Per iniziativa di un imprenditore trevigiano di lungo corso, Gianluca Bisiol discendente della famiglia famosa in tutto il mondo per la pregiata produzione di Cartizze,a Mazzorbo, splendida isoletta della laguna veneta a due passi da Burano, è stato recuperato e ripiantato un pregiato quanto dimenticato vitigno capace di produrre un vino dal gusto particolare che manca dalla tavola dal XV secolo. Accanto ai redivivi filari di preziose viti sorgeranno anche un ostello, un ristorante e un orto riservato alla coltivazione delle specialità locali.
Con un titolo ad effetto da alcuni giornali è stato definito l’Indiana Jones dell’enologia. In effetti, il quarantaduenne Gianluca Bisiol, direttore marketing dell’omonima azienda vinicola familiare (con lui lavorano il padre, uno zio, un fratello e due cugini), è riuscito a riportare in vita un vitigno caratteristico della laguna veneta abbandonato da oltre mezzo millennio. La Dorona, questo è il nome dell’arbusto di cui si era quasi persa la memoria, è una vite che produce un’uva di colore paglierino, dai profumi varietali (cioè caratteristici del territorio), capace di produrre un vino simile al Soave, ma dal fondo salmastro. L’area di provenienza è una piccolissima isola dalla forma rettangolare, collegata da un ponte a Burano, dal nome di Mazzorbo. Qui un paio d’anni orsono, durante una gita in barca, Bisiol ha individuato una serie di tralci di Dorona ancora sani in un piccolo appezzamento nascosto alla vista da un dissestato muro di cinta e da un vecchio cancello arrugginito. Incuriosito, approfondisce la conoscenza di quello strano vitigno con la segreta speranza di riportarne alla luce i delicati frutti. Sta lavorando alla riscoperta del vino dimenticato, grazie anche all’aiuto di alcuni abitanti dell’isola, quando il Comune di Venezia emette un bando per la vendita proprio del terreno in questione. Concorrono in 12, fra cui Legambiente e la Camera di Commercio, ma vince il produttore trevigiano grazie al miglior progetto di riqualificazione di quella minuta parte di territorio. L’archeo – enologo si è aggiudicato l’appezzamento, poco più di due ettari, in cui erano allocate anche una casa, un campanile e un frutteto. Nelle intenzioni del giovane imprenditore dovrebbero sorgere accanto ai filari un ostello di sei camere, un ristorantino in grado di ospitare non più di trenta persone, affidato alle cure di Paola Budel chef di rinomata esperienza, e un orto in cui verranno coltivate esclusivamente prodotti legati al territorio, tanto che sono già all’opera una serie di consulenti, gli anziani del luogo, di provate capacità. Una vera e propria “isola del gusto”, nella quale trascorrere, circondati dal mare, periodi di salutare ozio, in compagnia di raffinate e desuete derrate alimentari. Il tutto, assicura il proprietario, a prezzi più che competitivi, per poter accogliere una clientela vasta e variegata. Il vino, che prende il nome di Venissa da alcuni versi di Andrea Zanzotto raffinato poeta lagunare, sarà disponibile a partire dal 2011 ed avrà una gradazione alcolica intorno ai 12 gradi. La prima vendemmia verrà effettuata nel 2010, e le prime bottiglie, non più di 8 mila, saranno in vendita a partire dall’anno successivo. “Ne abbiamo parlato al recente Salone del Gusto di Torino – ha dichiarato Bisiol -, abbiamo già ricevuto prenotazioni da collezionisti di tutto il mondo. Ma certamente arriverà anche nei ristoranti, e nelle enoteche di fascia alta”. Si può considerare una vera e propria sfida ancestrale fra terra ed acqua, con i venti marini ricchi di profumi e preziosi per l’azione disinfettante che esercitano sul vigneto a dimostrare come anche dalle uve cullate dagli abissi mediterranei possano nascere raffinati nettari per le tavole di un po’ tutto il mondo. La famiglia Bisiol non è nuova alla ribalta vinicola internazionale. Fin dal 1543 un antenato particolarmente dotato per la produzione del vino mise in piedi un piccolo centro di produzione in alcuni terreni acquistati nei dintorni di Treviso. Con gli anni l’azienda si sviluppò fino a comprendere oltre 100 ettari di preziosi vitigni, in gran parte occupati dal frizzante Cartizze, uno spumante prosecco di Valdobbiadene, giudicato dagli esperti tra i migliori al momento in commercio. Una produzione di altissima qualità presente in tutti i migliori ristoranti del pianeta che ha reso la famiglia veneta conosciuta a livello internazionale. Il recupero di un prodotto eccellente a distanza di oltre 600 anni è una sfida appassionante che ci fa intendere, una volta di più, l’importanza della riscoperta delle radici di un popolo dalle grandi risorse intellettuali e imprenditoriali come quello italiano.
Mario Rossi
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