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BARBUSINESS - 04.09.2009

Profumi d'alta quota

La degustazione mensile di Bar Business si è proposta di prendere in esame cinque vini che nascono in montagna, in condizioni climatiche e territoriali difficili. Sono etichette da scoprire e da apprezzare proprio per la loro natura scontrosa ma estremamente sincera

Chi vi scrive ha abitato per quasi vent’anni in un piccolo paese di montagna appollaiato tra le vette più austere delle Dolomiti Orientali, Calalzo di Cadore. Lì le vigne non crescono, nemmeno gli alberi da frutto, anche le verdure e le patate fanno fatica ad arrivare a maturazione. Il freddo per molti mesi l’anno e i sassi del sottosuolo inibiscono le coltivazioni. Ma alzando gli occhi è facile trovare una spiegazione e, nel contempo, un motivo per amare quei luoghi.
Chi ama la montagna e la pratica, vivendola, sa cosa significhi fatica, vento, tempesta, neve e imprevedibilità. Chi ama la montagna conosce la bellezza verticale delle cime, la luminescenza della Dolomia, la ruvidità della pietra, l’essenzialità della salita, la dolcezza del bosco, i colori dei prati, i profumi dell’erba, il calore del legno e la purezza dell’acqua.
La correlazione tra montagna e vino è quanto mai chiara.
I vini in montagna sono smunti, essenziali, profondi; non hanno bisogno di calore per esprimersi perché sono di poche parole, più inclini alle tortuosità dei ripidi sentieri, alla sofferenza per raggiungere la cima, un passo dopo l’altro, facendo attenzione a non cadere.
Le pendenze dei vigneti, a volte terribili e quasi impossibili da lavorare, come in Val Venosta, in Valtellina o in Val d’Aosta, raccontano di un’agricoltura epica, non meccanizzata, durissima da condurre. Qui è l’uomo che bada a tutto: alla cura delle vigne sui sassi, al raccolto, al trasporto, spesso sulla schiena, nelle ceste di vimini a zaino.
Coltivazioni tradizionali che regalano vini estremi, peculiari, dove il sole a malapena matura i grappoli e dove i venti freddi del nord portano fragranze sottili. Non sono vini per tutti, perché la montagna non è per tutti: per salire è necessaria la costanza, la forza, spesso la pazienza e un bagaglio leggero ed essenziale. Ma quando sarete sulla vetta, infilandovi un grosso maglione di lana, capirete la struggente bellezza, l’armonia e la bontà di queste bottiglie sobrie, educate e silenziose, in un delicato calar del sole…
 
Dalla Val d’Aosta
Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle, Blanc de Morgex et de la Salle Brut Extreme.
Questo è un vino che nasce vicino al cielo, dove morfologia e clima si attestano in situazioni talmente estreme da coinvolgerne il nome. Ci troviamo tra i più elevati vigneti d’Europa, dove il sottile equilibrio raggiunto tra rapporto dell’uomo e della vite è appeso a un filo di lana.
Oltre a queste altitudini la vite, classica rampicante delle zone temperate, si arrende, ma fino a questo punto, tra i 1000 e i 1200 metri, le piante di Prié danno un’uva magica, frutto della selezione naturale e dell’ambientazione. Le vigne di questa varietà, infatti, hanno un ciclo biologico molto ridotto rispetto alle cultivar più comuni e ciò proprio per sfruttare appieno i pochi momenti temperati di Morgex.
Segno di intelligenza della natura e vulnerabilità delle specie, dimostra che in ogni terra, in ogni luogo si sono selezionati naturalmente le uve per le rispettive condizioni climatiche e pedologiche e che il tentativo dell’uomo di creare un oligopolio delle varietà, potrà solo impoverire il nostro patrimonio enologico. Non ci si aspetti da una zona così alpina un vino ricco e sontuoso. La rifermentazione in bottiglia non si fa avvertire all’olfatto dove le sfumature varietali emergono. La finezza, la leggerezza si avverte nel colore, ci trasporta nei profumi, freschi e lievemente aromatici e accompagna il palato con tenerezza e soavità. La gioia nel berlo rimane nella sua delicata fragilità, donando piacere a sensibili e non superficiali bevitori. Se amate il Montepulciano d’Abruzzo, non sarà il vostro vino.
 
