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BUR BUSINESS - 10.07.2007

Comprare, mangiare, studiare l'alta qualità

Sono i verbi declinati a Eataly, il grande spazio aperto a Torino dedicato alla vendita e alla somministrazione di prelibatezze gastronomiche. Che presto sarà replicato in altre città. Sempre con la consulenza di Slow Food

 

È il più grande centro enogastronomico del mondo, dove l’avventore può acquistare, degustare e studiare cibi e bevande di alta qualità. Si chiama Eataly (contrazione di Eat Italy, ‘mangia l’Italia’) e ha aperto i battenti all’inizio dell’anno a Torino, nel cuore della città, proprio di fronte a 8 Gallery, il centro commerciale del Lingotto. I suoi sono davvero numeri da capogiro: sorge, infatti, nell’ex opificio Carpano, la storica fabbrica attiva dal 1908 alla fine degli anni 80, che ha dato i natali al famoso omonimo vermouth e al mitico Punt & Mes, e si sviluppa su una superficie complessiva di circa 11mila metri quadri, di cui 3.200 destinati ad aree didattiche, Museo Carpano e sala conferenze, 2.450 mq dedicati alla vendita e alla somministrazione di cibi e bevande di eccellenza, 820 mq a un percorso coperto aperto al pubblico e il resto ad aree accessorie. Il tutto distribuito su tre piani. Protagoniste assolute sono, ovunque, le piccole produzioni artigianali di elevata qualità: quelle, per intenderci, definite ‘di nicchia’, in genere acquistabili sino a oggi solo da privilegiati benestanti e ora, è proprio l’intento di questo grande megastore della qualità, avvicinabili da un numero più ampio di persone, grazie ai prezzi più abbordabili. Sotto il marchio Eataly, infatti, fedeli al vecchio motto che ‘l’unione fa la forza ’, si è riunito un gruppo di piccole aziende dei diversi settori del comparto enogastronomico: dalla pasta di grano duro di Gragnano a quella all’uovo langarola, dall’acqua minerale delle Alpi marittime piemontesi al vino piemontese e veneto, dall’olio della riviera del Ponente ligure alla carne bovina, dai salumi cotti piemontesi e artigianali emiliani al pesce del golfo di Biscaglia, per dare vita a qualcosa di molto vicino a un Salone del Gusto aperto tutto l’anno sei giorni su sette, e per proporre vere e proprie prelibatezze a prezzi assolutamente contenuti. Il segreto? Il più semplice degli escamotage: ridurre all’osso la catena distributiva dei prodotti. Sono le stesse aziende, infatti, a offrire le loro pregiate referenze direttamente al distributore finale, saltando i vari anelli intermedi della catena distributiva. Non per niente, ciò che Eataly intende dimostrare è che, lavorando sull’abbattimento dei costi distributivi e di marketing, è possibile offrire a un pubblico più ampio cibi di alta qualità a prezzi sostenibili, comunicando, al contempo, i sistemi produttivi, il volto e la storia di tanti produttori che costituiscono il meglio dell’enogastronomia italiana.

Ma chi è il deus ex machina di questo innovativo progetto che si appresta a essere replicato alla fine dell’estate al Rockfeller Centre di New York e, in Italia, a medio termine, in altri centri di dimensioni significative (da un minimo di 5mila a un massimo di 10mila mq) a Genova, Milano, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo? Si tratta di Oscar Farinetti, ex patron di Unieuro, la catena specializzata in elettronica di consumo (proprio quella reclamizzata fino a qualche tempo fa dagli ‘ottimistici’ spot con Tonino Guerra), e, aspetto non secondario, compagno di scuola di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food.

L’imprenditore piemontese, che ha fatto del wine & food la sua nuova mission, è supportato nel progetto da importanti soci, quali le cooperative Coop Liguria, Nova Coop e Coop Adriatica, e si avvale dell’appoggio consulenziale di Slow Food. Compito del movimento della chiocciolina sarà controllare e verificare che la qualità dei prodotti proposti sia sempre all’altezza della promessa, e che le aziende entrate nel novero dei fornitori di Eataly non compromettano la qualità della loro produzione per soddisfare una domanda crescente.

 

L’idea di Eataly ha iniziato a prendere corpo già nel 2002, per svilupparsi progressivamente negli anni successivi con la progettazione, selezione e reclutamento dei fornitori, fino all’apertura di quello che Farinetti più che un centro enogastronomico o polifunzionale preferisce definire un mercato vero e proprio, visto che, come i mercati di una volta, riunisce in un unico luogo vendita, ristorazione e didattica.

Il primo passo è stato, dunque, l’individuazione di produttori di eccellenza che curassero personalmente la qualità con profondo rispetto per la tradizione familiare. Sono state così selezionate 18 realtà produttrici di acqua, vino, olio, aceto, farina, pasta, pelati, riso, salumi, formaggi, pesce conservato e carne, che, alla fine, hanno trovato posto nella nuova struttura in aree di vendita dedicate, abbinate - altra grande novità della formula distributiva di Eataly - ad altrettanti ristoranti tematici. Sono sette, in particolare, i punti di ristorazione informale e veloce incentrati sulle singole tipologie di prodotti in vendita: carne, salumi, formaggi, pasta, pizza e focacce, verdure e pesce, mentre al piano inferiore trova spazio l’angolo ‘tapas e birra ’. Così, dalle 10 della mattina alle 10 di sera, per ogni settore il cliente-avventore si ritrova sia i banchi dove acquistare che i ristoranti dove degustare i vari prodotti. Un apposito spazio, poi, è riservato alla presentazione dei Presidi italiani e del resto del mondo di Slow Food: una decina di bancarelle, infatti, sono messe a disposizione delle aziende tutelate dal movimento presieduto da Carlin Petrini per proporre e raccontare i loro prodotti, difficilmente reperibili nei negozi e nella grande distribuzione. A fianco di questo spazio, inoltre, trova posto il ristorante “Guido per Eataly”,  che, gestito da Piero Alciati, lo chef del famoso ‘Guido da Costigliole’ (supervisore, tra l’altro, anche di tutta la ristorazione monotematica), ha studiato un menù proprio dedicato ai Presidi, in abbinamento ai grandi vini italiani e internazionali presenti nell’enoteca del centro, che vanta oltre 40mila bottiglie.

