spaziohoreca bargiornale
Home Approfondimenti Rubriche Edicola Riflettori su Normativa Vetrine Fiere e Manifestazioni Osservatorio Comunicati Agenda Lavoro
 
Hotels
Ristoranti
Bar e Caffé
 
Nome   
 
Città, Regione, Prov.   
Ricerca Avanzata »
Edicola » Dettaglio Articolo

MARK UP - 12.04.2011

Intervista esclusiva a Mauro Zamparini

MARK UP incontra il patron del Palermo Calcio che parla dei suoi investimenti: dai centri commerciali al fotovoltaico. E sogna un mercato più libero, dal Friuli alla Sicilia.  

 

La storia imprenditoriale di Maurizio Zamparini si potrebbe dividere a grandi linee in due fasi: la prima, dal 1972 al 2002, coincide con lo sviluppo Emmezeta, la catena di mercatoni da lui creata nel 1972 e ceduta trent'anni dopo a François Pinault che trasformerà in Conforama i 18 punti di vendita acquisiti. La seconda fase, dal 2002 a oggi, più varia e tumultuosa, corrisponde alla stagione degli investimenti pluri-direzionali, con la passione del calcio a fare da leitmotiv a un'attività che spazia dall'immobiliare commerciale al settore turistico, dall'agricoltura al fotovoltaico. Il calcio è uno dei grandi amori di Zamparini. Da giovane è stato centravanti nella Trivigiana. Poi il salto dai campi da gioco all'imprenditoria sportiva. Dopo il Pordenone, rileva il Venezia, che salva dal fallimento, fondendolo con il Mestre. In un decennio la squadra lagunare arriva in serie A. Zamparini cede il Venezia e acquista il Palermo da Franco Sensi, ex patron della Roma: con i rosa-nero ottiene la promozione in A nel 2004; nel 2005 2006-2007 e 2010 il Palermo riesce a qualificarsi in Coppa Uefa (oggi Uefa Europa League).
A MARK UP, che l'ha incontrato nella sede di Vergiate, Zamparini non parla solo di sé e del suo gruppo. Scaldati i motori, diventa quasi incontenibile: punta il dito contro la burocrazia e l'insensibilità del fisco, sconfinando nei territori più disparati, dall'attuale situazione politica italiana ai tea party di Prato, dalla grave congiuntura nella quale versa l'economia familiare e imprenditoriale di tanti italiani al difficile dilemma tra libertà e sicurezza: a proposito della tessera del tifoso, Zamparini si concede la citazione di un celebre apoftegma di Benjamin Franklin: “chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza”.

Signor Zamparini, mi permetta di dissentire: un paese sicuro è anche un paese libero. Non il contrario.
Guardi, su questo tema mi sono sempre trovato dall'altra parte della barricata rispetto al mio caro amico, Piero Grasso (Procuratore nazionale antimafia, ndr): lui pensa che la sicurezza sia prioritaria rispetto alla libertà. L'uomo è nato libero. E più se ne conculca la libertà, tanto minore sarà il grado di sicurezza complessivo. Certo, la libertà non deve collidere con la giustizia. Quando penso in particolare al mercato e all'economia, mi verrebbe da dire che questo paese non è libero.

A proposito di mercato, lei ha investito in diversi settori, partendo dalla grande distribuzione non alimentare, il primo dei suoi successi storici.
Ho sviluppato la formula dei moderni mercatoni in Italia. Sono arrivato nel 2001, con 18 punti di vendita che fatturavano complessivamente 1.000 miliardi di lire quando ho venduto la catena al francese Pinault per 850 miliardi di lire. Da italiano cretino che cosa ho fatto con questo volume di liquidità? Ho pensato di investire nel mio paese.

Perché da italiano cretino?
Perché investire in questo paese è folle, visto l'apparato burocratico italiano. Dal 2002 a oggi ho solo investito. Ma lo sviluppo in Italia è impedito da troppi intralci.

Esempi?
Gliene faccio due limitandomi ai centri commerciali. A Cerignola abbiamo acquisito nel 1995 dal comune un terreno commerciale con una convenzione in base alla quale eravamo autorizzati ad aprire un centro di 20.000 mq coperti: siamo nel 2011 e non abbiamo ancora ottenuto il permesso per costruire. Lo stesso vale per Foggia, dove abbiamo un'area di circa 300.000 mq: su 150.000 mq di commerciale stiamo aspettando da 12 anni le autorizzazioni. Nel frattempo paghiamo l'Ici. Questo è il nostro paese. Nessun gruppo internazionale ha più voglia di investire da noi direttamente: hanno il terrore della tempistica e della non certezza dei diritti.