Les Crêtes, Chardonnay Frissonnière Cuvée Bois.
I vini delle montagne hanno un carattere comune: la finezza eterea. Poche altre cantine alpine riescono ad esprimere questo concetto con tale precisione, con discreta ma estrema eleganza, come lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes. Il vino è stato il pioniere di una realtà che oggi è riconosciuta a livello internazionale e anno dopo anno sembra migliorare in una curva che ha pochi legami con la realtà. Questa azienda ha dato una svolta, una traccia per tutta la viticoltura valdostana promuovendo non solo la cantina ma la regione nel suo intero.

Cuvée Bois è un vino che ha scarse relazioni con la maggior parte degli Chardonnay italiani. Il suo carattere emerge dalle sfumature, lievi percezioni, cose non dette, nuvole e vento.
Si nota al colore, dove un paglierino intenso non perde la venatura del verde che mantiene e dona con vivacità; nei profumi, riflessi di estrema finezza si susseguono in un alternarsi di frutta e aromi tostati di cacao, caffè, fiori secchi; e poi fieno ed erbe aromatiche, il profumo delle malghe, degli aromi caseari. Il palato è pulito, nuovo, pietre e sale, il crinale di una montagna innevata, un soffio gelido. Un vino che trova riferimenti in altri tempi, in altre zone (siamo molto vicino sensorialmente a Chablis), dove il vitigno è espressione lieve ma profonda dei suoi potenziali. Semplicemente molto, molto buono, che stupisce nella sua franchezza e non ricerca immediati estimatori ma appassionati sinceri.

 

Dalla Valtellina
Sandro Fay, Valtellina Sforzato Ronco del Picchio.
La Valtellina è un luogo speciale e dona vini altrettanto unici. La sua grandezza nasce con la storia, ancora prima della comparsa dell’uomo. Una valle atipica nella conformazione geomorfologica, singolare nell’esposizione longitudinale, che permette (solamente nel lato  nord e quindi esposto a sud) una perfetta maturazione dell’uva Nebbiolo. Tanto è vero che la natura e l’uomo hanno mantenuto praticamente solo questo vitigno, noncuranti di mode, tendenze o capricci effimeri. In simili territori non vi è spazio per leggerezze e i risultati appartengono al duro lavoro nei terrazzamenti, montagne a gradoni che rendono raro il paesaggio della Valtellina. La famiglia Fay da molti anni lavora seguendo criteri di legame con la terra e modernità e i figli di Sandro, Elena e Marco, sono ormai parte integrante dell’azienda.  Ronco del Picchio è un Valtellina Sforzato che acquisisce la sua potenza nell’appassimento, nell’arricchirsi per disidratazione. Le uve distese compiono un ulteriore sforzo, creando un vino con la complessità dei Nebbiolo delle Langhe e con la struttura e morbidezza degli Amarone della Valpolicella. Il colore affascina con quella trasparenza e integrità del rubino lucente, i profumi coinvolgono, piccoli frutti rossi e neri, le confetture, gli sciroppi, i fiori di rosa e violetta appassiti. Il gusto mantiene una freschezza tale da inebriare il palato con sensazioni gustolfattive che, oltre alla frutta, richiamano spezie e radice di liquirizia e aromi cremosi e tostati del legno. Un vino, una denominazione, una zona vinicola che meriterebbe maggior attenzione, non solo in virtù delle fatiche compiute ma per gratificare un’area che semplicemente e per strutture aziendali familiari, non ha mai avuto molto a che fare con il marketing. Fortunatamente.
 
