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Nuove forme di acquisto, successo di formati ridotti, luoghi di consumo alternativi e attenzione all’ecosostenibilità. Sul fronte della commercializzazione nel mondo del vino si vanno delineando trend inediti. Mentre su quello della produzione si fa ancora più appassionata l’attenzione per ricerca e sperimentazione
Per quanto incerti possano essere i tempi che ci troviamo ad attraversare, l’idillio tra gli italiani e il vino non pare subire troppi scossoni. E se i veri esperti e super appassionati, i cosiddetti wine lover, disposti a far pazzie per quell’annata di quell’etichetta di quel produttore, sono, in realtà, ancora pochi, ad apprezzare un buon bicchiere è la stragrande maggioranza dei nostri connazionali (il 76,3%). Non solo. Il vino è considerato dal 42,7% un imprescindibile elemento del proprio quotidiano ed è collegato, dal 17,3%, al divertimento, alla socialità e alle uscite con gli amici. Anche i numeri emersi da uno studio di BocconiTrovato&Partners per conto del Centro Studi Veronafiere-Vinitaly, presentato durante l’ultima edizione della kermesse veronese, lasciano ottimisti sul futuro del comparto. Ottimisti ma non insensibili alle nuove tendenze che anche in questo campo che si vanno delineando: non solo nei comportamenti d’acquisto dei consumatori, ma anche nelle proposte dei produttori. Avendo, per esempio, a disposizione un portafoglio più leggero, gli enoappassionati aguzzano l’ingegno e cercano vie alternative al classico acquisto in enoteca, dal baratto ai gruppi d’acquisto, passando per le garage sales. Mentre dalle cantine escono nuovi formati.
Baratto e gruppi d’acquisto, le nuove strade dell’approvvigionamento
È il baratto uno dei trend che si va maggiormente diffondendo tra gli appassionati. Le bottiglie vengono sempre più acquistate, scambiate, cedute, senza troppo badare al loro reale valore, quanto piuttosto alla reciproca soddisfazione. E, per agevolare lo scambio, si moltiplicano siti specializzati, blog e forum dove gli enonauti possono trovare o inserire annunci per scambiare le proprie etichette. A farsi avanti, poi, anche in questo settore, sono i Gav, i gruppi di acquisto, che, costituiti in genere da 5-10 persone informatissime su quanto accade nel mondo del vino, si rivolgono direttamente ai più importanti produttori (soprattutto italiani e francesi), evitando, così, la mediazione del punto vendita. Dai patiti dello Champagne agli innamorati del Pinot Noir, dai fan del Barolo ai più incalliti brunellisti, i gruppo d’acquisto presentano caratteristiche comuni e peculiari: più diffusi al Nord e Centro Italia, sono composti sia da uomini che da donne, di reddito medio e con un’età compresa tra i 35 e i 55 anni. Hanno, invece, una matrice statunitense le cosiddette garage sales, veri e propri mercatini del vino tenuti nel giardino di casa, che si cominciano a vedere anche da noi.
La riscossa delle mezze bottiglie
A cambiare sono anche i formati. Dopo essere stata snobbata per anni, per esempio, oggi la mezza bottiglia sta vivendo un momento d’oro, e un numero crescente di cantine ha deciso di ampliare la propria gamma con la taglia ridotta. I motivi del nuovo corso sono diversi, dal ridimensionamento dei consumi al salutismo, senza dimenticare le limitazioni imposte dai controlli anti-alcol, sempre più severi per chi si mette alla guida dopo aver bevuto un bicchiere di troppo.
In effetti, di questi tempi i vantaggi della mezza bottiglia non sono sottovalutabili, visto che consente di degustare un buon vino a fronte di una spesa contenuta e senza correre il rischio di doverne sprecare, avanzandolo. Dalla coppia, dunque, a chi, fuori per lavoro, si trova a pranzare da solo, il formato ridotto di una buona etichetta è sempre più richiesto.
Tra i produttori pronti a cogliere la nuova esigenza figura la friulana Venica & Venica, che, dal Collio, quest’anno ha proposto due suoi vini di punta in formato ridotto. “Da consumatrice ed eno-appassionata – afferma Ornella Venica – ho sempre avvertito l’esigenza di poter bere un solo bicchiere di vino al ristorante, magari a pranzo, senza necessariamente ordinare un’intera bottiglia. Oggi la congiuntura economica negativa e la necessità di un consumo moderato concorrono al successo del formato da 375 ml, che consente anche a due persone di degustare un calice di vino a testa senza il timore dell’etilometro e senza spendere grandi cifre”.
Non sono da meno, lungo lo Stivale, altri grandi nomi dell’enologia nazionale, da Angelo Gaja alla Tenuta San Guido, che qualche anno fa ha firmato un Sassicaia in formato ridotto, fino a Pieropan, Jermann e Castello Banfi. Anche i ristoranti italiani, quindi, sono pronti ad adeguarsi a quanto, all’estero, in realtà accade da tempo: dalla Francia agli Stati Uniti, la mezza bottiglia non è mai stata snobbata, nemmeno dagli indirizzi più raffinati. Tanto che i cugini d’oltralpe la prevedono anche per i grandi bordolesi già dagli anni 50.
