Compiamo insieme un interessante viaggio per le vie del mondo alla ricerca di iniziative innovative nell’ambito della proposta di cibi e di nuovi esperimenti conviviali. Numerosi e ricchi d’inventiva risultano i diversi chef che, ponendosi spesso in posizioni di avanguardia, propongono diversi e particolari ambienti in cui poter gustare nel migliore dei modi le singole proposte enogastronomiche che ne caratterizzano l’offerta. Le sorprese non mancano e numerose idee sono da considerarsi interessanti suggerimenti da prendere in attenta considerazione.
Per lungo tempo l’attenzione principale venne rivolta agli abbinamenti tra gusti e sapori differenti e con il vino. Poi, si è passati al decoro dei piatti e ad una qualità del servizio superiore. Ancora, alla possibilità di inserire agenti chimici, per niente dannosi alla salute, nella preparazione dei cibi per renderli unici e di maggiore gradimento al palato. Sono decenni che gli chef internazionali, più o meno importanti, cercano di diversificare la propria proposta al pubblico attraverso modelli inusuali che possono interessare qualcuno dei diversi ambiti che compongono l’insieme del loro lavoro di ristoratori. Al momento una cura del tutto particolare viene dedicata agli ambienti e agli arredi come parti essenziali che, insieme ai cibi, sono in grado di creare situazioni e atmosfere particolari, capaci di trasmettere emozioni e sensazioni speciali. È il caso di Bottega Louie, situata in una delle vie principali di Los Angeles (700 South Grand Avenue), un ristorante, gourmet market take away, fiorista, bar e pasticceria dove l’attenzione è centrata sulla modulazione degli spazi, con una prevalenza dei vuoti che diventa elemento di benessere (la possibilità di muoversi con facilità rende l’avventore di umore migliore), e sulla preponderanza della luce naturale. Ispirata alla cucina europea, ed italiana in particolare con i classici caffè espresso (ad un solo dollaro), cappuccino e macaroni nel menu, ha collocata alla parete di fondo del ristorante una console in stile Luigi XVI in legno, marmo italiano e cuoio sulla quale vengono preparate le pietanze, che varrebbe da sola la visita. Di diverso avviso i ristoratori giapponesi dell’Ana Crowe Plaza di Osaka che hanno posto al centro del locale una grande piano elevato, che funge anche da buffet, su cui è stata collocata una scultura moderna composta di piccoli rami non naturali, intorno alla quale sono stati collocati piccoli ambienti da un singolo tavolo, nicchie cromatiche dove si alternano i toni del grigio e del beige che, insieme alla luce rarefatta e artificiale, donano all’ambiente un’atmosfera di moderna compostezza e sobrietà. Ogni tavolo (nicchia) propone una lista di pietanze diversa, per un insieme di lusso senza accelerazioni. Dichiaratamente più sfarzoso l’Operakallaren di Stoccolma, locale che occupa le storiche cantine della Royal Opera House della capitale svedese costruite alla fine del Settecento, sulle quali pareti sono state collocate decorazioni originali del XIX secolo. Gli architetti che ne hanno ricomposto gli interni si sono ispirati ad una raffinata delicatezza, aggiungendo dettagli sartoriali e idee scenografiche, come i cavalletti con specchi che riflettono le sontuose pareti. Un enorme tetto in vetro con mini isole protette ma aperte, compongono l’area di ristorazione del Museo Mudam (spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea) del Granducato di Lussemburgo. Una microarchitettura dedicata al relax gastronomico, attraversata da due lunghi tavoli multiposto in legno d’abete, forniti di sedie Thonet da bar, tutto abbinato a tessuti color cielo fonoassorbenti. Alla carta specialità tipiche lussemburghesi, quali la lepre in salmì e il prosciutto delle Ardenne, e ottime quiche senza glutine. In onore delle grandi distese verdi brasiliane, e forse per ricordarci di salvaguardarle, il ristorante open air Kaà seminascosto tra le strade di San Paolo, ha collocato nella grande parete di fondo, proprio di fronte al vasto bancone su cui si accomodano i clienti, più di 7 mila specie di piante della foresta atlantica, intervallate da strutture in legno massello. I 35 cuochi che lavorano in cucina si alternano nel grande spazio all’interno del banco che circonda e compone il locale, mentre forniscono gli ultimi ritocchi ai piatti. “In Brasile – dichiara Pascal Valero, lo chef francese che dirige il ristorante – è importante uscire dalla cucina e mantenere uno stretto contatto con gli ospiti”. Le parole del cuoco transalpino ci confermano, una volta di più, come, nonostante il gran parlare di globalizzazione, rimanga valido il vecchio adagio che recita: “Paese che vai, usanza che trovi”.
Mario Rossi
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