 
 
Dalla Val Venosta
Riesling, Falkenstein.
La Val Venosta è un luogo magico e silenzioso. Qui ci crescono le mele, molto famose, le albicocche meno famose ma altrettanto buone e uve smunte, dal grande potenziale aromatico che danno incredibili vini. Sembra un lembo di Alsazia per il clima e un lembo di Austria per l’ordine naturale delle cose.
A Naturno si trova la tenuta Falkenstein. Un piccolo scrigno, una piccola cantina dove si punta alla qualità senza troppi fronzoli.
Per raggiungere la Rocca del Falco (Falkenstein, appunto) sono dolori. Tornanti ripidissimi e una pendenza del 12%. Arrivati in alto si può intuire la dedizione al lavoro di Franz Pratzner, solo osservando le sue vigne che crescono su verticali pendii.
Del Riesling si innamorano solo le persone profonde e malinconiche. Questo è un Riesling per l’anima; è come entrare in una vecchia casa di montagna, da molto tempo chiusa: si avverte la presenza di quell’inconfondibile, intenso richiamo agli idrocarburi che scaturiscono dalle profondità della terra. Gas aereo, combustibile volatile che, dopo pochi minuti, accoglie il calore del fieno raccolto e conservato per l’inverno.
E poi ci sono i profumi del ginepro, dell’ortica, del sambuco, della salvia, delle pietre, del minerale-fossile inumidito dalla pioggia.
Al palato il vino è teso, nervoso, non semplice e sereno; abbastanza intenso, polposo, in perfetto equilibrio tra accenti vegetali e fruttati. Un’ottima versione, forse la migliore, di Riesling Renano coltivato in Italia.

Pinot Noir Castel Juval.
La strada da Bolzano verso la Val Venosta sale dolce e tortuosa; prima di Castelbello si svolta sulla sinistra e ci si inerpica per una gola stretta della collina.
Una casa in sasso e legno sta arroccata su una roccia a strapiombo, sulla groppa della montagna. È il maso Oberortl della famiglia Aurich, il luogo dell’azienda agricola Unterortl, che produce meravigliosi vini; Castel Juval il nome delle etichette.
Qui il panorama è unico: le pareti di pietra si mangiano il bosco, sono lastre di rame e argento, sfogliate dal vento. Le vigne, quasi per un miracolo della fisica, si sfidano in equilibri difficili. Crescono sulla roccia e corrono ripidissime verso valle, con un dislivello di duecentocinquanta metri.
La poca terra che cresce sopra le pietraie di Gneis si scalda rapidamente come in un imbuto di sasso. Questo fatto, oltre all’esposizione favorevole, determina un microclima unico, caratterizzato da elevate temperature diurne, da notti fresche e da una corrente d’aria costante. Ora il Pinot Noir. In espressione austera, montana, raffinata; di colore rosso tenue con striature riflettenti il viola. Al naso il vino è armonia: piccolo frutto rosso, lampone, fragolina del bosco, mora e ribes rosso; c’è posto anche per l’erba del bosco e il muschio soffice.
Al palato c’è equilibrio, molta raffinatezza, sensibilità anche. Un vino che vuole essere solo ciò che è: fedele al luogo in cui è nato in tutto e per tutto. Uomo di montagna.


Indirizzi aziende
Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle
La
Ruine
Chemin des Isles, 19
Morgex (AO)
tel. 0165.800331
www.caveduvinblanc.com

Les Crêtes
Loc.
Villetos, 5
Aymavilles (AO)
tel. 0165.902274
www.lescretesvins.it 

Sandro Fay
Loc.
San Giacomo di Teglio
via Pila Caselli, 1
Teglio (SO)
tel. 0342786071
elefay@tin.it

 
Falkenstein - Franz Pratzer
via Castello, 15
39025 Naturno/Naturns (BZ)
tel. 0473.666054
www.falkenstein.bz 
 
Tenuta Unterortl – Castel Juval
Fraz.
Juval, 1B
39020 Castelbello Ciardes/Kastelbell Tschars (BZ)
tel. 0473.667580
www.unterortl.it

                                                                

                                                             Marco Pozzali

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