Ha fatto molto di più Fontanafredda, la storica azienda vitivinicola di Serralunga d’Alba, nel cuore delle colline del Barolo, che ha completamente ripensato i formati delle proprie etichette, presentando in occasione dell’ultimo Vinitaly Volumi Bollati: bottiglie da mezzo litro, un litro e un litro e mezzo, vale a dire la quantità di vino (due bicchieri a testa), adatta, rispettivamente, a un pasto di due, quattro e sei persone. Si tratta di tre contenitori originali, realizzati da Saint Gobain Vetri in collaborazione con l’azienda, con vetro riciclato all’85%: un’attenzione tutta verde confermata dalle stesse etichette, di dimensioni ridotte, in nome del risparmio della cellulosa. Con il nuovo packaging si presentano vini pregiati ma dal prezzo accessbile: Serralunga Barolo, Briccotondo Piemonte Barbera, La Lepre Diano d’Alba, Pradalupo Roero Arneis, Marne Brune Nebbiolo d’Alba.
Il nettare di Bacco cerca nuove location
Oltre al contenitore cambiano e si moltiplicano anche format e luoghi di consumo. Alla Vineria Sinibaldi Ferrari di Milano, per esempio, in un ambiente accogliente che sposa mobili di design e pezzi di antiquariato, il vino va a braccetto con la psicologia, considerato che i proprietari del locale, due affermati psicoterapeuti, conducono gli ospiti alla scelta del vino più giusto. Per chi, poi, oltre al buon bere è attento anche all’impegno sociale, a Roma e a Palermo, grazie all’Associazione Libera Terra di Don Luigi Ciotti sono nate le Botteghe dei sapori e saperi della legalità, i primi negozi antimafia in cui l’avventore può acquistare e degustare i vini prodotti dai terreni confiscati alla criminalità.
In Veneto, invece, ad Arcade, in provincia di Treviso, Barbarossa è la prima enoteca 100% bio (con cucina bio e materie prime rigorosamente certificate) in Italia. La paternità dell’idea spetta a Settimo Pizzolato, viticoltore trevigiano che da una decina di anni ha riconvertito l’azienda viticola di famiglia alla produzione di vini biologici e che con il nuovo locale ha realizzato il sogno di allestire un luogo dove la tradizione del buon bere e del buon mangiare si potessero conciliare con l’agricoltura biologica.
Nel nome dell’ecosostenibilità
Dal bio all’ecosostenibilità il passo non è troppo lungo. In tutto il settore non mancano le iniziative all’insegna delle quattro “erre”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. E così per il packaging si iniziano a esplorare nuove strade. Ne sono un esempio le bottiglie slim, che, più leggere delle tradizionali, consentono di ridurre le emissioni di gas serra e la dispersione di vetro nell’ambiente, ma anche gli appositi contenitori studiati per la raccolta e il recupero dei tappi di sughero, 100% naturali e illimitatamente riciclabili.
In quanto ai materiali, le sperimentazioni sono davvero a 360 gradi. Nei mesi scorsi, per esempio, la Casa Vinicola Caldirola ha presentato le lattiglie, bottiglie metalliche in alluminio da 0,75 l, completamente riutilizzabili, a brand W! Al Generation. Un modo, da parte dell’azienda, di andare a colpire un target diversificato di consumatori: anche un pubblico giovane, più sensibile ad ambiente, novità e sperimentazioni. Per il momento la linea si compone di tre referenze: Cabernet Veneto Igt, Chardonnay Veneto Igt e Rosato Salento Igt.
Dall’Australia, invece, giunge una notizia che promette di far torcere il naso a quei puristi che già non vedono di buon occhio i tappi a vite: le bottiglie di plastica, progettate per assomigliare a quelle di vetro, grazie alla nuova tecnologia diamond clear, e con una durata di 12 mesi. In questo caso, l’idea è del colosso Foster’s, uno dei maggiori gruppi mondiali nel settore del wine & beverage, che, in nome dell’eco-sostenibilità, ha imbottigliato due dei suoi vini a marchio Wolf Blass, un bianco secco e frizzante e un Cabernet Sauvignon, in bottiglie riciclabili (in Pet) da 750 ml. Funzionerà? Stiamo a vedere. Come dicevano gli antichi, il futuro è sulle ginocchia di Giove. Pardon, di Bacco.
In Toscana si sperimenta il vino di domani
Realizzare un polo d’eccellenza nel campo della ricerca e dell’innovazione applicata al vino. È con questo obiettivo che a Sambuca (Fi), nel cuore della Toscana, è nata la più grande cantina sperimentale d’Europa, promossa dal Consorzio Tuscania, che riunisce 13 delle più importanti aziende vinicole toscane (da Antinori a Ricasoli, da Marchesi Mazzei a La Badiola), convinte che il settore produttivo del vino necessiti di innovazione e che tale obiettivo sia raggiungibile anche attraverso la ricerca applicata. Per questo sono proprio due i filoni percorsi dal progetto: la sperimentazione viticola in vigna e la ricerca enologica. Non per niente la nuova struttura può contare su 76 vinificatori da 10 ettolitri l’uno e 148 serbatoi da 100 litri cadauno per lo stoccaggio dei vini sperimentali. Non solo. A partire dal 2006 sono state attivate dal Consorzio Tuscania 12 linee di ricerca in collaborazione con diversi enti ed istituti di ricerca pubblici e privati, a cominciare da una ricerca relativa alla tecnica di gestione del vigneto e alla sua influenza sulle piante e sulla qualità delle uve in quattro vigneti distribuiti in diverse aeree di coltivazione del Sangiovese e del Cabernet Sauvignon della Toscana (Chianti Classico, Monteregio di Massa Marittima, Bolgheri). Nei vigneti, inoltre, vengono sperimentate tecniche di telerilevamento aereo e analisi multispettrale per determinare lo stato fisiologico delle piante e rilevare i dati macro e microclimatici.
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