Dalla sua apertura, il successo di Eataly a Torino è stato assolutamente al di sopra delle aspettative. Ogni giorno, infatti, il ‘mercato’ è visitato da una media di 7-10mila persone, che al sabato diventano 15mila e alla domenica addirittura 20mila,  complici, naturalmente, gli stessi punti di ristorazione.

A questa già variegata offerta, si aggiunge, poi, una serie di attività pensate per educare il gusto dei consumatori: oltre alle tradizionali sale di degustazione e alle aule didattiche, spazi dedicati all’importanza della stagionalità nell’ortofrutta, all’eccellenza organolettica di numerosi prodotti del Piemonte, realizzato con la provincia di Torino e la Regione Piemonte, attività didattiche sulla produzione di vino e birra. Inoltre, enti pubblici, consorzi di tutela, associazioni e singole aziende presenti sul territorio potranno usufruire di sale conferenze per convegni ed eventi legati ai prodotti dell’enogastronomia italiana e non. Altri elementi, infine, caratterizzanti sono la produzione in proprio di pane, cotto in forno a legna, focaccia, pizza e pasta fresca, una vera e propria torrefazione interna, una gelateria artigianale gestita dall’Agrigelateria di San Pè di Poirino e un ambiente interamente dedicato all’affinamento di salumi e formaggi. A parte i nuovi ‘mercati’di Eataly di cui è prevista l’apertura nei prossimi mesi, c’è da scommettere, comunque, che da una formula tanto innovativa non pochi trarranno più di uno spunto.

 

Tutte le attività di Eataly

Comprare

Nell’area espositiva di Eataly Torino sono disponibili solo cibi e bevande di alta qualità: alimenti confezionati, salumi e formaggi, carne e pesce, ortofrutta, panetteria e affini, bevande analcoliche, birre, vini e liquori. Sono inoltre disponibili prodotti dei Presidi Slow Food di tutto il mondo, con particolare riguardo ai prodotti di stagione e del territorio.

Mangiare

Oltre ad acquistare i prodotti Eataly l’avventore può anche gustarli. Sono presenti, infatti, punti di ristorazione monotematici per salumi e formaggi, carne, pesce, piatti vegetariani, agrigelateria, caffetteria, pizza e focaccia, pasta, tapas e birra. Inoltre, è disponibile ogni giorno un servizio di gastronomia con tutti 20 piatti da asporto. E, per i palati più raffinati, 50 coperti di alta ristorazione preparati da Guido per Eataly.

Imparare

Servizi gratuiti:

- biblioteca tematica con oltre mille volumi ispirati al mondo del cibo e numerose riviste di settore a consultazione, e internet point

- 10 aree tematiche didattiche

- EATinerari del gusto (degustazioni comparate e informazioni sulle tecniche produttive e il contesto culturale in cui nasce un vino, un prodotto alimentare, un piatto)

- Corsi di educazione alimentare per scolaresche e pensionati

- Sale corsi e conferenze per enti pubblici e associazioni de territorio

- Eventi dedicati ai prodotti del territorio

Servizi a pagamento:

- Corsi di cucina di grandi chef del territorio

- EATinerari del gusto (degustazioni comparate e informazioni sulle tecniche produttive e il contesto culturale in cui nasce un vino, un prodotto alimentare, un piatto)

- Aperitivo con il produttore

- Corsi sui fondamentali

- Degustazioni verticali

 

C’è anche un museo dedicato al Carpano

È in collaborazione con la Fratelli Branca Distillerie e i Servizi Museali della Città di Torino che Eataly ha creato all’interno dei propri spazi un museo interamente dedicato a un marchio, Carpano, e a un prodotto, il vermouth. Ubicato nel primo piano dell’ex stabilimento, nelle stanze utilizzate un tempo per l’estrazione delle erbe e la combinazione degli ingredienti, il percorso fa rivivere i momenti salienti della storia, della produzione e della degustazione del vermouth Carpano attraverso i numerosi oggetti ritrovati nello stabilimento stesso (casse in legno marchiate a fuoco, tappi, etichette, vecchie cartoline, vecchi carrelli, sacchi di yuta ecc.), in un viaggio che inizia a Torino nel 1786 e termina a Milano, ai giorni nostri, alle Distillerie Branca. Proprio un video girato all’interno dell’azienda milanese, spiega al visitatore la fasi produttive attraverso cui si passa dalla materia prima al prodotto in bottiglia. Nell’ultima sala, infine, le bottiglie fanno da sfondo al bar a forma di ‘mezzo punto ’, tributo al logo disegnato da Armando Testa per il Punt & Mes.

 

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