno del gruppo Alpitour, Daniel John Winteler, attraverso la  lettera inviata ai sette candidati premier per il prossimo turno elettorale (al tempo era in corsa anche Tabacci non avendo ancora raggiunto l’accordo con l’UDC di Pierferdinando Casini), all’indomani della pubblicazione della classifica mondiale sulla capacità di attrazione turistica delle varie nazioni. Il documento, infatti, concede al “belpaese” soltanto la 28° posizione, subito dopo Malta (25°), Estonia (26°) e Belgio (27°). Certo per l’orgoglio nazionale una bella batosta, se consideriamo il patrimonio storico, culturale, artistico e naturale che l’Italia è in grado di mettere in mostra. Oltre agli aspetti legati ad un presumibile degrado ambientale, il risultato assume contorni particolarmente negativi se si considera anche l’attenzione che al settore viene riservata dagli organi governativi e imprenditoriali, e il ruolo assai significativo che esso rappresenta nel complesso delle attività economiche nazionali.

 

La spesa pubblica annua indirizzata al comparto, regioni ed enti, esclusivamente per le attività riguardanti la promozione delle iniziative turistiche raggiunge i 350 milioni di euro, mentre il contributo al PIL del settore si attesta al 12%, raccogliendo l’11% degli occupati. Cifre ben al di sopra di quelle equivalenti di molte delle nazioni che ci precedono nella graduatoria stilata dal World Economic Forum. Se, in effetti, andiamo a spulciare tale classifica al primo posto troviamo la Svizzera, seguita dall’Austria, poi la Germania. È il centro Europa ad occupare le posizioni del podio. Quarta l’Australia, quindi Spagna, in grande recupero un po’ in tutti i settori economici, e Gran Bretagna. La Francia, prima in Europa per numero di turisti, occupa la decima posizione. Precedono l’Italia anche: il Portogallo (15°), Nuova Zelanda (19°), Lussemburgo (20°), Grecia (22°) e Cipro(24°). Eppure secondo le Nazioni Unite siamo il paese con il più alto numero di beni artistici definiti patrimonio dell’umanità. I quesiti, a questo punto, riguardano i tempi e i modi in cui vengono utilizzate queste risorse, che se ben incanalate dovrebbero assicurare al settore ossigeno sufficiente a realizzare performance di ben altro livello. Un’altra considerazione riguarda l’approccio, spesso troppo semplicistico, con cui si affrontano i temi riguardanti il turismo.

 

Le professionalità non si inventano anche in comparti che, ad un’analisi superficiale, appaiono ai più abbastanza semplici da coordinare. Ecco perché sarebbe consigliabile far occupare i 400 assessorati nazionali dedicati al turismo a persone che possano affrontare con preparazione adeguata le sfide imposte da una internazionalizzazione che rende assai più complesso il panorama competitivo. Inoltre riuscire a organizzare in modo sinergico le attività degli oltre diecimila enti e società di varia natura che si occupano di promozione si dimostrerebbe un altro risultato in grado di offrire considerevoli opportunità di sviluppo per il comparto. La stessa tendenza al localismo, alla salvaguardia delle proprie piccole particolarità, alla competizione interregionale, rischia di diventare un freno alla modernizzazione di un paese che sulla carta potrebbe giocare un ruolo di leader nella capacità di accoglienza turistica.

 

Come ricorda Winteler: “Dobbiamo presentarci come ‘sistema Italia’. Dobbiamo capire che il turismo non è solo spiagge o alberghi: è servizio, è infrastrutture, è non atterrare a Milano e poi andare sulle Dolomiti mettendoci più tempo che per arrivare a Vladivostock”. Un giudizio che potrebbe offrire spunti interessanti di riflessione anche a chi si occupa, in questi giorni, del destino dell’aeroporto di Malpensa in un’ottica il più delle volte localistica e non di più ampio respiro. Insomma un ulteriore rompicapo per il prossimo Governo, un problema da non sottovalutare per il portato di ricchezza che può donare al nostro paese, in un momento di così grave crisi economica.  

 

 

                                                                        Egidio Crispoldi

 

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