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Dopo 15 anni di continuo e costante incremento, le bollicine francesi rallentano il passo. I segnali di contrazione sono reali ma non certo disastrosi come la stampa nazionale, molto superficialmente, ha recentemente affermato È inutile negarlo: dalla fine del 2008 a oggi il mercato dello Champagne ha subito, come peraltro ogni altro settore del beverage, una forte contrazione. Facendo riferimento ai numeri in nostro possesso, il quadro generale ci dice che, dopo un lungo periodo di crescita, nel 2008 le spedizioni di Champagne registrano una pausa. Con 322.453.852 bottiglie spedite, si assiste a un calo del 4,8% rispetto al 2007. Questi risultati sono leggermente al di sopra di quelli registrati nel 2006.
Il mercato francese è quello che ha resistito meglio (-3,6%) rispetto all’Unione Europea (-6,5%) e ai paesi terzi (-6,2%). L’Italia, quinto paese all’export per lo Champagne, dopo il record storico raggiunto nel 2007 con 10.347.567 di bottiglie, fa registrare una pausa nel 2008, con 9.438.811 bottiglie (in calo dell’8,78%). Nel 2005 e nel 2006 le spedizioni di Champagne verso l’Italia erano state rispettivamente di 8,8 e 9,3 milioni di bottiglie. I numeri per i primi nove mesi del 2009, ancora provvisori e parziali, parlerebbero di un calo sul mercato italiano tra il 12% e il 20%. Questo affermano i numeri e a questo noi facciamo riferimento: non è nostra abitudine cercare il sensazionalismo o, peggio, la facile contrapposizione tra Italia e Francia. Non condividiamo l’impostazione e il taglio del pezzo di venerdì 4 settembre 2009, de Il Sole 24 Ore: “… Spumante batte Champagne 328 a 260 milioni di bottiglie…”. Non riteniamo sia possibile un paragone; lo spumante, ma di quale spumante stiamo parlando? Lo spumante italiano, è rappresentato in larga parte dal Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e dall’Asti; su un totale Spumante italiano di 328 milioni di bottiglie prodotte la cifra del Metodo Charmat è di 305 milioni. Significa che la quota del Metodo Classico Italiano (Franciacorta e Trento, in particolare), l’unico giustapponibile allo Champagne, è di 23 milioni di bottiglie. Il prezzo medio a bottiglia del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene è di circa 5 euro a bottiglia. Il prezzo medio a bottiglia di uno Champagne Brut s/a è di 23.00 euro a bottiglia. Viene da sé che, in un contesto economicamente difficilissimo, le referenza maggiormente colpite siano quelle della fascia medio-alta. Osservazioni queste che non vogliono togliere attenzione a un fatto, lo ribadiamo, incontrovertibile: quest’anno in Champagne si produrranno molte meno bottiglie principalmente perché il mercato non è in grado di assorbirne. Il Wall Street Journal afferma che si realizzeranno 260 milioni di esemplari, vale a dire 65 milioni in meno del 2008 e 80 in meno rispetto al 2007. A oggi, noi non siamo in possesso di dati certi: ci rimane il desiderio di analizzare con attenzione, cercando di comprenderne le cause e gli effetti in un momento difficile, il comparto dello Champagne, facendo riferimento alla grandissima capacità di fare sistema, alla storia, al blasone, alla forza che esso può vantare. Circa vent’anni fa, la crisi si manifestò in maniera analoga e l’intera filiera rispose con metodo e applicazione. Un monito per chi ritenga, in maniera superficiale e sbrigativa, di avere chiuso la partita con i cugini d’oltralpe. La storia non si cancella e Champagne è la storia e l’anima del vino con le bollicine. A tal riguardo abbiamo parlato con Domenico Avolio, direttore del Centro Informazioni Champagne che rappresenta in Italia il
Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (CIVC). Con sede a Epernay, il CIVC riunisce tutte le maison e i viticoltori della Champagne. Domenico Avolio, la stampa quotidiana nazionale ha recentemente pubblicato alcuni articoli che parlano di una netta flessione delle vendite di Champagne in Italia. Quali sono le sue considerazioni a riguardo? Gli Champenois sono da sempre abituati a ragionare sul lungo termine e i numeri gli danno ragione. Si pensi che nel 1947, anno dal quale il Comité Champagne raccoglie sistematicamente i dati dell’export, in Italia arrivarono 16.686 bottiglie. Da allora è stata fatta moltissima strada visto che lo scorso anno sono stati sfiorati i 9,5 milioni di bottiglie. È senz’altro presto per fare bilanci, il secondo semestre dell’anno è come sempre quello più importante. Lo Champagne è il vino internazionale per eccellenza e non si poteva pensare che non subisse ripercussioni dalla crisi mondiale. L’Italia si colloca comunque saldamente tra i primi mercati all’export per lo Champagne. Nel 2008 gli italiani sono stati i quinti consumatori al mondo per numero di bottiglie e, considerando la classifica a valore, diventano addirittura i terzi. Quali le tipologie che non avvertono rallentamenti? Le grandi Cuvée de Prestige, oppure, magari gli Champagne Base? Il dettaglio dei dati per tipologia di cuvée sarà disponibile solo a fine anno. Posso dire che l’Italia da anni si distingue per alcune scelte peculiari dei consumatori. Innanzitutto una grande fedeltà alla marca, la quota di mercato delle Maison nel nostro paese sfiora infatti stabilmente il 90%. In secondo luogo gli italiani da sempre privilegiano l’alta gamma, gli Champenois sanno quanto il nostro Paese apprezzi le cuvée speciali e gli Champagne millesimati che rappresentano rispettivamente il 6 e il 7% dei volumi esportati. L’altro aspetto interessante è la numerosità dei marchi che sono oltre 400. Si tratta naturalmente per la stragrande maggioranza di piccoli volumi, ma sono comunque il segnale di una passione e di un gusto per la ricerca di novità e di prodotti particolari che ci distingue nettamente da altri mercati. Un’ultima considerazione sui prodotti. Dopo un'euforia Rosé delle ultime due stagioni c'è qualche novità nel gusto degli italiani. Pas Dosé, o magari la delicatezza dei Blanc de Blancs? Direi che i rosé in questi anni sono riusciti a conquistarsi un loro spazio anche in Italia all’interno della gamma dello Champagne e non parlerei più di una moda passeggera. Il rosé, non a caso, è stato anche il tema centrale del nostro ultimo concorso internazionale “Ambasciatori dello Champagne”. Sulle altre tipologie, in effetti sembra che anche per gli Champagne non dosati stia crescendo l’interesse, segno che i consumatori sono pronti a recepire anche questo tipo di prodotto. Non dimentichiamo, comunque, che parliamo sempre di una nicchia di mercato e che la parte del leone continuano a farla i Brut.
Lo Champagne e la Champagne
322.453.852 le bottiglie di Champagne spedite su tutti i mercati (Francia inclusa) di cui: 66% delle Maison 34% da récoltants e cooperative
141.244.306 le bottiglie esportate di cui: 86% da parte delle Maison 14% da récoltants e cooperative
4,4 miliardi di euro il giro d’affari, di cui 2,2 miliardi all’export
4.765 i vignaioli che elaborano Champagne
65 le cooperative che commercializzano Champagne
289 le Maison
32.902 gli ettari in produzione di cui: 23.780 nella Marne 6.772 nell’Aube e nella Haute-Marne 2.350 nell’Aisne e Seine-et-Marne
1,215 miliardi le bottiglie in stock nelle cantine della Champagne
Gli italiani e lo Champagne
9.438.811 le bottiglie spedite verso l'Italia nel 2008
5 La posizione dell’Italia nella classifica mondiale dell’export a volume
3 La posizione dell’Italia nella classifica mondiale dell’export a valore
7,2% la percentuale di Champagne millesimati sul totale delle spedizioni
6% la percentuale di Cuvée Speciali sul totale delle spedizioni
454 i marchi presenti sul mercato italiano
88,61% la quota di mercato delle Maison
11,39% la quota di mercato di récoltants e cooperative
Fonte: Centro Informazioni Champagne |
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