spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Edicola » Dettaglio Articolo

BAR BUSINESS - 17.10.2008

La regina venuta dal freddo

Secondo una recente indagine Nielsen nei mercati internazionali, la vodka è il distillato che ha messo a segno la performance più positiva: +11%. E l’Italia non sembra far eccezione al trend come testimoniano l’ingresso sul mercato di vodke superpremium e il crescente favore dei consumatori

 

E se la vodka fosse il rum di domani? La domanda non è folle come di primo acchito potrebbe sembrare. Sappiamo bene la differenza che corre tra l’una e l’altro, ma la domanda non è posta in termini organolettici, semmai di “prestazioni”. Perché in un settore, come quello degli spirits, dove la bussola segna, da qualche tempo a questa parte, la “calma piatta”, rum e vodka sembrano essere le due imbarcazioni con le vele ancora gonfie. Della recente “escalation” del rum molto si sa e molto è stato detto anche su queste pagine, ma la vodka, di cui si coglievano da qualche tempo i movimenti positivi, è quasi una sorpresa. Tuttavia che il mercato italiano sia tornato ad apprezzare questo distillato di cereali, sebbene lo si possa ricavare anche da altri amidacei come le patate, è un dato di fatto. Verificabile semplicemente frequentando i locali più in voga o leggendo i comunicati stampa che “lanciano” nuovi prodotti ed etichette che, ormai, vengono annoverate tra i luxury brands. E lo sono, sia come immagine sia come costo. Insomma, la vodka come distillato un po’ troppo “sovietico”, nel senso di un’immagine vecchia, rigida e sottotono, è morta e sepolta. Quello che era un vero e proprio simbolo dei Paesi dell’Est europeo, Russia e Polonia in testa, così come il whisky è l’emblema della Scozia, è oggi un distillato emblema della globalizzazione, lo si produce anche in Francia e negli Stati Uniti, sempre più di tendenza nelle grandi “capitali” del mondo occidentale: da New York a Londra, da Parigi a Milano. “La vodka è probabilmente la categoria degli spirits più innovativa sul mercato in questo momento”, conferma Piero Valdiserra, direttore marketing di Rinaldi Importatori e attento osservatore del mondo del beverage italiano. “Fino a qualche anno fa, questo distillato aveva senza dubbio un’immagine un po’ retrò anche se aveva certamente il suo peso nei consumi. Gran parte del merito di aver stravolto l’immagine della vodka lo si deve comunque a produttori che non appartengono alle tradizionali nazioni che si identificano con questo distillato”. Molto, ad esempio, lo si deve infatti ad Absolut, vodka svedese oggi nell’orbita del colosso Pernod Ricard, anche se in Italia è ancora distribuita da Maxxium, che si è resa protagonista di una delle campagne di comunicazione più efficaci degli ultimi anni. Bottiglia elegante, etichetta serigrafata, una gamma articolata di sapori. Insomma, una piccola rivoluzione in quello che appariva un mondo ancora fermo agli stereotipi da Guerra Fredda. Ma se Absolut ha indicato il cammino, oggi sono davvero numerose le vodke che si battono in un posizionamento, di alta fascia, che fino a ieri sembrava loro precluso. “Attualmente la vodka si è segmentata molto”, continua Valdiserra, “dal prodotto di servizio al luxury brand. Già durante l’ultimo Vinexpo la vodka si preannunciava come la superstar assoluta del mercato e oggi possiamo toccare con mano il fenomeno”. C’è da dire che la qualità è molto cresciuta, di questi tempi approcciare la vodka non è solo sentire la sferzata di calore dell’alcol, ma percepire profumi delicati e intensi, un gusto piacevole che rimane anche persistente al palato. E così dai prodotti da cocktail e dagli aromatizzati si è passati alle vodke bianche da sorseggiare pure. E, in effetti, sbirciando all’interno dei dati: sono proprie le vodke bianche le vere protagoniste della rinascita. L’elenco è lungo: dalla Smirnoff di Diageo alla Wyborowa di Pernod Ricard, dalla Grey Goose di Bacardi Martini alla Skyy di Campari. Per citare solo i grandi gruppi. Ma tutti i protagonisti del mondo degli spirits hanno le loro referenze. “Noi abbiamo iniziato con Akdov nel 2006”, conclude il direttore marketing di Rinaldi, “e i risultati sono più che positivi. Importiamo e distribuiamo due etichette: Akdov bianca e la Ultimate. Entrambe prodotte nella repubblica russa del Tatarstan con il metodo della distillazione “reverse”. La Ultimate è inoltre invecchiata in grandi fusti di quercia”.

