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MARK UP - 10.12.2008

Campaini: ogni azioni ha come finalità il vantaggio per il socio

Intervista esclusiva con il manager che della vita in cooperativa ha fatto uno stile di vita.

“Non è un'azione di marketing intelligente, ma un reale contributo per contrastare gli effetti di questa crisi che da finanziaria diventerà economica in breve”. Con questa dichiarazione a MARK UP, Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, commenta l'iniziativa lanciata per contrastare il carovita nella regione, un taglio prezzi del 20% su 700 pl per tre mesi. Dichiarata e letta così, la promozione potrebbe essere quasi una risposta di routine. Invece nasconde un sentimento e un'ansia reale verso l'atto di fare la spesa che diventa, soprattutto per le fasce di popolazione più esposte alla crisi, un momento problematico. Un risparmio di 6 milioni di euro per i soci e i clienti della cooperativa non sarà una passeggiata per il conto economico di Unicoop. Ma la visione sociale e imprenditoriale di questo 68enne di Montelupo Fiorentino, da sempre nella cooperativa toscana, non si scalfisce con qualche milione di euro. Lo sa bene anche Bernardo Caprotti, che nel suo libro Falce e Carrello gli regala un giudizio obiettivo e di tutto rispetto, nonostante sia un concorrente diretto che non risparmia colpi né commerciali né di comunicazione (deflagrante il confronto dei prezzi fra le due insegne). Da buon toscano agisce con determinazione e buon senso, a volte con battute sarcastiche, a volte con silenzi imbarazzanti, nonostante le domande dei giornalisti le capisca molto bene. Questo è l'uomo che tiene testa a chiunque (anche al presidente della Lega, Giuliano Poletti) tenti di frapporsi alla visione sociale e del business che lui e la cooperativa devono avere: tante le sue battaglie sia durante la fusione Bnl-Unipol, negli anni scorsi, sia in Monte dei Paschi di Siena. È interessante ascoltarlo sul futuro che ci aspetta. Al centro il socio e il suo potere di acquisto. Intorno… intorno una cooperativa duale, divisa fra società di gestione e organismo di sorveglianza (una piccola rivoluzione nel sistema coop).
“La crisi economica che succederà a quella finanziaria, purtroppo, segnerà profondamente il mercato e le imprese. Ma ne usciremo più forti di prima. La situazione finanziaria, nonostante l'altalena dei titoli, è gravissima perché, almeno all'inizio, impegnerà le risorse degli Stati in un'unica direzione. È come se i mercati fossero stati per alcuni anni sotto l'effetto della droga. Oggi questo effetto è terminato ed è subentrata la sfiducia nei confronti delle banche, delle istituzioni, della politica. Stiamo sfiorando la paralisi dell'economia reale con un debito pubblico fra i più alti al mondo.
Cosa succederà d'ora in poi è difficile dirlo. La recessione riguarderà la gran parte degli Stati.
Le imprese faticheranno a trovare finanziamenti e la situazione si ripercuoterà sui livelli occupazionali e, in definitiva, sui consumi. Per una società che ormai basa quasi tutto sulla commercializzazione di prodotti e servizi non è, certamente, una bella prospettiva.
Credo che non si debba allarmare ma neanche illudere il cittadino perché, altrimenti, riproduciamo l'effetto droga. Al contrario è necessario responsabilizzarlo adeguatamente, informandolo sui pericoli a cui stiamo andando incontro, alle difficoltà che la nostra società sta attraversando. È necessario indicare comportamenti virtuosi e responsabili. È vitale fare una riflessione a 360°. Il libro della crisi non va richiuso frettolosamente ma, anzi, vanno capiti la genesi e i passaggi che hanno portato a bruciare migliaia di miliardi di euro nel volgere di poche settimane.
Serve una nuova visione politica, economica e sociale, una nuova strumentazione culturale per affrontare il futuro. La finanza deve rientrare nell'alveo della normalità delle sue operation, senza prevaricare. Deve porsi al servizio della società, delle imprese e delle famiglie per creare insieme a loro ricchezza.
In troppe aziende negli anni scorsi la finanza ha assunto un ruolo fuori controllo. Ho ascoltato personalmente alcuni dirigenti che sentenziavano: queste somme le guadagno in quindici giorni, il commerciale porta a casa la stessa cifra in un anno. Dobbiamo ridare voce e valore all'economia reale”.

Bene, Campaini: cosa ha fatto di diverso dalle altre imprese Unicoop in questi anni?
Abbiamo promosso un forte radicamento sul territorio con investimenti mirati a favorire un ruolo diverso e sostenibile del commercio. Il centro commerciale di Empoli (vedere Gdoweek n°414 2007, pag. 27) è un buon esempio di quanto fatto. I rapporti con le associazioni imprenditoriali sono diventati ottimali per valorizzare l'economia toscana e, in ultimo, dare un vantaggio al consumatore. Lo testimonia l'inflazione interna al sistema commerciale di Unicoop che è sempre stata ben al di sotto dell'inflazione alimentare dell'Istat.

E in futuro?
Faremo di più. Quando dicevo che serve una svolta culturale credo che tocchi anche alle imprese promuovere una riflessione generale su quanto accaduto, sui meccanismi di indebitamento delle famiglie, sul grado di trasparenza delle informazioni fornite, sugli stili di vita adottati. Rafforzeremo ancor di più i rapporti con le Pmi toscane per aiutare la nostra imprenditoria a evolversi, ad aggregarsi a darsi una dimensione produttiva più ampia.
I nostri concittadini sono frastornati e impauriti da quanto sta succedendo: hanno bisogno di riconoscersi in organizzazioni che generino fiducia e positività, che costruiscano un clima positivo e ben riconoscibile giorno per giorno.

Serve, se capisco bene, una nuova cultura del consumo che coinvolga l'uso diverso del denaro, la valorizzazione del contenuto dei prodotti oltre che, certamente, gli aspetti simbolici e d'immagine. Lei ha parlato a lungo di nuova cultura, di necessità di interventi culturali, di produzione culturale. Da che parte comincerebbe?
Abbandonando il singolo orticello, finendo di credere che il nostro interesse finisca al cancello del nostro orticello. Sono convinto che dobbiamo far capire ai nostri concittadini che non esistono più orticelli dai confini invalicabili. E che inevitabilmente nel nostro orticello arriveranno flussi, che lo si voglia o no, da altri orti più grandi e più lontani. Per cui dobbiamo contribuire ad allargare la nostra visuale, i nostri orizzonti. Dobbiamo, in questo momento, rafforzare il ruolo di filtro e indicare dove sono i pericoli, suggerire soluzioni per chi fa fatica ad affrontare una crisi che si preannuncia durissima. Come diciamo qui in Toscana: deve sparire il fumo e annunciarsi l'arrosto.

Campaini, non crede servano anche modelli di riferimento per navigare in una crisi tutt'altro che simbolica?
Certo. Ma, detto fuor di metafora, credo che modelli pronti all'uso non ne esistano. La crisi che ci ha investito ha origini, modalità e sviluppi difficili da capire. I modelli a cui lei fa riferimento vanno costruiti giorno dopo giorno. È necessario essere molto realisti. Dobbiamo sapere cosa vogliamo, sapere dove vogliamo andare e non perdere di vista l'assunto che l'interesse personale deve essere legato a quello generale. Se questo è vero è altrettanto vero che su questo terreno bisogna tarare i comportamenti, grandi e piccoli. Unicoop Firenze è impegnata anche sul versante sociale, sulla solidarietà. Molte volte si trattano questi argomenti come se fossero un capitolo a sé stante. Non è vero: fanno parte del nostro agire economico.

Ma perché, allora, non redigete un bilancio sociale come avviene in qualsiasi azienda?
Oltre a non redigerlo oggi non lo faremo neanche in futuro. Per noi il bilancio è uno strumento unico, deve contenere indicazioni economico-finanziarie e anche sociali, le une legate alle altre. La bontà sociale del bilancio deve trasparire da ogni singola voce, in modo trasparente. Oggi è di moda evidenziare operazioni di charity più o meno grandi. Ma sono tali e andrebbero separate dal bilancio. Molte volte sono operazioni di marketing o di comunicazione. Dobbiamo tornare a valorizzare il nostro pay off, “La Coop sei tu”. In questa breve frase è racchiusa la nostra missione, il nostro modo di vedere e di operare. E la chiave per affrontare la crisi.

E nel breve periodo?
Bisogna ripensare il modo di fare impresa, guardando ai costi, alla sostenibilità dell'azienda. Sono sempre più convinto che lo sviluppo facile degli anni passati sia stato fratello della finanza facile che tanti guai ha combinato.

Vede, in questo, un problema di comunicazione?
Certo. I problemi odierni della comunicazione sono gli strumenti e l'uso che se ne fa. Credo che da questo punto di vista in una situazione culturale che si degrada, i media, anche se devono far quadrare i conti, hanno una grande responsabilità.

I negozi non sono un potente mezzo di comunicazione dove spiegare, sensibilizzare, coinvolgere? Non servirebbero proprio i vostri supermercati a creare il volano del cambiamento culturale da lei auspicato?
Da questo punto di vista cerchiamo di fare il possibile e, credo, siamo a buon punto. Ritorno sul problema delle charity e della loro comunicazione: quando le facciamo non le pubblicizziamo quasi fossero un servizio. Le charity le fanno già le fondazioni bancarie che hanno una storia e soprattutto un monte di finanziamenti ben più ingenti dei nostri. Le nostre charity devono servire per informare e far crescere le coscienze dei nostri soci, non possono essere operazioni fine a se stesse. È la crescita culturale dell'insieme della nostra comunità che deve interessare Unicoop Firenze. Non possiamo fare queste operazioni da soli perché saremmo capiti sì, ma fino a un certo punto.
Dobbiamo interessare il maggior numero possibile di attori sociali ed economici, grandi e piccoli. Dobbiamo coinvolgere e confrontarci, cioè, con il nostro territorio. In un periodo di crisi come questo gli imprenditori devono saper cogliere tutti gli aspetti positivi. Per esempio il cambiamento e, come dicevo prima, un nuovo tipo di cultura economica e sociale che già si intravvede. Per esempio devono capire il significato vero dell'aggregazione e, su questo, costruire un nuovo modo economico di agire.

Posso forzare il suo ragionamento? Sta dicendo che la crisi aiuterà le Pmi più sensibili a crescere?
La crisi farà selezione, questo è sicuro. Alcune saranno espulse, altre diventeranno più solide.
Il problema è come affrontare la crisi. Il cambiamento sforzerà i cervelli di tutti noi. Dovremo capire e far capire che lo sforzo dovrà essere collettivo e non individuale.

Perché Turiddo Campaini non diventa il megafono di questo nuovo fare collettivo?
Non io, ma la cooperativa lo è già da tempo. Il primo protocollo d'intesa con le organizzazioni industriali e degli agricoltori Unicoop Firenze lo siglò dieci anni fa. È stato ed è un rapporto difficile, che si alimenterà di nuove difficoltà, ma ce la faremo a costruire un modello nuovo di relazioni. La finalità sarà, come sempre, un risultato positivo per i consumatori.


Finanza rossa? popolare!
Alcuni slogan che piacciono a Turiddo Campaini: “Poche parole e tanti fatti”, “La Coop sei tu”. A chi gli parla di finanza rossa (è nel consiglio del Monte dei Paschi) risponde:
“Non parliamo più, per favore, di finanza rossa o di cooperative rosse. Io preferisco finanza popolare, al servizio della gente, senza una connotazione politica precisa”.
“Sull'etica non sono disposto a fare sconti a nessuno: coerenza e trasparenza sono sempre state la bussola del sottoscritto e rimangono principi su cui non sono possibili deroghe”.

                                                                                     Luigi Rubinelli

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