Lei è promotore di centri commerciali. Ne ha anche uno di grandi dimensioni in preparazione in Sicilia che dovrebbe aprire per settembre 2011.
Sì, stiamo sviluppando Conca d'Oro a Palermo, un centro commerciale di 60.000 mq di slp, con 116 punti di vendita. Abbiamo tre shopping centre in attività (Afragola, Benevento e Cosenza) e tre in Croazia (Zagabria, Spalato e Osjek). Vorremmo sviluppare analoghi insediamenti a Fiume, a Salerno, Cerignola e Foggia su altre aree di nostra proprietà.

Come si struttura il suo gruppo?
Tutte le attività fanno capo alla Sapa di famiglia, della quale i miei figli detengono il 99%. Fra capitale sociale (38 milioni) e finanziamento soci (170 milioni), abbiamo mezzi propri per circa 200 milioni. Il nucleo portante del gruppo è Finzeta, società di servizi, con 100.000 euro di capitale sociale.

In quali altri settori ha in vestito?
In agricoltura, nell'immobiliare turistico e ricettivo, e nelle energie rinnovabili. Abbiamo alcune proprietà molto belle in Toscana: a Poggio Torselli San Casciano dove produciamo il Chianti. Poi 750 ettari dietro Pontassieve. In Puglia siamo proprietari di circa 700-800 ettari, sempre destinati all'agricoltura. In questa regione abbiamo presentato progetti per la realizzazione di tre campi da golf con alberghi e club house. Sempre nell'immobiliare turistico, abbiamo un progetto finalizzato alla creazione di un altro resort su circa un milione di metri cubi a Grado, per un investimento di circa 1 miliardo in dieci anni. Infine, Immobiliare Monte Mare a Vergiate e Monte Mare Costruzioni a Udine investono in prevalenza nel residenziale: sono aziende che possono fatturare 15-20 milioni di euro l'anno.

Il settore immobiliare in Italia non sta andando bene. I problemi si sentono soprattutto sul versante edilizio e di sviluppo. È d'accordo?
Sì. Adesso è tutto fermo. Anche noi stiamo riprendendo con coraggio e difficoltà: abbiamo dovuto affittare molti immobili che avremmo invece preferito vendere. La politica non capisce che se l'edilizia non riparte, non ci sarà ripresa in questo paese.

In questo momento quali sono i maggiori problemi in Italia?
Sono quelli del mondo ma ingigantiti. Nel dopoguerra è iniziato un fenomeno che ha ormai raggiunto dimensioni preoccupanti: le corporazioni e le istituzioni sono diventate proprietarie dello Stato allontanandosi dai problemi veri della gente. Hanno creato un sistema che si autoalimenta, dimenticando il popolo. Questo fenomeno è in Italia particolarmente amplificato. Gli uomini che compongono questo moloch burocratico pensano che la parte produttiva del paese, quella che produce ricchezza, non serva più. Se però una nazione non produce ricchezza, il Moloch dove troverà le risorse per sostenersi? Un altro problema, che coinvolge tutto il mondo, è la liberalizzazione che ha creato troppi scompensi: il lavoro è stato trasferito in altri mercati dove la manodopera costa meno. Per fortuna in Italia abbiamo tutto: compresa la natura. Che ci offre quello che vogliamo, anche la materia per le energie pulite. Il settore delle energie rinnovabili è cresciuto moltissimo in questi anni. I nostri politici lo stanno, però, bloccando per favorire il nucleare. Pensi che basterebbe adibire a fotovoltaico l'1% della superficie complessiva del paese per diventare autosufficienti dal punto di vista del fabbisogno energetico. Naturalmente va preservato il territorio che è il nostro bene principale.

Può essere più preciso sui suoi investimenti nel solare?
Ho due parchi fotovoltaici in Puglia uno in provincia di Bari, l'altro nei dintorni di Brindisi da 80 Mw per un investimento complessivo di 200 milioni di euro, già finanziato. La conferenza di servizi doveva durare sei mesi: si è protratta per un anno e a novembre abbiamo firmato le convenzioni. Mancava solo la firma di un atto dovuto: ma il funzionario ancora oggi non appone il suo autografo.