Vodke invecchiate, vodke distillate anche cinque volte o filtrate attraverso carbone di betulla, marmo, argento, oro e platino… Insomma, l’imbarazzo della scelta sottolinea il grande dinamismo del segmento e le enormi potenzialità di questo distillato che sembra davvero aver trovato una “seconda giovinezza”. “Credo che nel breve periodo i volumi cresceranno ancora”, spiega Henri Sizaret, direttore marketing di Diageo Italia, “creando opportunità di vendita grazie a una forte offerta commerciale e al trend positivo della vodka nei locali. Nel medio periodo invece, occorre costruire in modo più solido la categoria e i brand, per evitare che l’emergere di nuove tendenze e nuovi consumi porti a un improvviso calo di interesse per la vodka”. Ovvero, il momento è d’oro, ma attenzione a non farsi sfuggire l’effetto moda evitando di costruire consapevolezza e cultura, sul prodotto. “La vodka bianca”, prosegue Sizaret, “rappresenta circa il 60% dei volumi totali con una crescita nel primo semestre di quest’anno dell’8% a volume e del 10% a valore nella Gdo. Anche se l’Horeca rappresenta pur sempre un buon 70% complessivo”. Da Diageo arrivano altri dati importanti: la vodka in Italia, negli ultimi cinque anni, è cresciuta infatti a doppia cifra sia a volume sia a valore (+48% dal 2002 al 2007). Nel canale Horeca il gruppo gioca la carta Smirnoff nelle due versioni Red e Black. “Red”, conclude Sizaret, “è la variante del marchio ideale per il consumo miscelato, gioca principalmente nei locali notturni come club e discoteche. Black invece è la versione premium, ideale per cocktail particolarmente ricercati, dal gusto più rotondo e delicato, dedicata ai palati più esigenti e raffinati”.

Del momento positivo della vodka e delle sue, non ancora del tutto espresse, potenzialità, se ne sono accorte tutte le aziende. Alcune hanno prodotti d’eccellenza e packaging lussuoso da qualche anno, ad esempio la D&C con la svizzera Xellent, altre si sono buttate nel mercato da poco anche grazie a delle acquisizioni. E il caso del Gruppo Biscaldi che con l’ingresso in Premium Brands gli ha recato in dote la vodka danese Danza e quella polacca, storica, Sobieski. “Due fiori all’occhiello per il nostro gruppo”, commenta l’amministratore delegato Pietro Biscaldi, “ e per me, personalmente, un sogno che si realizza. Con un mercato da dieci milioni di litri circa e trend di crescita davvero interessante, la vodka è il cavallo di battaglia del futuro. A mio avviso con delle possibilità non ancora concretizzate”. Tutti d’accordo dunque. Come ribadisce Giovanni Blandino, direttore marketing di Spirits International che nel nostro Paese distribuisce Akvinta definita “vodka mediterranea” perché di proprietà della Adriatic Distillers e prodotta nel sud-est del vecchio Mare Nostrum. “Akvinta è una luxury vodka che abbiamo iniziato a trattare nel gennaio di quest’anno”, racconta Blandino, “esclusivamente nel canale Horeca e Superhoreca. Sapevamo che il trend era molto positivo con un generale riposizionamento verso l’alto del prodotto. Da tutti i punti di vista: sia da quello dell’immagine sia da quello della qualità e anche del prezzo. D’altro canto i consumi si stanno spostando verso una minore quantità a fronte di una qualità maggiore”. Basti pensare ad esempio all’ingresso sul mercato della Stoli Elit, versione extralusso di una delle bandiere storiche della vodka, insieme a Moskovskaya, ovvero Stolichnaya. Il segnale, dunque, è chiarissimo. La vodka si fa elegante, per la bottiglia, raffinata, per gusto e sapore, trendy, come tutti i prodotti che hanno prezzo ed esclusività. Di questo ne parla a ragion veduta Corinne Bucchioni, marketing manager di Giovinetti Partners, che nel portafoglio ha la vodka Kauffman: indimenticabile per la bottiglia che potrebbe tranquillamente contenere un profumo, numero di distillazioni stratosferico, ben otto volte, e profumi eleganti che ne rendono l’impiego in un cocktail un reato quasi penale. Kauffman è una vodka russa, prodotta in due versioni, la Soft Selected e la Hard Selected, ciascuna “tirata” in soli sessantamila pezzi. Quasi inarrivabile e assisa al vertice dell’Olimpo delle vodke insieme alle richiestissime Grey Goose e Belvedere. “Anche io ritengo che la vodka sia lo spirit con le opportunità di sviluppo più importanti”, conferma Corinne Bucchioni, “specialmente il segmento delle premium. Ovviamente il nostro è un prodotto esclusivamente per l’Horeca e, nello specifico, per locali altovendenti e d’immagine. Alle due versioni abbiamo aggiunto anche la Luxury Vintage che è una vodka per le grandi occasioni. Da degustare fresca di frigo intorno agli 8° C in un piccolo calice a tulipano. Può degnamente sostituire un Grand Cuvée Champagne per accompagnare caviale, salmone e pesci affumicati”. E con questo ecco l’altra novità che riguarda il mondo delle vodke. Oltre i cocktail, comunque diffusissimi dai classici alle ultime creazioni, e alla degustazione “in purezza”, la vodka fa il suo ingresso al ristorante. È d’accordo anche Piero Valdiserra, chiamato in causa in qualche modo perché in questi giorni la Rinaldi Importatori ha firmato un accordo con la Giovinetti Partners grazie al quale distribuirà in esclusiva alcuni prodotti Giovinetti tra cui proprio la vodka Kauffman. “Alcune vodke possono tranquillamente reggere il confronto dell’abbinamento”, spiega, “con le ostriche, tanto per fare un esempio. E nei ristoranti possono rappresentare un elemento di novità”.

