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BAR BUSINESS - 18.05.2007

Il vigneto Italia

Vinitaly ha confermato anche nella sua 41esima edizione una vocazione internazionale. I vini italiani hanno infatti attratto gli operatori esteri, la cui presenza è cresciuta del 15%

 

Un successo internazionale. Questo è il giudizio finale relativo alla 41esima edizione di Vinitaly, rassegna che ha messo in vetrina dal 29 marzo al 2 aprile scorso il meglio della produzione vinicola italiana, ma non solo.

I numeri parlano chiaro: incremento del 15% degli operatori esteri, che hanno raggiunto le 38mila presenze (erano 33mila nel 2006) su 150mila totali (+4% rispetto all’edizione precedente), provenienti da oltre 100 paesi, oltre a 2.600 giornalisti in rappresentanza di 52 nazioni.

La manifestazione veronese ha visto la partecipazione di 4.300 aziende di 30 paesi su 86 mila metri quadrati netti espositivi.

“Vinitaly è l’unica manifestazione al mondo che può vantare trend di crescita degli spazi venduti negli ultimi anni superiori al 5%, contro l’1-2% di altre rassegne – ha sottolineato Luigi Castelletti, presidente di Veronafiere – Così come può assicurare un elevato numero di contatti per espositore superiore a 30 contro gli 11-15 delle altre fiere, con un grado di soddisfazione degli espositori che raggiunge il 95% del totale”.

Gli fa eco il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani. “La rassegna rappresenta un vero e proprio sistema integrato di promozione al servizio non solo dell’enologia nazionale, ma del sistema paese nel suo complesso per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che mette a frutto la sua esperienza e i suoi contatti tutto l’anno –

ha affermato Mantovani – Sono in avanzata fase di organizzazione tutte le tappe estere del 2007. Dopo l’India nel gennaio scorso, alla Russia in giugno a Mosca e San Pietroburgo seguiranno il Vinitaly US Tour a ottobre, con tappe a Chicago, Los Angeles e San Francisco, Vinitaly Japan a Tokio a fine novembre e subito dopo Vinitaly China a Shanghai”.

Come abbiamo detto prima, il carattere internazionale di Vinitaly è stato ancor più accentuato in quest’ultima edizione. È sintomatica la presenza, per la prima volta durante la rassegna, di un numero maggiore rispetto al passato di importatori indiani, giapponesi, russi e dell’Est europeo, oltre a quelli tradizionali. Un segnale dell’interesse che la manifestazione ha raggiunto anche oltre i confini italiani.

 

I pareri degli espositori

Ma cosa ne pensano le aziende espositrici su questa 41esima edizione? I giudizi sono decisamente lusinghieri. “Il bilancio è molto positivo – ha dichiarato Gianni Zonin – Pensavamo che vista la concomitanza di Vinexpo sarebbe stato un Vinitaly in tono minore; invece, ha superato anche l’edizione dello scorso anno, con una grande presenza di operatori professionisti, che sono quelli che noi vogliamo”.

Sulla stessa linea Piero Mastroberardino, presidente di Federvini. “La quantità e la qualità dei contatti commerciali sono state eccellenti da Nord America, Cina, Giappone, Russia, ma anche da paesi di nicchia come le Maldive – ha sottolineato Mastroberardino – Una sorpresa è stata la presenza di molti scandinavi, nonostante  si sia svolto solo poco tempo fa un evento internazionale geograficamente più vicino all’Europa del Nord”.

“Una fiera energetica – così l’ha definita Andrea Sartori, presidente dell’Unione italiana vini – con contatti molto buoni dall’Est europeo e dal Nord America”.

“Vinitaly – ha dichiarato Tiziana Frescobaldi – si conferma un evento al quale non si può mancare. Il nostro stand ha spesso fatto registrare il tutto esaurito. Alto il livello dei clienti sia dall’Italia che da alcuni paesi emergenti, come Russia, India, Pakistan e Medio Oriente.

Molti operatori sono arrivati da Germania, Regno Unito e Svizzera e tanti altri da Bulgaria, Romania, Polonia, Turchia e Cipro. Siamo felici di questo, perché è un segno che a livello commerciale le cose stanno andando bene”.

Alcuni espositori hanno sottolineato la crescita complessiva di Vinitaly sotto l’aspetto dei servizi e della programmazione. “Questa crescita ha permesso a Vinitaly di diventare l’unica manifestazione al mondo che è riuscita a coniugare in modo positivo i contatti business to business e quelli business to consumer, rivolti a un consumatore molto attento” ha evidenziato Giacomo Rallo di Donnafugata.

Questi concetti sono stati sottolineati anche da Michele Bernetti di Umani Ronchi: “La fiera è stata più interessante degli altri anni ed è migliorata anche dal punto di vista organizzativo, con tutto il materiale necessario arrivato con un buon anticipo”.

D’accordo con Bernetti anche Sandro Chia di Castello di Romitorio. “L’impressione è stata totalmente positiva – ha affermato Chia – C’è stata una crescita sia nella professionalità sia nello stile. Gli operatori stranieri, assai numerosi, avevano interessi reali e pratici”.

La stessa opinione è stata espressa anche da Jacopo Biondi Santi di Castello di Monterò. “Abbiamo avuto molti più contatti dello scorso anno e ho visto presenti molti stranieri, in particolare cinesi e indiani”.

Un altro aspetto positivo segnalato è il successo degli appuntamenti formativi realizzati. “Ho apprezzato molto i focus di approfondimento sui mercati esteri – ha dichiarato Angelo Gaja – ma anche i contatti commerciali esteri, con i primi due giorni eccellenti dal punto di vista del business”.

“La cosa più positiva è stata la forte presenza di operatori molto attenti al progetto di marketing territoriale” ha detto Gianluca Bisol, che ha segnalato molti contatti qualificati con operatori americani, anglosassoni e asiatici, in particolare indiani.

Giudizi molto positivi sulla manifestazione sono venuti anche dalle realtà cooperative. “Vinitaly ha dato soddisfazione anche alle cantine cooperative, che come quella di Soave, sono state premiate per la qualità raggiunta e hanno potuto qui presentare ai buyer stranieri vini diversi perché più legati al territorio” ha sottolineato Luigi Pasetto, presidente del settore vitivinicolo di Fedagri e della Cantina sociale di Soave.

Da sottolineare che la ripresa dell’export interessa anche i vini meno noti. Infatti, i buyer stranieri sono stati molto attivi nella ricerca di nuovi prodotti e partner commerciali in regioni come Campania, Marche, Basilicata, Liguria, Trentino-Alto Adige e Puglia, che hanno voluto premiare la qualità globale del vigneto Italia.

“La sintesi di questo Vinitaly è rappresentata da innovazione e concretezza – ha spiegato Flavio Piva, condirettore generale e direttore mercato di Veronafiere – Il successo è dato soprattutto dal numero dei contatti di affari che le aziende espositrici hanno avuto proprio con buyer e operatori provenienti da tutto il mondo, che hanno dimostrato un interesse crescente per i vini italiani e per quelli dei nostri espositori esteri cresciuti in numero e presenze”.

 

L’importanza dell’enoturismo

Durante il Vinitaly si è svolto il convegno “Come cambia il Turismo del Vino”, organizzato dal Movimento Turismo del Vino, ed è stata presentata la ricerca “Il Wine Lover”, commissionata da Vinitaly.

Due occasioni per sottolineare come l’enoturismo rappresenti una grande risorsa economica per il nostro paese.

 “Il Movimento Turismo del Vino con le sue 1.000 aziende associate ha come obiettivo quello di promuovere la cultura del vino e dell’accoglienza in cantina” ha evidenziato Chiara Lungarotti, presidente dell’associazione.

Un obiettivo che viene perseguito costantemente. Oggi, infatti, la degustazione dei vini direttamente in azienda è una pratica sempre più diffusa fra gli enoappassionati (coinvolgendone il 53% secondo lo studio sul “Wine Lover”), così come percorrere itinerari del vino sta diventando una vera e propria abitudine (27,8%).

“L’enoturismo, infatti – ha dichiarato Valentino Valentini, presidente dell’associazione Città del Vino – è una realtà in continua crescita, che già oggi conta 540 comuni italiani. Il vino ha praticamente plasmato il sistema locale, con un flusso di visitatori raddoppiato negli ultimi due anni”.

L’attività coinvolge tutti i soggetti del mondo turistico che, per le sue potenzialità, necessita oggi di un ulteriore sforzo da parte delle istituzioni, non solo stanziando maggiori risorse, ma favorendo soprattutto una visibilità nazionale e internazionale dei pacchetti delle nove “strade del vino” italiane.

“Il problema – ha affermato Giorgio Boscolo, di Boscolo Tours – sta nell’aggregare tutte le informazioni in un unico luogo, fisico o virtuale, così che il turista potenziale possa, sulla base di esigenze e passioni, trovare, scegliere e prenotare la soluzione che desidera”.

I viaggi enogastronomici, che sempre secondo la ricerca “Il Wine Lover” interessano il 23,7% degli enoappassionati, sono in continua crescita, “a testimonianza che la nicchia degli enoturisti del passato ha lasciato il posto a una nuova tipologia di turisti, i cosiddetti amanti del buon vivere – come sono stati definiti da Alessandro Regoli di Wine News – sensibili  non solo al buon bere ma anche agli aspetti culturali e naturali che la meta turistica prescelta può offrire”.

“Anche gli stessi innamorati del vino – ha proseguito Regoli – non si accontentano più di visitare le cantine e degustare vini di qualità, ma cercano il contatto diretto con il produttore e vogliono vivere in prima persona le attività che portano alla produzione del vino”.

