Il 26 gennaio ha compiuto un anno Eataly, il più grande mercato enogastronomico del mondo in cui poter acquistare prodotti di qualità e freschi di stagione, offerti a prezzi sostenibili. Da Torino, dove è nato, presto sbarcherà nelle principali capitali mondiali: Tokyo, Londra, New York. Una sfida contro l’avanzata del “cibo spazzatura”.
La location è la ristrutturata fabbrica della Carpano (marchio di bevande attivo dal 1908 alla fine degli anni ottanta del novecento), undicimila metri quadri suddivisi in tre piani, nella zona Lingotto/ fiera torinese un luogo ricco di storia per una novità tutta italiana. Le originalità di Eataly sono diverse e rappresentano un deciso passo in avanti nella ricerca della genuinità e della freschezza dei cibi che consumiamo giornalmente. L’avversario dichiarato e la grande industria alimentare che tende a massificare, a livellare, a proporre prodotti che spesso hanno tutti lo stesso sapore di fondo. Nel manifesto costitutivo si evidenziano con chiarezza le finalità e lo spirito che hanno informato gli organizzatori: “Il ‘ buon cibo ’ avvicina le persone, crea comunione tra i diversi strati sociali, aiuta a trovare punti di vista comuni tra gente di diverso pensiero” . In effetti questa filosofia si declina in una serie di proposte concrete: “Offriremo un vasto assortimento di cibi e bevande di alta qualità. Offriremo la possibilità al maggior numero di persone di accedervi, garantendo prezzi convenienti e sostenibili”. Ecco l’elemento che sembra, più di altri, assicurare il successo all’iniziativa, anche se nel caso della pasta di semola di grano duro gli effetti dell’essiccazione naturale di 48 ore porta il costo della confezione di mezzo chilo ad euro 2,5 anziché l’euro del supermercato. L’ideatore di tutto il marchingegno, Oscar Farinetti da Cuneo, vede il problema trasformarsi in un’opportunità e sottolinea come il consumatore spenda soltanto “0,20 centesimi in più a piatto per avere il gusto del grano invece della plastica”. È ancora lui a ricordare che “solo il 10% degli italiani si nutre con cibi di qualità, – aggiungendo – quanto mettiamo dentro il nostro corpo è più importante di quanto mettiamo fuori”. Farinetti ha avuto sempre le idee chiare. Ha impiegato quattro anni per girare l’Italia e acquisire una serie di aziende alimentari in grado di formare una rete che assicurasse il flusso di prodotti necessari a rifornire in maniera adeguata la nuova catena di distribuzione. Ad oggi ce ne sono quattordici attivi nelle diverse regioni della penisola capaci di fornire prodotti tipici di alta qualità. Un ruolo significativo è giocato dallo stretto rapporto che si è instaurato con lo Slow Food di Carlo Petrini, che oltre ad essere amico di Farinetti ricopre il ruolo di consulente strategico del gruppo, di cui il titolare del nuovo marchio condivide gli obiettivi di fondo. Negli otto ristoranti, i due bar e la gelateria presenti nello spazio torinese si portano in tavola esclusivamente prodotti non industriali e freschi di stagione. Anche sul piano promozionale le iniziative rappresentano un approccio diverso da quello in atto presso le maggiori catene di distribuzione alimentare nazionali. Ad esempio non esistono carte fedeltà o pacchetti sconto riservati a categorie specifiche di clientela, il motto che regna sovrano recita “I prezzi sono uguali per tutti”, puntando con decisione sulle specificità qualitative della merce esposta e ricordando come nel prezzo sia compreso nient’altro che il valore del prodotto. Le prospettive di espansione del nuovo marchio sono decisamente importanti tanto a livello nazionale che nel resto del mondo. A tale proposito sono in studio, con ragionevole approssimazione per dopo il 2010, aperture a Tokyo e New York, nella metropoli statunitense ottomila metri quadri in pieno centro al Meat Market di Manhattan, mentre a Londra Mohammed al Fayed scalpita per avere al più presto uno spazio importante dedicato a Eataly nei prestigiosi saloni di Harrod’s. Per quanto riguarda, invece l’Italia, dopo il magastore in lavorazione a Milano anche lui in previsione di apertura per la fine della prima decade del duemila, sono pianificate ulteriori aperture a Siena, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo tutto con scadenza 2015. L’impressione che si ricava da un primo sommario bilancio di tale iniziativa è che, nonostante la buona volontà e gli impegni, anche scritti, presi con i consumatori, questa ulteriore manifestazione di “ritorno alla genuinità alimentare naturale” , visti i prezzi dei prodotti esposti, rimanga, ahimè, un lusso per pochi.
Mario Rossi
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