Nati a Londra negli anni Novanta del secolo scorso per iniziativa di un paio di ragazzi della capitale britannica che volevano trasformare il celeberrimo pub, luogo prediletto dal maschio indigeno per solenni bevute in compagnia degli amici, in un posto dove poter gustare, in un ambiente tranquillo ed informale, cibo di qualità. Negli anni seguenti numerosi sono stati coloro che hanno condiviso l’iniziativa, tessendo una rete che in breve ha coperto l’intera città. E ci si trovano dei posticini davvero invitanti.
David Eyre e Mike Belben due ragazzi londinesi decisi ad entrare nel mondo della ristorazione decisero che lo storico pub poteva divenire, da luogo deputato dal maschio inglese al consumo di birra e superalcolici in generale, dove l’ingresso alle donne era addirittura vietato, con il contorno di risa e il vociare a toni alti caratteristico di coloro che hanno un po’ “alzato il gomito”, a posticino tranquillo, in cui potersi rilassare dopo una giornata di lavoro gustando deliziosi manicaretti. Ecco così nato il “gastropub” tipologia di locale dove è possibile consumare pasti di qualità a costi contenuti e in un ambiente informale. Il primo, The Eagle (L’aquila), sorse in Farringdon Road, in pieno centro città, poi ne seguirono molti altri un po’ in tutto il tessuto urbano. La formula iniziale prevedeva una cucina semplice, ma costruita con materie prime di alta qualità, che tendeva a integrare i sapori mediterranei alla tradizione anglosassone, aggiungendo alla birra una ricca e articolata carta dei vini. Ad esempio The Eagle sembra sia stato il primo a servire pane leggermente tostato con aceto balsamico ed olio extravergine d’oliva in attesa dell’arrivo delle pietanze. Le sue specialità consistono ancora nelle varie tipologie di carni, in particolare negli arrosti di agnello e nel maiale alla griglia. Il tutto a prezzi più che onesti. Una segnalazione a parte merita l’Anchor & Hope, nel South Bank quartiere Waterloo, fra i primi ad essere aperto, reso famoso dai piatti cucinati con l’interiora degli animali e dai suoi prelibati piccioni al forno. Il servizio segue regole precise: i tavoli sono tutti in legno, non si accettano prenotazioni, i piatti devono considerarsi decisamente abbondanti. Risultato: locale sempre pieno e coda esterna in attesa che si liberi un posto. L’innegabile successo ha spinto diversi altri gestori a replicare la formula vincente. Al momento fra i più gettonati segnaliamo: il Duke of Cambridge a Islington, rigorosamente biologico, dove tutti i cibi, di solito legati alla cucina inglese classica, sono controllati con cura e il proprietario propone soltanto prodotti di stagione, variando il menu due volte al giorno. Offerta di birre assai vasta e 40 etichette di vino, naturalmente tutte biologiche. Degno di nota il Cow Dining Room a Notthing Hill, il cui proprietario, Tom Conran figlio del celebre designer, scrittore e ristoratore londinese Terence, ha puntato con decisione su menu in prevalenza di pesce, tanto che la specialità della casa è rappresentata dalle ostriche, sia le Irish Rocks che le Wild Falmouth Bay Natives, con Guinnes. Il motto del locale è: “Mangia di buon appetito e facci un’ottima pubblicità”. Di recente anche uno chef di vasta notorietà come Gordon Ramsay, un tre stelle Michelin gestore fra le altre cose del Savoy Grill e del Petrus, ha deciso di aprire una serie di locali sotto il marchio “gastropub”. Acquistate alcune strutture in varie zone della capitale è intenzionato ad adattarle alla bisogna, caratterizzandole, però, con una qualità ed una ricercatezza delle portate superiore alla media, ma a prezzi assai più accessibili rispetto ai grandi locali di vasta notorietà. Una via di mezzo fra il “gastropub” tradizionale e il ristorante vero e proprio. Formula in cui crede molto, dal momento che è in via di definizione un progetto che gli permetterebbe di esportarla anche nella luccicante New York. Ormai dalla popolazione londinese i pub aderenti a questa categoria sono considerati luoghi ideali dove pranzare durante i fini settimana, quando c’è più tempo per degustare le numerose specialità in offerta e gli impegni pressanti di lavoro non costringono a far tutto in fretta, oppure dove trascorrere una piacevole serata in compagnia degli amici. Un’idea che ha avuto fortuna, forse in parte inattesa, con una tradizione gastronomica a dir poco modesta come quella britannica, proviamo ad immaginare le possibilità offerte, nella medesima direzione, da una cucina così ricca e universalmente apprezzata come quella italiana. C’è solo l’imbarazzo della scelta.
Mario Rossi
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