 

 

 

“Siamo convinti che servano iniziative che coinvolgano direttamente il turista – ha dichiarato Albiera Antinori, responsabile della omonima azienda – E in tale intento nasce il progetto Cantina Bargino, nel quale il turista avrà non solo la possibilità di degustare e apprendere le proprietà organolettiche dei vini prodotti ma anche di assistere direttamente all’attività quotidiana della cantina, così da renderlo partecipe dei valori, delle tradizioni e della storia non solo del vino ma anche del territorio”.

“Il vino insomma non esiste senza il suo territorio – confermato Sissi Semprini, esperta di comunicazione – e su tale aspetto bisogna puntare per qualificare sempre più l’offerta italiana nell’ideare pacchetti turistici enogastronomici completi, in risposta alle nuove e diversificati esigenze dell’enoturista italiano e straniero”.

“In tale prospettiva si concretizza l’attività stessa del Movimento Turismo del Vino – ha concluso il presidente Chiara Lungarotti – La partecipazione a Vinitaly è stata una preziosa occasione per ascoltare le nuove esigenze del mercato e per accrescere una cultura del vino, fattori che possono aiutare le aziende a proporre non solo i prodotti ma anche se stesse come un’esperienza unica, fatta di valori e tradizioni storiche speciali”.

 

Anche la grappa protagonista

Anche quest’anno il tradizionale banco di assaggio “Grappa & C. Stratus Tasting”, organizzato in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori, ha ottenuto molti consensi da parte degli operatori e dei visitatori.

Per la degustazione libera erano disponibili 200 prodotti, una ventina in più rispetto allo scorso anno.

Oltre all’aumento del numero dei campioni, quest’anno – ha dichiarato Cesare Mazzetti, presidente dell’Istituto Nazionale Grappa – è cresciuta la presenza delle distillerie provenienti da regioni meno tradizionali per la grappa e si è assistito a una maggiore attenzione verso la qualità dei prodotti.

Il banco di assaggio è da sempre un punto di riferimento importante per il marketing del settore e permette di identificare le tendenze del mercato del bere superalcolico: negli anni passati, per esempio, era emerso che le donne apprezzavano (e apprezzano tuttora) i prodotti delicati come le grappe al moscato e quelle invecchiate di classe.

In questa edizione di Vinitaly  si è respirata per la grappa un’atmosfera positiva – ha affermato Mazzetti – Importante è stata la presenza dei buyer esteri. In particolare, stupisce quella degli operatori tedeschi.

Passando alla cronaca, vincitori ex-aequo del “Vinitaly Grappa Tasting Award”, il premio dedicato alla grappa organizzato da Veronafiere in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori, sono stati quest’anno le distillerie Elio Beccaris, Umberto Bonollo, Bottega, Fedrizzi, Magnoberta, Marzadro, Pilzer, Marolo, Sibona, Zanin, Cavalin, Francoli, Giori, Zamperoni, Beniamino Maschio, Mazzetti d’Altavilla, Miotto 1889, PMP Produzioni Pallua Marco, Roner e Segnana F.lli Lunelli.

L’assegnazione è avvenuta sulla base dei dati raccolti al banco d’assaggio del 2006. L’elenco delle grappe vincitrici conferma la tendenza dei visitatori a focalizzare il proprio percorso sensoriale sulle grappa affinate o invecchiate in legno e l’alta qualità raggiunta da questa categoria – ha commentato Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori – I visitatori del 2006 hanno preferito grappe che si presentano in modo romantico o raffinato. Per questo risultano vincenti prodotti profondi e perfetti che però non rinunciano alla tradizionale potenza espressiva”.

 

Un “Ritratto”… da sogno

Chardonnay e Pinot Grigio. Sono queste le uve utilizzate per la produzione del “Ritratto Bianco 2005” della Cantina La Vis Valle di Cembra che ha ottenuto la Gran Medaglia d’Oro durante il Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly.

Questo vino rappresenta il risultato del “progetto qualità” sulle varietà Chardonnay e Pinot Grigio. Si tratta di un vino che esprime al massimo le potenzialità del territorio trentino dei comuni di Lavis e Giovo.

Ha un bel colore giallo vivace, con riflessi brillanti e dorati. Al naso emergono note di frutta matura a pasta gialla (albicocche e pesche), spezie e vaniglia, che compongono un bouquet fine e variegato. Al palato il vino si presenta caldo, morbido e intenso, con una notevole persistenza.

 

Nuovo format per Sol

In contemporanea a Vinitaly, si è svolto il Salone Internazionale dell’olio extravergine di qualità (Sol), che ha puntato su un format nuovo nei contenuti e nella struttura: innanzitutto più autonomia grazie a una nuova collocazione, nella tensostruttura C, in zona centrale di fronte all’ingresso San Zeno del quartiere fieristico, che ha messo a disposizione delle circa 300 aziende presenti 5milA metri quadrati netti.

Una collocazione che è stata premiata dai visitatori e dagli operatori e che ha confermato il primato dell’Italia nell’export di qualità con un valore medio di 4,42 euro per kg di prodotto esportato nel 2006, per un mercato interno totale che per l’extravergine vale 650 milioni di euro e cresce a un tasso superiore del 4,4% l’anno. 

Marco Bosi 

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