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Hotel

16-01-2009

Un inizio anno di luci ed ombre

Il 2009 si presenta come un anno in cui la situazione economica generale dovrebbe ancora soffrire dei disagi del crack finanziario statunitense. Nel settore alberghiero nazionale si cerca di mettere a punto delle strategie in grado di contrastare in maniera efficace la crisi sempre più evidente e diffusa presso turisti interni e internazionali. Gli ultimi dati non appaiono assolutamente favorevoli alla crescita del settore e anche dalle compagnie straniere presenti sul territorio nazionale giungono segnali contrastanti.

 

Per la notte di capodanno alcuni dei migliori e più rinomati alberghi di Venezia, il Danieli, il Gritti e l’Europa & Regina, hanno rischiato di non poter ospitare clienti per la notte di Capodanno. Infatti le maestranze dei prestigiosi hotel della laguna hanno minacciato uno sciopero di otto ore, proprio per il 31 dicembre, per protestare contro l’annuncio della società multinazionale americana Starwood, proprietaria delle tre strutture, di lasciare a casa nel 2009 45 delle 450 persone impiegate. In verità la sensazione che una qualche ripercussione della contrazione dei consumi si sarebbe fatta sentire anche nel capoluogo veneto c’erano stati. Per la prima volta, infatti, da tempo immemorabile la percentuale delle prenotazioni per l’ultimo dell’anno in laguna si erano fermate al 60% dei posti disponibili contro l’80% dello scorso anno ed il 100% degli ultimi dieci anni. I più penalizzati sono proprio gli alberghi 5 stelle, fra i quali i tre menzionati in precedenza, che per parare il colpo sembra abbiano proposto nell’ultima settimana prima della festività camere con il 50% di sconto sul prezzo di listino. Eppure poco più di un mese orsono Elena David, presidente di Confindustria AICA che raggruppa la quasi totalità delle catene alberghiere nazionali, affermava: “Per il biennio 2008/2009 le catene alberghiere (comprese le internazionali, ndr) sono pronte a investire in Italia circa 1 miliardo di euro, generando migliaia di nuovi posti di lavoro tra dipendenti diretti, indiretti e a tempo determinato”. In effetti la spagnola NH Hoteles sarebbe intenzionata ad aprire sul territorio nazionale tre o quattro nuove strutture, mentre nella sola Milano durante il 2008 ci sono state cinque nuove aperture, fra le quali spicca il nuovo hotel del gruppo Hilton, situato nella zona nord di Milano nei pressi del polo fieristico di Rho, un quattro stelle a marchio Doubletree by Hilton indirizzato principalmente a chi si muove per affari, capostipite di una catena che in breve coprirà le principali città europee. Iniziative senza dubbio positive ma che rischiano di non incidere in modo significativo sul futuro del comparto nazionale, anche per la particolare  articolazione del nostro settore alberghiero. Secondo l’ultimo rapporto Federalberghi (2007), infatti, il 95,3% degli esercizi e l’86,0% delle camere sono rappresentati da strutture singole e la percentuale delle catene internazionali sul totale degli hotel disponibili raggiunge soltanto l’1,0% per quanto riguarda gli immobili e il 4,0% per numero di camere. Incidenze che fanno riflettere se messe a confronto con altri paesi europei contigui all’Italia impegnati  al rafforzamento del settore turistico quali la Spagna, dove la percentuale di alberghi in mano a multinazionali estere raggiunge il 32,0%, e la Francia che si attesta intorno al 22,0%. In effetti il primo marchio internazionale presente sul nostro territorio è, al momento, Best Western con 170 strutture (favorito nell’acquisizione di nuovi soci dalla particolare formula di franchising) , seguito dalla InterContinental (suoi i marchi InterContinental, Crowne Plaza, Holiday Inn ed Express by Holiday Inn) che può contare su 55 alberghi, quindi la catene francese Accor proprietaria di 51 hotel. Il primo gruppo con capitali indigeni, dopo l’acquisto della società Jolly Hotel da parte della spagnola NH, è ora quello con marchio Atahotel appartenente al gruppo Ligresti che annovera 20 strutture diffuse sull’intera penisola. Altri fattori capaci di incidere pesantemente sullo sviluppo del settore si possono individuare sulla forte presenza di strutture di livello medio – basso (88,0% del totale) e nella elevata “polverizzazione” dell’offerta (la media di camere disponibili per hotel è di 31 camere). Secondo alcuni analisti il vero problema del mercato italiano consiste nella coincidenza di proprietà e gestione diretta della struttura che non permette uno sviluppo significativo dei marchi e frena la crescita di grandi catene. Per cui la soluzione appare quella di scindere le due posizioni. Una via da considerare con attenzione per competere in modo adeguato sul mercato globale.

        

        

        

 

                                                                           Egidio Crispoldi

 

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