Qual è il giro d'affari del suo gruppo in questo momento?
Non abbiamo fatturato, ma solo investimenti. Molti dei quali sono ancora costi, come Conca d'Oro a Palermo, sul quale ho investito 140 milioni. I tre centri commerciali di proprietà attivi a Benevento, Afragola e Cosenza valgono circa 140 milioni, i centri in Croazia circa 120 milioni.

L'industria dei centri commerciali attraversa una fase critica, caratterizzata da un forte rallentamento degli investimenti. Ne avete risentito anche voi?
Eccome. Abbiamo dovuto ridurre del 50% gli affitti. La domanda sta calando drasticamente. E la domanda cala perché diminuisce il potere d'acquisto. Se non c'è una decisione politica forte, che non sia dominata dalle lobby bancarie e dalle multinazionali, si va a fondo. Sa qual è il problema più grosso oggi?

Sentiamo.
In questo momento lo Stato fa paura. Lo sa che abbiamo 1,2 milioni di ipoteche su prime case? Sto cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema che coinvolge almeno 5 milioni di persone. Purtroppo non potrò più farlo dagli schermi di Antenna 3. Serve un'iniezione di liquidità per far ripartire i consumi e il mercato. E il ministero dell'Economia e delle Finanze che cosa fa? Raschia il barile attraverso il braccio di Equitalia, che sequestra case, camion e immobili agli imprenditori strozzati dalla crisi.

Esiste anche il problema del sommerso. Equitalia ha recuperato nel 2010 9 miliardi di tasse e contributi evasi.
Guardi, un conto è recuperare, un conto è perseguitare. Questo Governo sta facendo tantissimi danni all'Italia. La Lega non protegge più nemmeno le partite Iva. Oggi non c'è un politico che possa dare serie garanzie all'economia, né a destra né a sinistra.

Chiudiamo l'intervista con una nota...rosa-nero: come va il Palermo? Si parla di trattative per la cessione.
Devo dire che sono deluso non dalla mia squadra, ma dal mondo del calcio: anche per questo motivo ho incaricato un advisor per la valutazione della società. Nel Palermo ho investito quasi 100 milioni, ma la squadra mi ha dato molte soddisfazioni, oltre che una grande pubblicità. Da tre anni sono in pareggio perché riesco a realizzare plusvalenze sui giovani: vendendo due/tre giocatori validi l'anno. Spero di poter trovare un acquirente giovane ed entusiasta, che dia al Palermo continuità di rendimento e passione.

Continuità e passione: i due ingredienti base anche per la vita.
Senz'alcun dubbio.


Chi è Maurizio Zamparini
Settant'anni a giugno, nato da famiglia contadina a Bagnaria Arse, frazione di Sevigliano, vicino a Palmanova (Ud), Maurizio Zamparini lascia presto la terra friulana per la Lombardia, dove, a ventuno anni, apre a Vergiate (Va) la sua prima “fabbrichètta”, un'azienda artigianale che produce caloriferi e marmitte per auto.
Dieci anni dopo il grande passo: inaugura a Vergiate il primo 'mercatone' a insegna Emmezeta (dalle iniziali del suo nome), una catena che, poco prima di essere venduta nel 2002 a François-Henry Pinault, presidente di Ppr, poteva vantare un fatturato per punto di vendita pari a 55 miliardi di vecchie lire, 28,4 milioni di euro. I 18 Emmezeta (superficie media 7.000 mq) sono diventati Conforama. Tanto per far capire come la crisi dei consumi ha inciso sul mercato, la produttività degli Emmezeta era di circa 4.000 euro al mq, contro gli attuali 2.400 euro di Conforama, format basato su quattro grandi aree merceologiche: mobili, arredamento, elettrodomestici e hi-tech. Conforama Italia controlla anche pdv specializzati in abbigliamento a insegna Emmezeta Moda (13 punti di vendita), con superficie media di 1.800 mq.

 

 

                                                         Roberto Pacifico

 

« indietro
 
Copyright © 2006-2011 Spunto Srl - Tutti i diritti riservati Annunci | Newsletter | Links | Chi Siamo | Chi Siamo | Disclaimer | Job Opportunities | Contattaci | Pubblicità