Ancora una volta Napoli e i napoletani si dimostrano all’altezza della tradizione che li vuole capaci di un’ ironia e di una simpatia che pochi altri possono vantare. Infatti, nonostante le difficoltà legate alle recenti vicende riguardanti la spazzatura e i crolli di Pompei, riescono a scherzare sui mali dell’Italia con la consueta arguzia. Sono, infatti, apparsi in alcuni locali del capoluogo partenopeo cartelli che ne sconsigliano l’ingresso a iscritti o simpatizzanti del partito guidato dal leader padano Umberto Bossi, assolutamente senza alcun accenno razzista, soltanto per autodifesa.
Si racconta che il giorno dell’entrata a Napoli delle truppe alleate, dopo la Liberazione dal dominio nazi-fascista già avvenuta ad opera dei cittadini grazie alle gloriose “quattro giornate”, il generale che guidava le truppe sia stato sollevato dalla geep a forza dai manifestanti euforici e portato a braccia dalla folla entusiasta fino sulla soglia di Palazzo Reale in Piazza Plebiscito. Senonchè, quando il graduato venne lasciato a terra si accorse di non avere più gli anfibi, nuovi e ben lucidati, ai piedi. Anche in quella occasione la divertente irriverenza partenopea si manifestò in modo plateale strappando un sorriso al burbero comandante americano. Per alcuni è un grave difetto per noi, amanti dello sberleffo e della derisione, una divertente dimostrazione dell’arte di arrangiarsi, di solito non violenta e, il più delle volte, bonaria. Basta fare attenzione, perché nelle città ferite, a qualsivoglia latitudine si trovino, di gente “costretta” a rimediare alle inevitabili mancanze di una società poco attenta alle necessità dei meno abbienti se ne trova parecchia. Da qualche tempo una parte della complicata “nazione italiana”, meno portata al divertimento e più attenta all’accumulazione degli “sghei” localizzata essenzialmente nelle aree del nord della penisola, tende a individuare nella parte meridionale dello stivale un centro di spreco di risorse economiche e sociali. Una polemica che risale quasi all’indomani della costituzione dello Stato Nazionale, quando i contadini ribelli del sud venivano perseguitati e soppressi come briganti dall’esercito dei Savoia. Ebbene le difficoltà a costituire una nazione, proprio alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità, da alcuni anni fanno la fortuna di un partito politico che intorno a questi temi ha costruito la sua strategia elettorale. Tale formazione che ha assunto il nome di Lega Nord, nonostante rimanga una frangia del tutto minoritaria nel panorama politico nazionale, risulta assai agguerrita e utilizza un linguaggio becero, ma efficace a trasmettere concetti non particolarmente complicati a persone scontente e amareggiate da una pressione fiscale dai più giudicata eccessiva e da un malcostume pubblico ormai giunti a livelli di guardia. Le bellezze naturali che hanno portato molte zone di questa parte d’Italia, grazie anche a illuminati e capaci imprenditori, all’eccellenza turistica internazionale, la produzione di derrate alimentari di qualità superiore esportate in tutto il mondo compreso il nord Italia, le personalità artistiche che continuano ad arricchire la cultura nazionale, appaiono insufficienti per i leghisti a fornire dignità alle popolazioni di questa parte della penisola. Dignità alla quale, però, i cittadini del meridione non intendono rinunciare. Infatti in alcuni ristoranti e pizzerie di Napoli (a proposito, è bene ricordare che qui è nato il prodotto italiano più esportato e conosciuto al mondo, appunto la pizza) è apparso un cartello che recita: “Dopo gli insulti ai napoletani in questo locale non sono graditi i leghisti”. Il divieto appare più un monito morale (come identificare con sicurezza un “leghista”? dalla maglietta o dalla cravatta verdi? dagli atteggiamenti prevaricatori verso la gente del sud? dall’accento bergamasco?), che intende manifestare un dissenso, che una vera e propria posizione antagonista. Una maniera per evidenziare una insensata discriminazione, piuttosto che crearne un’altra. L’iniziativa ha diviso gli esercenti, chi ha esposto il monito afferma di aver ricevuto i complimenti di molti turisti scesi dal nord, mentre qualcun altro, critico nei confronti della trovata, ha ricordato la proverbiale ospitalità della gente del sud come un bene a cui non rinunciare nonostante il livore di qualche esagitato. Noi intendiamo l’iniziativa come una provocazione, finalizzata a mantenere alti nella penisola i livelli di civiltà e di tolleranza che ne hanno da sempre caratterizzato gli abitanti di questa millenaria striscia di terra affacciata sul Mediterraneo, da qualunque parte dello stivale provenissero.
Mario Rossi
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