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Consumi stabili nel primo semestre della crisi, ma si registrano spostamenti nelle preferenza
L’ortofrutta fresca è al terzo posto nella classifica dei prodotti alimentari più consumati dagli italiani dopo carne e formaggi e si caratterizza per l’elevata frequenza di acquisto: mediamente è comperata ogni settimana. Si tratta, dunque, di un buon osservatorio per monitorare se e in che misura le difficoltà economiche stanno incidendo sulle abitudini generali delle famiglie in Italia.
- Dietro la tenuta del mercato si cela una ripresa abortita
- Ma il paese resta un mercato di altoconsumanti
La svolta soffocata
Con circa 8,4 milioni di tonnellate acquistate, frutta e verdura fresche sommate agli ortaggi determinano nel 2008 un flusso quantitativo molto simile a quello dell’anno precedente.
Ciò vale soprattutto per la frutta (4,5 mio di t), un po’ meno per la verdura (3,7 mio di t). la contrazione complessiva in quantità è pari a -0,24%.
La lettura del dato tratto dal dossier 2009del Centro Servizi Ortofrutticoli va in ogni casa contestualizzata nell’ultimo decennio. A prima vista, allora, parrebbe un riferimento tutto sommato positivo dato che nei 6 anni che vanno dal 2000 al 2005 il consumo domestico di frutta e verdure nelle famiglie italiane si è fortemente ridimensionato: in primis perché in nuclei familiari più piccoli la categoria merceologica fatica a trovare interesse; poi perché con la crescita del tempo passato fuori casa diminuiscono le occasioni di consumo; infine perché alcune varietà importanti hanno perso in gradimento. La tenuta attuale a fronte dei problemi economici della quarta settimana, sarebbe, dunque, una buona notizia.
Guardando, però, meglio a quanto accaduto nel solo triennio 2005-2008 la realtà assume contorni alquanto diversi. E si può affermare che la crisi ha finito per soffocare la svolta registrata nel 2006, quando gi incrementi di valore del +3% hanno lasciato sperare in un recupero progressivo dei quantitativi precedenti.
Le strategie di scelta
Gli sforzi compiuti sul versante qualitativo dell’offerta si sono fatti sentire sui prezzi al dettaglio. il prezzo medio è cresciuto del 4% nell’ultimo anno, le variazioni medie oscillano tra il +35% e il più 40% rispetto al 2000. Nell’ultimo semestre a parità di quantitativi acquistati è aumentata la spesa sostenuta. E il prezzo resta tra i fattori più determinanti nella scelta dei prodotti (il 65,4% dei clienti ne tiene conto; fonte Format srl).
Il che ha comportato delle scelte: per mantenere un flusso costante di frutta in famiglia si sono ridotti gli acquisti di verdure, innescando così una dinamica differenziata anche sui prezzi. Il costo medio di un kg di frutta è passato da 1,40 a 1,52 euro (+8,9%) a fronte di una contrazione dei volumi pari a 0; nelle verdure, invece, a una riduzione dei volumi dell’1% corrisponde un prezzo media al kg passato da 1,76 a 1,75 euro. Per far quadrare i conti del budget familiare – anche in ottica salutista – la frutta è preferibile per il suo costo unitario minore pur in presenza di aumenti; il contrario di quanto avviene per orticole e verdure. Arance, banane e pesche sono varietà in ripresa; mele, pere e uva in sofferenza. I kiwi per la prima volta flettono, trainati forse da frutta secca (-9%) e pompelmi (-30%). Attraversano una difficoltà ormai storica i carciofi, mentre restano in area critica asparagi e finocchi.
Secondi dietro la Grecia
In Europa – nonostante il ridimensionamento decennale – l’Italia è ancora il secondo paese, dopo la Grecia, nel consumo di frutta e verdura con 360 kg pro capite annui. Lo studio di Cso – Gfk Eurisko ha quantificato in 320.000 tonnellate di prodotto ovvero il 7% del totale la parte acquistata e consumata fuori casa. Una minima parte del mercato, dunque, spalmata oltretutto su 34 milioni di individui che nel 2008 hanno dichiarato di aver mangiato almeno una volta frutta fuori casa (9,4 kg medi a testa). Gli heavy user extradomestici paiono del tutto marginali.
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Come si spostano gli equilibri percepiti |
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Frutta |
Verdura |
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La domanda tiene |
La domanda è cauta |
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Il prezzo medio sale (8,9%) |
Il prezzo medio scende (1%) |
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Il costo medio unitario resta più basso (0,25 €) |
Il costo medio unitario rimane più elevato |
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I valori salutistici sono considerati paritari a quelli delle orticole |
Il valore aggiunto salutistico non è differenziante |
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Varietà di stagione sono in crescita |
Varietà ormai commodity tengono |
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Varietà nazionali di riferimento soffrono (mele, kiwi, uva) |
Varietà di stagione in criticità storica (carciofi, asparagi, finocchi) |
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Fonte: l’autore Mark up |
Anna Bertolini – Patrick Fontana
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