Continua, senza sosta, il trend positivo delle bollicine italiane. Il 2006, infatti, ha registrato una crescita dei consumi del 10%, sia sul mercato nazionale che all’estero, arrivando così a tagliare il nuovo traguardo degli ultimi dieci anni: 276 milioni di bottiglie vendute, per un fatturato al consumo di circa 1,960 miliardi di euro. Le ottime performance dello scorso anno sono più che confermate dal primo semestre del 2007, nel quale le vendite di spumanti italiani hanno messo a segno un’ulteriore crescita del 9,9%, come emerge dal sondaggio a campione e dal monitoraggio compiuto su 700 singole imprese spumantistiche nazionali dal Forum Spumanti d’Italia, che a Valdobbiadene (Tv) ha celebrato lo scorso settembre le bollicine italiane, con degustazioni, banchi d’assaggio e la presentazione degli ultimi dati del settore. Se i volumi hanno conosciuto sviluppi interessanti, non altrettanto, però, si può dire in termini di valore, sia per il calo del prezzo medio registrato a inizio anno che per il maggior sviluppo degli ordini indirizzatosi verso prodotti dal costo più contenuto. Su questo fronte, in particolare, un’indagine svolta dal Centro studi vitivinicultura economia spumanti (Ceves) e dall’Osservatorio nazionale economico spumanti (Ones) ha verificato che i prezzi al consumo di spumanti e champagne nella Gd nel corso degli ultimi due anni sono rimasti pressoché invariati. A prezzi costanti, quindi, sono aumentati i volumi: segno che il costo rappresenta ancora un fattore strategico per l’acquisto di una bottiglia di spumante rispetto ai vini rossi di qualità, per i quali appare, invece, determinante il marchio d’origine.
In quanto ai consumi, l’inchiesta svolta dal Forum Spumanti d’Italia su 1.800 consumatori appassionati-abituali (che acquistano e degustano, cioè, oltre 12 bottiglie all’anno), conferma che non esistere ancora una cultura al consumo quotidiano e continuo di bollicine, visto che la bottiglia di spumante è ancora legata per l’80% a occasioni di festa e oltre il 70% delle vendite e dei consumi totali di un anno avvengono in neanche un mese: dicembre. Eppure, proprio da questo punto di vista, dai risultati di un sondaggio condotto nei mesi scorsi dal sito winenews.it (uno dei più cliccati nel mondo del vino) presso i propri enonauti e wine lover sul consumo estivo di spumante e sulle tipologie di bollicine più gettonate nei mesi caldi, parrebbe emergere uno scenario più incoraggiante: lo spumante starebbe gradualmente abbandonando il suo ruolo storico di vino della festa o da aperitivo, per legarsi sempre più alla compagnia e alla tavola tout court. In base all’indagine, infatti, condotta in collaborazione con Vinitaly, sarebbero ben 48 le bottiglie di bollicine stappate annualmente dagli amanti del buon bere (consumate dall’80% degli enonauti indistintamente al ristorante e a casa, anche se un solido 20% le privilegia esclusivamente entro le mura domestiche). Emerge, inoltre, con nettezza, la preferenza verso il prodotto made in Italy: il 66% dei 1.750 partecipanti al sondaggio, infatti, dichiara il proprio amore verso le bollicine del Bel Paese, contro il 34% che esprime, invece, la propria preferenza per prodotti esteri, Champagne in testa. In quanto alla zona di produzione, quella più gettonata risulta la Franciacorta (32%), tallonata da Valdobbiadene e Conegliano col suo prosecco (30%), seguita dall’Asti (10%) e dal Trentino (7%). La top ten dei marchi più amati dagli enonauti, infine, vede in testa Bellavista, seguita da Berlucchi, Ca’ del Bosco, Ferrari, Bisol, Contadi Castaldi, Martini, Rotari-Mezzacorona, Gancia e, a pari merito, Uberti, Monte Rossa, Cavit, Cesarini Sforza, Banfi e Antinori.
In fatto di abbinamenti, poi, gli interpellati dimostrano di lasciarsi sempre più attrarre dalle bollicine a tutto pasto, mostrando, tra l’altro, una nuova predilezione per gli spumanti rosé brut che stanno riscuotendo un’attenzione crescente, tanto da risultare ben più di una moda passeggera come si pensava lo scorso anno, e rischiare di aggiudicarsi la palma di vino più richiesto nel 2007, in virtù della loro ricchezza di aromi e delle infinite possibilità di abbinamento.
Dunque, il sondaggio di WineNews parrebbe mettere in evidenza una tendenziale destagionalizzazione del consumo di bollicine. Che è innegabile, è vero, ma ha ancora molta strada da percorrere. Se si analizzano, infatti, le performance dello spumante nelle ultime festività, come ha fatto un’indagine Ismea-ACNielsen per l’Osservatorio del Forum Spumanti d’Italia, emerge che dal 10 dicembre al 6 gennaio scorsi nelle case degli italiani sono saltati oltre 85 milioni di tappi a fungo e gabbiette, fra acquisti e regali, e altri 15 milioni sono stati consumati fuori casa, nei ristoranti e negli alberghi, per una spesa globale di circa 850 milioni di euro. Scendendo più nello specifico, sei bottiglie su dieci acquistate nel mese di dicembre sono state di spumanti dolci e aromatici nazionali (Asti docg e Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene in testa con altre 30 milioni di bottiglie) cui si aggiungono 35 milioni di altre bottiglie di spumante ottenuto con il metodo charmat, oltre a 10 milioni di bottiglie di spumante classico e Talento con Franciacorta docg e Trento doc ai vertici.
Tra gli altri dati d’interesse messi in luce dall’Osservatorio del Forum Spumanti d’Italia figura, non da ultimo, l’incremento del consumo di spumante tra le mura domestiche, testimoniato dall’aumento degli acquisti in grande distribuzione e direttamente in cantina, come confermano le imprese spumantistiche in particolare di territori come la Franciacorta e Valdobbiadene. In particolare, ad aggiudicarsi le preferenze dei consumatori sono gli spumanti secchi e brut, visto che nei primi sei mesi dell’anno appartenevano a questa tipologia ben 8,5 bottiglie su dieci. Se crescono i consumi domestici, nei ristoranti e nelle enoteche, invece, il trend positivo è più limitato, mentre nei bar il 60% degli aperitivi è a base di vini bianchi e spumanti nazionali. Si conferma, comunque, la preferenza verso vini più giovani e meno impegnativi per bevibilità e con un prezzo più contenuto.
Sono decisamente incoraggianti, infine, anche i risultati ottenuti dalle bollicine made in Italy all’estero, rilevati dall’Osservatorio del Forum per primi sei mesi del 2007. In termini di incremento a valore, il dato più eclatante viene dagli Usa, dove si registra un +24% contro un +19% dei volumi. Un segnale positivo viene anche dalla Germania (+18% rispetto al primo semestre del 2006) che sta riprendendo un buon ritmo di crescita, ed è interessante è anche l’incremento dell’export verso Spagna e Francia, mercati tradizionalmente chiusi a causa della loro predilezione per le bollicine locali. Soprattutto verso la Francia, invece, cresce ora l’esportazione di Asti docg e Prosecco doc. Infine, il notevole successo del vino italiano nel Regno Unito, dove è destinato oltre il 10% del totale export, ha trainato anche la tipologia spumante, che ha segnato un +16,5% rispetto al primo semestre 2006. Il vero exploit, però, si registra in Russia con un +60% in quantità e un +70% a valore.