I tempi, insomma si preannunciano davvero felici per il buon vecchio distillato nato nelle steppe dell’Europa dell’Est. I marchi si moltiplicano, tra evergreen come Artic di Illva Saronno e Keglevich di Stock, e new entry e lo sdoganamento della vodka da superalcolico per soviet e relativi nostalgici è compiuto. Se ai tempi della Guerra Fredda le spie americane sorseggiavano whisky e quelle sovietiche vodka, oggi la confusione è totale perché entrambe potrebbero incontrarsi al banco del bar con lo stesso bicchiere in mano. E se poi il bar fosse quello dell’hotel Bauer di Venezia avrebbero solo l’imbarazzo della scelta. Sul palcoscenico del bere miscelato dove recita da protagonista il barman Gennaro Florio, la vodka infatti regna sovrana. Tra le trenta e quaranta etichette sono infatti a disposizione di una clientela internazionale che non si fa nemmeno troppi problemi a ordinare al tavolo una bottiglia intera da dividere poi nel corso della serata. E quello di Florio non è un caso troppo isolato. Lungo la Penisola la vodka è tornata a ruggire e, particolare ancora più interessante, a movimentare il mondo degli spirits. Insieme al rum, certamente, ma con la marcia in più, a detta di molti operatori, di risentire meno del cugino caraibica, degli effetti della stagionalità. Insomma, la vodka si beve tutto l’anno. La “regina” è tornata.

 


 

Protagonista assoluta nei cocktail

 

Da Maria la Sanguinaria alle eterne ragazze di Sex & the City. La vodka sembra essere sempre, chissà poi perché, legata all’universo e all’immagine femminile. Se non altro per quello che riguarda il mondo dei cocktail. Per l’appunto dal classicissimo, e immortale, Bloody Mary creato agli inizi degli anni Quaranta fino al celebre e patinato Cosmopolitan, adorato a quanto sembra da Madonna e portato alla ribalta televisiva dalla famosa serie ambientata a New York. In comune, i due cocktail, hanno ormai il successo e la diffusione mondiale. Ma sono davvero numerosi gli esempi del bere miscelato, per lo più inventati in Occidente, che vedono la vodka protagonista: ricette classiche come il Sex on the Beach, il Long Island Iced Tea o lo Screwdriver, rivisitazioni in tema come la Caipiroska e un nugolo di nuove proposte lanciate ogni anno dai barmen. Solo sul sito dell’Aibes, nella pagina di ricerca delle ricette, alla voce vodka corrispondono ben 60 cocktail diversi. Tanto per dare un’idea, per il gin ne sono descritte 51 e per il rum “solo” 35.

 

Quando il successo alimenta la fantasia

 

Ci si rende spesso conto della vitalità, della solidità e del dinamismo di un prodotto, in sintesi del suo successo, constatando il numero e la differenziazione delle sue “declinazioni”. Con il successo del rum, ad esempio, abbiamo infatti assistito alla “corsa” agli invecchiamenti e all’importazione da qualunque isola avesse qualche ettaro di canna da zucchero, i consensi invece registrati per le grappe da monovitigno hanno fatto esplodere le distillazioni di quasi tutte le varietà presenti nel panorama ampelografico italiano. La vodka non fa eccezione alla regola. Così, se alle russe e polacche si sono affiancate le francesi e le americane, la vera gara della vodka si fa sulla qualità e sull’immagine del distillato. Ecco allora le due versioni della Sub Rosa Vodka, rispettivamente aromatizzate allo zafferano e al dragoncello, per i palati che vogliono essere stupiti. Oppure Diva, la vodka della scozzese Blackwood distillata anche ricorrendo a pietre preziose, inclusi i diamanti, frantumati e usati come filtro esclusivo. La bottiglia è ovviamente arricchita da gemme varie per un prezzo che oscilla tra i 3.700 al milione di dollari. Con la fama che hanno gli scozzesi, si presume che sia rigorosamente destinata all’esportazione.

 

                                                                                   Maurizio Maestrelli

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità