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La vigilanza sull’assortimento prova a farsi invisibile
Nel commercio le differenze inventariali spesso sono un costo che finisce per avere delle ricadute sui consumatori. Nella triplice versione di prezzi più cari, servizi riconsiderati e riduzione delle opportunità di movimento
In Italia le differenze inventariali nel commercio sono state in crescita fino al 2002. Dopo è iniziata una lenta fase discendente, che dura ancora oggi, accompagnata da una crescita delle spese per la sicurezza. Segno che i retailer hanno compreso la necessità di intervenire allo scopo di ridurre il fenomeno. Le statistiche sulle differenze inventariali in distribuzione a causa di furti praticati da clienti, dipendenti, fornitori o dovuti a errori interni sono note e non staremo a ripeterle. Un dato va, però, evidenziato ed è quello che riguarda l’impatto economico sulle aziende; in Italia, secondo il sesto rapporto del barometro europeo dei furti nel retail diffuso nel settembre del 2006, è di 2.212 milioni di euro, a fronte di un dato europeo di 29.038 milioni di euro. Si tratta di un costo che ha delle ricadute anche sui consumatori sotto forma di prezzi più elevati, servizi meno efficienti, una minore libertà di movimento all’interno delle aree di vendita. Nel 2006 gli investimenti italiani in sorveglianza e sicurezza sono ammontati a 718 milioni di euro; di questi il 59% è andato a forme di sorveglianza e controllo sui dipendenti, fissi o temporanei, con azioni soprattutto di tipo repressivo, attivate a fatto avvenuto. Solo il 19% è andato in investimenti in sistemi di protezione della merce, una cifra ancora piuttosto bassa, mentre sul mercato sono disponibili soluzioni che permettono di agire in modo sempre più efficace per intervenire sul fenomeno. Sono primariamente soluzioni che consentono di operare con sempre maggiore discrezione e nel rispetto della privacy dei consumatori. Ma offrono anche un altro vantaggio, perché consentono di facilitare l’accesso dei consumatori ai prodotti e di offrire un servizio di vendita di qualità migliore senza aumentare il rischio di furto. Spesso la coperta è corta:placche antitaccheggio con elevato grado d’inibizione possono rendere scomoda, se non impossibile, la prova dei capi di abbigliamento (non a caso il 15%dei consumatori è più propenso all’acquisto senza la presenza di etichette rigide); procedure di assegnazione dei prodotti acquistati lunghe e complesse finiscono per allontanare il consumatore, causando un danno da mancato acquisto.
Un approccio complessivo
Le azioni di prevenzione che vengono messe in atto dai principali retailer passano sempre di più at-traverso un approccio complessivo al tema della riduzione delle differenze inventariali. Compren-dono cioè sistemi di protezione alla fonte, soluzioni che analizzano le transazioni che avvengono al-la cassa, impianti video a circuito chiuso in grado di analizzare i comportamenti di quanti, siano es-si dipendenti, clienti o fornitori, si muovono all’interno degli spazi commerciali. La conseguenza di tale strategia è che le soluzioni che vengono applicate sono sviluppate in modo da integrare i vari sistemi, offrendo una protezione efficace su tutta la filiera.
Le differenze inventariali si scoprono alla cassa
Raccogliere e analizzare dati provenienti dalla barriera di check out. Per poter intervenire all’evidenziarsi di un’anomalia
Retail Key Lp è un prodotto informatico sviluppato da IntelliQ, società britannica leader nella fornitura di soluzioni di loss prevention per il settore retail. Ora viene proposto anche da Fujitsu-Services, uno dei principali fornito-ri di servizi di information technology in Europa, con il nome di Loss Prevention. L’applicazione del prodotto punta a intervenire sulle differenze inventariali attraverso raccolta e analisi dei dati che provengono dalle casse e identificazione degli errori e delle anomalie chevengono generate presso il punto d’incasso. RetailKey/Loss Prevention (Lp) funziona attraverso la raccolta e la centralizzazione dei dati che si riferiscono alle transazioni effettuate in un determinato periodo cronologico (che può essere anche di alcuni mesi) presso le casse di un certo numero di punti di vendita; si passa, poi, ad analizzare i dati per evidenziare in quale punto di vendita, o in quale cassa, si verifica il maggior numero di transazioni anomale, indirizzando e ottimizzando gli interventi di correzione della direzione del retailer.
Indicatori di rischio
Tutti i dati vengono monitorati dal sistema, che segnalerà le informazioni relative a una serie di indicatori di rischio legati alle operazioni che vengono solitamente effettuate presso la cassa,come, per esempio, rimborsi, sconti sul prezzo, numero di aperture/chiusure del cassetto, transazioni sospese, quelle non completate, quelle annullate. Solitamente si tratta di centinaia di migliaia di dati che vengono analizzati in brevissimo tempo dal programma, con la focalizzazione su ogni anomalia considerata importante e la sua visualizzazione sui monitor collegati al sistema attraverso l’utilizzazione di strumenti di lettura bi e tridimensionali. Il programma è stato sviluppato in modo da poter essere utilizzato facilmente, in seguito a una formazione opportuna, anche da personale che non ha particolari competenze tecniche informatiche riguardanti la gestione e l’analisi dei dati. È possibile effettuare interrogazioni e ottenere dei report specifici in modo veloce (anche dopo pochi minuti) con costi ridotti. Fra i suoi punti di forza viene considerata la flessibilità che consente di tarare il programma in base alle specifiche esigenze del retailer.
La protezione antitaccheggio diventa meno ingombrante
Ridurre le dimensioni dei segnalatori. Per guadagni in termini estetici e facilitazioni nella prova dei capi di possibile acquisto. Abbinato all’applicazione alla fonte
Le etichette acusto-magneticheUltra Max prodotte da Adt, società del gruppo Tyco, consentono di ampliare le possibilità di protezione alla fonte a un’estesa tipologia di prodotti. Forma e piccole dimensioni permettono l’inserimento all’interno di contenitori sottili, come quelli dei Dvd o degli occhiali. Nel caso di capi di abbigliamento questo tipo di protezione può essere inserito all’interno dell’etichetta, che verrà poi cucita sul singolo capo, ottenendo di avere un controllo più discreto ed elegante. Le protezioni Ultra Max sono adatte infatti per essere adottate già durante il processo di produzione o d’imballaggio, anche attraverso passaggi automatizzati.
È il caso, per esempio, dei capi di abbigliamento, dove vengono inserite all’interno delle etichette di tessuto che vengono applicate su ogni articolo per l’identificazione del capo.
Inconvenienti
La tecnologia acusto-magnetica rappresenta una delle tecnologie base per la sorveglianza e l’antitaccheggio (Electronic article surveil-lance, Eas). È basata su due lamine metalliche sovrapposte che quando vengono sollecitate da un campo magnetico producono un suono che ne segnala la presenza. Spesso il rilevatore posto sul pro-dotto ha anche funzione di deterrenza: è visibile e difficilmente asportabile. Se però va applicato nel punto di vendita, i dipendenti sono distolti da altre occupazioni(per esempio l’assistenza ai clienti). Le protezioni applicate manualmente possono, inoltre, danneggiare il prodotto, fino a renderlo invendibile, oppure rendere scomoda al cliente la prova del prodotto.
Soluzioni e proposte
Le protezioni acusto-magneticheUltra Max possono essere vendute sia attivate sia disattivate. Questo ne facilita l’inserimento indifferentemente in tutti gli articoli in produzione, per procedere poi all’attivazione solo per distributori o punti di vendita che abbiano predisposto uno specifico sistema di controllo. L’attivazione può essere per esempio fatta all’uscita dello stesso impianto di produzione oppure all’ingresso del deposito del distributore. Ricevendo un prodotto già protetto alla fonte, il distributore potrà concentrare l’attività del personale sulla vendita. Senza protezioni antiestetiche e, a volte, mal posizionate, il consumatore sarà facilitato nella prova dei capi. E oltretutto il retailer abbatte anche considerevolmente il numero di articoli rovinati nel corso di maldestri tentativi di aumen-tarne la protezione.
La radiofrequenza chiamata a dare valore aggiunto
L’etichetta protettiva diventa molto sottile. Da applicare su articoli di valore quali superalcolici,carni, compact disc e Dvd. Si disattiva in velocità
Secondo Checkpoint l’uso dell’Rfid consentirà di offrire un valore aggiunto nella prevenzione delle differenze inventariali. Attualmente la radiofrequenza(Rf) è una delle tecnologie utilizzate per la sorveglianza elettronica dei prodotti: protezioni applicate ai prodotti, associate all’uso di barriere dotate di antenne perla ricezione dei segnali radio nel momento della possibile sottrazione dal punto di vendita. L’etichetta Iq è stata progettata da Checkpoint per applicazioni competitive su prodotti quali superalcolici, alimentari, salute, bellezza e moda. Lo sviluppo di etichette sottili ha dato, infatti, l’accesso alla protezione alla fonte,con tutti i benefici che questo porta alla riduzione del tempo dedicato all’etichettatura nel punto di vendita e a un veloce flusso dei clienti alle casse, grazie alla facile e veloce disattivabilità delle protezioni radio poste sul prodotto.
Prossimi passi
Ora la scommessa è sul passaggio dall’uso dei segnali radio a trasmettitori più complessi capaci di memorizzare la tracciatura e il controllo durante tutto il percorso che va dalla produzione, cioè la fonte, al passaggio alla cassa. Chip e sistemi di questo tipo aprono la strada all’implementazione di applicazioni che utilizzano la tecnologia per la gestione dell’inventario, fronteggiandovi all’interno l’aspetto delle differenze inventariali. Perché l’applicazione dell’Rfid abbia un suo sviluppo occorre però affrontare e risolvere aspetti di tipo tecnologico, organizzativo ed economico. Innanzitutto la questione degli standard, perché quello dell’Rfid è un sistema aperto, che consente a ogni operatore interessato di sviluppare applicazioni adatte a risolvere uno o più aspetti legati alla gestione della filiera; queste applicazioni devono poter dialogare fra di loro. La gestione dell’inventario richiede, infine, la necessità di etichettare e controllare ogni singolo articolo. L’estensione dell’applicazione deve confrontarsi con il costo delle etichette. La conseguenza è che l’identificazione dei singoli articoli viene generalmente adottata per quelle categorie merceologiche che hanno un elevato valore e in cui si riscontra una frequenza di furti più elevata. Negli altri casi l’etichettatura viene limitata ai pallet, anziché alle singole unità o confezioni.
Il caso Marks & Spencer
Nella sua esperienza di utilizzo dell’Rfid per la gestione degli stock di abbigliamento disponibili quotidianamente nei proprie parti, Marks & Spencer ha evidenziato come il controllo ottimale si ottiene quando si utiliz-zano strumenti di lettura manuali, fatti scorrere sui capi da inventariare a una distanza inferiore ai70 cm. Quando al contrario si passa ai sistemi di lettura fissi si verifica una non voluta perdita di dati dovuta all’aumento del raggio di lettura degli strumenti. Essa causa una mancata lettura di un numero variabile e non trascurabile di etichette.
Le etichette passive ci possono lasciare la coda
Un trasmettitore passivo che all’inizio facilitala gestione in store (anche d’inventario), ma che al passaggio in cassa può essere ridotto a un raggio di soli 2-3 centimetri
Sistemi tecnologici che usano l’Electronic product codegeneration2 (Gen2) disattivano in modo permanente il contenuto dell’etichetta, rendendola inutilizzabile. Ed è questo che generalmente viene fatto nei punti di vendita. Tuttavia, esistono situazioni nelle quali può essere utile lasciare leggibile il contenuto dell’etichetta: per esempio, per il controllo del lotto di produzione oppure per verificare la validità della garanzia. Sviluppata da Ibm presso il Watson Research Center, la “clipped tag” utilizza un sistema con etichette in radiofrequenza di tipo passivo (quelle in cui la re-gistrazione dei dati viene fatta all’origine senza la possibilità di una successiva modifica) risolven-do in parte gli aspetti di privacy che riguardano il consumatore. Inoltre, a rafforzare la sicurezza del cliente finale, la soluzione permette la rimozione della mag-gior parte dell’antenna, in modo da limitarne poi il raggio di lettura. Tale accorgimento rassicuragli utenti senza per questo distruggere quanto conservato in memoria. Ne deriva l’opzione di poter in qualsiasi momento verificare l’autenticità piuttosto che il richiamo di un lotto difettoso.
La tranquillità
La produzione della clipped tag è stata avviata da Marnlen Rfid, società canadese con sede a Toronto. Saranno poi apposte sul capo direttamente dai fornitori prima dell’invio al distributore. La distanza di lettura inizialmente può andare da alcuni decimetri a oltre un metro. Le etichette presentano, infatti, un’antenna incorporata che consente la lettura dei dati che vi sono contenuti utilizzando strumenti che vanno dal rilevatore manuale alla barriera antitaccheggio. In negozio esse possono essere utilizzate,per esempio, per conoscere la quantità di capi di abbigliamento presenti in ogni punto di vendita in un dato momento, fare l’inventario a fine giornata ed effettuare la consegna, presso il punto di vendita, delle quantità e delle taglie di capi effettivamente necessarie. Il controllo avviene tramite lettori mobili. Al momento dell’acquisto dell’articolo da portare all’esterno, il nuovo proprietario sceglie se tagliare lungo il tratteggio l’antenna, ri-servandosi di mantenere intatte le informazioni caricate nel tag e stoccate nella rimanente parte dell’etichetta (che a questo pun-to “rilascia” le proprie informazioni via radio soltanto in un campo di frequenza di pochissimi centimetri).
La gestione del contante guadagna velocità e precisione
Safe Pay punta a garantire l’adeguata protezione al pagamento cash, modalità in crescita in tutta Europa. Incentiva l’uso di monete e abbatte i tempi di contabilità
Gruppo Gunnebo sta portando a termine la riorganizzazione commerciale internazionale della propria struttura. In ogni mercato diventa operativo un unico customer centre, quale per esempio Gunnebo Italia, che fa riferimento a 6 centri di competenza, rispettivamente per stoccaggio sicuro, protezione contanti, sicurezza elettronica, controllo d’ingresso, protezione interna, protezione esterna. Un rapido consolidamento riguarda, fra le altre, la soluzione Safe Pay. Essa affronta a favore dei retailer di qualsiasi dimensione un fenomeno non trascurabile: alle casse il pagamento cash è in aumento. E con esso tutta una serie di problemi collaterali, fra i quali non manca di peso quello dell’ammanco di cassa.
Doppio sportello
Riconosciuto nel 2006 alla stregua della migliore innovazione tecnologica dell’anno in ambito retail nel Regno Unito, Safe Pay risulta essere sistema di semplice gestione. È costituito da due sportelli automatici paralleli, connessi alla normale cassa-scanner. Il primo gestisce moneta, il secondo banconote: sono rivolti al cliente che li utilizza in modo intuitivo, senza interagire con l’operatore alla cassa. Punto di forza è che entrambi gli apparecchi possono essere alimentati già nelle fasi precedenti il pagamento, durante il passaggio a scanner della merce. Si determina un ammontare che verrà conteggiato in tempo reale all’incasso fi-nale. Tale opportunità - molto gradita dalla clientela - genera primariamente un alto grado di attrazione di monete in ingresso, facilitando al massimo la gestione delle stesse. L’emissione del resto avviene in modo automatico, rapido, preciso e nella migliore opzione di banconota/moneta. Il retailer ne guadagna in rapidità d’incasso (limitatamente al cash), addestramento semplificato per nuovi addetti, possibilità di impiegare l’addetto a sostegno dell’imbustamento, azzeramento dell’errore umano e dei tempi di conteggio in chiusura di cassa. Vi è inoltre un immediato riscontro delle anomalie. E si riduce in maniera drastica la presenza di contanti in postazione: i due sportelli mantengono al proprio interno lo stretto necessario per l’emissione di resti, mentre inviano in deposito remoto l’incasso progressivo. L’intero sistema risulta chiuso/protetto e prevede in sostituzione al trasferimento automatico anche la chiusura centralizzata degli sportelli e l’opzione di distruzione delle banconote in caso di manomissione violenta. Sistemi di valutazione dei risparmi variano a seconda dell’affluenza nei singoli negozi. Ma la multinazionale svedese indica in 4.500 euro/anno circa il beneficio ipotizzabile per ciascuna postazione cassa in un corretto mix fra supermercati e ipermercati.
Un approccio articolato copre diverse aree della filiera
Programma comprensivo di protezione alla fonte, tele assistenza, diagnostica remota, videosorveglianza e controllo delle transazioni alla cassa
In chiusura di dossier presentiamo un caso di approccio integrale al problema delle perdite dovute a sottrazione di prodotti ed errori di gestione. Il programma di applicazione delle soluzioni per la sicurezza, che dovrebbe essere portato a termine entro la fine del 2007, comprende la protezione alla fonte per gli articoli,la tele assistenza, la diagnostica da remoto, il controllo delle tran-sazioni alla cassa e la videosorveglianza.
Protezione alla fonte.
La soluzione scelta dal gruppo Carrefour è quella della protezione alla fonte attraverso sistemi di sorveglianza elettronica (Eas) che utilizzano la tecnologia in radio-frequenza (Rf). Fondamentale per l’attuazione del progetto è ritenuta la collaborazione con i fornitori di beni di consumo, ai quali il gruppo francese chiede una condivisione di responsabilità. L’applicazione della protezione della merce già presso i siti di produzione dovrà avere come conseguenza la riduzione dell’impatto sul consumatore causato da protezioni come placche antitaccheggio, catene, vetrine per la custodia dei prodotti. La protezione dei prodotti diventa più discreta, lasciando libero il consumatore di muoversi all’interno del punto di vendita, toccare, esaminare e provare gli articoli. È il caso dei prodotti di abbigliamento: l’ispirazione viene dalla Francia e vedrà l’estensione della protezione ai capi di abbigliamento a marchio nei punti di vendita localizzati in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna. Una scelta che non vale solo per i prodotti di abbigliamento, ma anche per gli articoli più “sensibili”, come i prodotti per la cura della persona, gli accessori per i cellulari e i prodotti tecnologici. Uno degli effetti di questa scelta sarà lo spostamento in corsia del personale, per cui i consumatori avranno a disposizione un maggior numero di addetti a cui rivolgersi. Alla protezione alla fonte si associa l’adozione in cassa di sistemi di disattivatori-scanner, che consentono di scannerizzare gli articoli e contemporaneamente disattivare le etichette. Alla protezione alla fonte si affiancano le soluzioni per il controllo e le analisi centralizzate delle anomalie che riguardano lo svolgimento delle transazioni, la tele assistenza come pure la diagnostica da remoto dei sistemi installati. In modo da intervenire per risolvere i problemi tecnici e ambientali nel giro di poche ore. A questi si aggiunge l’installazione di una rete di videosorveglianza attraverso sistemi a circuito chiuso (Tvcc), che permettono l’accessibilità alle immagini video da ogni punto della rete. Il circuito consente di integrare i dati che arrivano dalle casse, rilevare i movimenti di quanti si trovano all’interno del punto di vendita e allertare automaticamente l’operatore. Le immagini riprese dalle telecamere vengono inviate direttamente ai computer utilizzando una piattaforma software aperta.
Sperimentazione della Rfid
Insieme a Intel, Metro e Tesco, Carrefour è promotore di un gruppo di lavoro con l’obiettivo di sperimentare l’uso della radiofrequenza nell’ambito della logistica. A fine 2005 ha avviato in Francia un proprio progetto pilota per verificare la possibilità di utilizzare nei propri magazzini la tecnologia Rfid per i prodotti musicali, video e giochi. Un altro passo è in corso con la sperimentazione dell’applicazione dell’Rfid su alcuni prodotti food.
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