I continui attacchi di nutrizionisti e dietologi al fast food (in particolare alle patatine fritte e hamburger, i capisaldi di tale tipo di alimentazione) hanno indotto produttori e consumatori a rivedere in maniera radicale l’approccio a questa tipologia di cibo. Da un lato si cerca di divulgare studi scientifici in cui viene dimostrato che, se presi in quantità giusta, possono anche avere effetti positivi sull’organismo, dall’altro si tenta di aumentare e variare i piatti proposti.
L’intero paese riserva all’agricoltura biologica ben 73.000 ettari delle proprie colture alimentari. Ecco, perciò, spuntare in Germania la prima catena mondiale di fast food interamente vegetariana, grazie all’intraprendenza di un giovane imprenditore, Matthias Rischau, deciso a contrastare lo strapotere dei colossi americani. Il nome, “Il Gorilla Fast Food”, posiziona dal punto di vista marketing in modo chiaro e preciso il marchio. Se, infatti, l’accostamento al possente primate ammicca con chiarezza ad un pubblico in prevalenza molto giovane, i bambini sono i più fanatici e fedeli consumatori dei cibi “veloci”, forse non tutti sanno che il gorilla, nonostante l’imponenza della struttura fisica e la potenza muscolare, è uno stretto vegetariano. Le basi su cui si fonda la nuova catena di ristorazione sono essenzialmente due: 1. Tutti i cibi serviti sono preparati con alimenti che provengono da agricoltura biologica, 2. Il menu è per la sua interezza composto soltanto da piatti vegetariani. Dietro l’insegna, dalla parte dei finanziatori, troviamo alcune banche cui il progetto ha fatto gola soprattutto per le prospettive di mercato anche internazionale, e un socio, Jens Bäumer, che crede fortemente nell’iniziativa. Al momento sono operativi, nella sola Berlino, quattro ristoranti che occupano 56 dipendenti, tutti giovani e molto motivati a diffondere un modo diverso di intendere l’alimentazione, con un occhio alla qualità e l’altro alla genuinità dei prodotti utilizzati, in special modo se ci si rivolge in prevalenza ad un pubblico di giovanissimi. Un vero e proprio attacco diretto ai junk food (cibo spazzatura, come sono stati ribattezzati i rivenditori di hamburger e patatine fritte) e alla loro filosofia alimentare. Dal momento che non tutto è sempre da buttare anche in attività da cui si dissente, dei “fabbricatori di hamburger” vengono salvati e, di conseguenza, assorbiti anche dai “distributori di vegetali” gli aspetti positivi del modello che, partito dagli Stati Uniti, ha conquistato una parte considerevole del pianeta: la velocità del servizio, l’informalità dei locali e, last but not least, il prezzo contenuto delle pietanze. L’iniziativa giunge proprio nel momento in cui da parte delle grandi catene multinazionali di fast food si cerca di parare i numerosi e sistematici attacchi di dietisti e nutrizionisti contro i loro prodotti, accusati di provocare danni considerevoli all’organismo umano. Infatti anche nel campo medico non tutti sono d’accordo. Cynthia Sass, nutrizionista e ricercatrice universitaria statunitense, è convinta in piena controtendenza che lo junk food, se consumato con le dovute cautele, può rappresentare un’alimentazione sana. Qualche esempio: le patatine fritte, cotte in olio vegetale puro , sono una buona fonte di antiossidanti, potassio e vitamine; i pop corn (privi di burro) contengono poche calorie e molte fibre, inoltre, essendo derivati del mais, sono utili per combattere diverse patologie cardiache, il diabete di tipo 2, alcuni tumori e la demenza. Naturalmente tali effetti benefici si ottengono soltanto in caso di impiego controllato ed episodico dei cibi in questione. Del resto anche uno studio, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, effettuato da ricercatori australiani e vietnamiti giunge alla conclusione che una dieta esclusivamente vegetariana porta ad una minore densità ossea, mentre altre analisi hanno constatato una significativa carenza di vitamina B12 che rende il soggetto maggiormente esposto a malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Insomma le opinioni continuano ad essere contrastanti anche fra gli studiosi e noi, poveri consumatori, siamo continuamente alle prese con cibi che rischiano di compromettere comunque la nostra salute. L’equilibrio alimentare consiste in pratica nell’assimilazione da parte del nostro organismo di una dieta varia e regolata, che bilanci con la dovuta attenzione le diverse componenti nutritive , privilegiando i prodotti stagionali e controllando con diligenza di evitare gli eccessi. Con molte probabilità, con buona pace di ricercatori e medici, il vero segreto è tutto qui.
Mario Rossi
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