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Ristoranti

24-11-2009

Un tavolo sui tetti di Parigi

Una nuova, brillante, trovata nell’area della ristorazione ci giunge dalla sempre “spumeggiante” capitale francese. Si chiama “Art Home” e può considerarsi una via di mezzo fra un’installazione artistica e un ristorante alla moda. Posti limitati, cucina di grande qualità, raffinatezza degli arredi e, soprattutto, lo splendido panorama dei celeberrimi tetti della Ville Lumiére. L’ennesima trovata degli imprenditori parigini capace di donare, ai selezionati avventori, emozioni uniche e dalla magia irripetibile.

        

In pratica il locale consiste in un grande parallelepipedo  di 63 mq in vetro e acciaio lungo 18 metri prodotto a Cherbourg nella Francia settentrionale e assemblato in loco, circondato da una sottile trama metallica e dotato di enormi vetrate aperte sull’orizzonte. E l’orizzonte in questione è uno dei più affascinanti e poetici della storia degli ultimi due secoli: i tetti in ardesia di Parigi. Un po’ tutti gli edifici storici della capitale hanno adottato, nel corso della grande ricostruzione voluta da Napoleone III in seguito alle difficoltà incontrate nella soppressione dei moti rivoluzionari del 1848,la soluzione suggerita ad Haussmann dall’architetto barocco francese François Mansart (1598 – 1666) che per primo frappose un vasto spazio vuoto, che verrà appunto denominato “mansarda” in onore al suo inventore, fra il soffitto dell’ultimo piano della casa e il tetto sostituendo, per la copertura di quest’ultimo, alle tegole in mattone lastre scure di ardesia, materiale impermeabile e assai resistente agli agenti atmosferici. Venne così a crearsi nella metropoli d’oltralpe quella distesa di superfici grigio scuro, che in contrasto con quello chiaro del cielo coperto ma illuminato da una luce tutta particolare, ha ispirato così tanti artisti e innamorati diventando uno dei principali segni distintivi della capitale. Ebbene “Art Home”, questo è il nome assegnato al ristorante dai suoi ideatori l’artista Laurent Grasso e il gourmet Gilles Stassart, permette ai pochi fortunati di degustare i prelibati manicaretti dello chef al cospetto di questo unico e affascinante panorama. La costruzione è situata sul tetto del Palais de Tokyo, che attualmente è sede del museo d’arte contemporanea, e domina una vasta parte della città nei pressi della Tour Eiffel. Il locale è fornito di un solo tavolo che può ospitare un massimo di dodici persone, le quali sono a diretto contatto con Stassart che cucina davanti ai loro occhi le diverse portate del menu studiato per l’occasione. I piatti cambiano giornalmente, ma la qualità del prodotto finale resta sempre di altissima qualità. Tra le altre proposte segnaliamo il pasticcio di patate con prugne, le ostriche servite con kiwi e gli immancabili macaron, con aggiunta di crema di barbabietole, per dessert. L’ingombrante struttura è stata installata con l’ausilio di una gru e resterà in funzione per un anno. E non solo. Per il pomeriggio sono organizzati workshop e corsi di cucina creativa al fine di renderlo un vero e proprio laboratorio gastronomico in grado di trasmettere esperienze e capacità culinarie di alto livello. Certo l’inusuale posizione fornisce alla costruzione un fascino tutto particolare e procura ai partecipanti sensazioni difficilmente replicabili in altre strutture similari. I costi sono commisurati al valore dell’iniziativa (60 euro per il pranzo e 80 per la cena) e, comunque, rientrano nella media di mercato. Grasso, già vincitore lo scorso anno del prestigioso premio intitolato all’artista surrealista novecentesco Marcel Duchamp, ha dichiarato di essersi ispirato per la sua creazione ai celebri nomiya, piccoli ristoranti giapponesi dove si respira un’atmosfera intima e conviviale. Il design degli interni ricalca lo stile minimalista, interamente in Corian bianco e con i pavimenti di legno grigio, mentre sopra il tavolo pendono numerosi led che riproducono lo scintillio della Ville Lumiére. Lo sponsor ufficiale, Electrolux nota azienda di elettrodomestici, ha pensato in occasione dei suoi novant’anni di attività di “offrire al pubblico un’esperienza olistica “ in cui arte culinaria, creatività e convivialità si fondono con l’architettura. Così l’”Art Home” ha sostituito al vertice della prestigiosa residenza al centro di Parigi l’”Everland Hotel”, di cui rendemmo conto nelle nostre rubriche, l’albergo monostanza ideato  dagli architetti svizzeri Sabina Lang e Daniel Baumann. Forse, nonostante la cattiva stagione, dalla tavola dell’originale ristorante parigino i fortunati avventori giungeranno alla medesima conclusione del compianto Rino Gaetano e con lui potranno affermare che “il cielo è sempre più blu”.

 

 

 

                                                          Mario Rossi

 

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