spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Approfondimenti » Dettaglio Articolo

Ristoranti

29-10-2009

Cena in gattabuia

Nella  casa di pena inglese di High Down Prison, a Banstead nel Surrey, è stato di recente inaugurato dai detenuti  un ristorante aperto al pubblico all’interno della struttura detentiva. I primi commenti sono assai lusinghieri. Infatti, in questo periodo di generale contrazione delle spese non strettamente necessarie quali quelle dedicate al mangiare fuori casa, si descrive come un locale dai cibi di ottima qualità e dal costo decisamente abbordabile. Un modo intelligente per non escludere totalmente i reclusi, che pure pagano per atti illegali, dal resto della società.  


Banstead è una cittadina del Surrey, nella parte sud orientale dell’isola britannica, di poco più di 8.000 abitanti in cui è operante l’High Down Prison uno dei più antichi e sicuri penitenziari inglesi. Per iniziativa e con l’ausilio di uno chef di fama internazionale, Alberto Crisci, ospita da alcuni mesi un ristorante di gran lusso, dal nome fortemente evocativo: “The Clink” (La Gattabuia). Personale di sala e cuochi, tutti rigorosamente ospiti delle celle situate a pochi metri dai tavoli, sono in grado di fornire alla clientela, con la dovuta qualità del servizio, piatti di alta cucina. L’idea è stata proprio del cuoco che sovrintende l’allestimento del catering per la prigione. Già in forze al prestigioso “Mirabelle” di Mayfair a Londra, uno dei locali più esclusivi e costosi della capitale famoso per i 30 milioni di lire (11.000 sterline del tempo) che vi pagò Johnny Depp nel febbraio del 1999 per poter gustare una bottiglia di Domaine de la Romaine – Conti del 1978, Crisci nel ricoprire il nuovo incarico propose all’amministrazione penitenziaria di allestire nei locali a fianco della mensa un ristorante aperto al pubblico di ottimo livello, che coniugasse un’alta qualità delle pietanze ad un prezzo da fast food. Presto fatto, l’istituzione investì nell’impresa ben 500.000 sterline e in breve tempo l’ambizioso progetto venne portato a termine. Alla base della decisione dell’organo amministrativo c’era l’opportunità di varare un modello di rieducazione dei detenuti decisamente innovativo, dal momento che l’organizzazione del locale riusciva a trasmettere in maniera efficace i valori di ordine e rigore alla base di ogni terapia riabilitativa e, al contempo, migliorare il loro benessere psicologico messo a dura prova dal regime carcerario. Se a tutto ciò aggiungiamo la possibilità di incrementare le entrate economiche della struttura e la pubblicità positiva di cui la stessa avrebbe goduto, comprendiamo appieno le ragioni che hanno influito sulla decisione finale positiva. Il pubblico, per proprio conto, sembra aver accolto con favore e un pizzico di curiosità l’evento e si reca  numeroso al nuovo locale, compresi i rappresentanti della media e alta borghesia inglese. Di sicuro un elemento di forte richiamo è rappresentato dal rapporto qualità/prezzo delle pietanze servite. Qualche esempio: una bistecca in salsa bernese con patate o insalata viene 4,5 sterline (l’equivalente di poco più di 5,0 euro), lo stesso prezzo necessario per gustare risotto al radicchio e petto di pollo con peperoni. Con 10 pounds di spesa si esce avendo soddisfatto del tutto l’appetito. La messa in opera del progetto ha creato una vera e propria rivoluzione all’High Down Prison, poiché per rifornire il ristorante di materie prime pregiate è stato attivato un orto, da cui si traggono esclusivamente prodotti di agricoltura biologica, anch’esso gestito dai detenuti e costruita l’intera filiera gestionale di un esercizio di accoglienza (lavanderia, magazzino, cucina, divise per il personale a contatto con il pubblico e via dicendo).  Naturalmente sono 1.100 i pasti serviti ogni giorno, ben al di sopra dei 50 coperti riservati ai clienti esterni. Lo chef si è anche impegnato a assorbire nella propria azienda di catering i reclusi che, una volta scontata la pena, abbiano dimostrato maggiori capacità e impegno nel lavoro, per offrire loro una concreta opportunità di reinserimento nella vita sociale. Certo, la clientela deve essere disposta a sopportare qualche piccolo disagio, dovuto in massima parte alle regole carcerarie che, benché ridotte all’osso, non possono essere assolutamente eluse per ragioni di sicurezza. Perciò è necessario sottoporsi ad un’accurata perquisizione personale, con tanto di metal detector, prima di accedere in sala; le posate sono tutte di plastica e l’utilizzo del vino è assai morigerato. Piccoli disagi che possono, però, racchiudere anche un certo fascino, dal momento che ci si appresta a fare un’esperienza davvero particolare. Un’ultima raccomandazione, non discutete mai sul conto.

 

 

 

                                                               Mario Rossi

 

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità