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Nell’espansione dell’economia globale, nascono le città globali. Città che si ergono nel panorama mondiale come organismi a sé stanti, dotati di un’identità forte e inconfondibile, quasi sempre più “alta” del territorio circostante, dello stesso paese che le ospita. Sono già quaranta le città globali,
fra cui Roma e Milano. Città che fanno parte di quella “geografia della centralità” che ormai le distingue e le accomuna: affari, gestioni territoriali, circuiti finanziari, governance, traffico, problemi sociali. Negli ultimi decenni alcune di queste città hanno realizzato progetti e trasformazioni da fantascienza. Molte hanno cambiato volto, indirizzandosi così decisamente verso il futuro da sembrare irriconoscibili. Milano ha dormito sonni profondi. Nessun progetto viabilistico, architettonico, nessun “landmark” né pubblico, né privato. Finalmente sembra arrivato il momento del risveglio. Molti i cantieri in fase di realizzazione. Forse manca lo slancio, la visione d’insieme. Come in tutte le grandi città globali, occorrerebbe uno spirito civico, un’unità d’intenti in grado di coagulare forze e risorse verso obiettivi di competizione globale. Milano ha bisogno di un progetto per il futuro. Deve guardare a se stessa come una città molto più legata alla “geografia europea” che a quella del resto d’Italia. Al di là della politica, degli interessi di bottega, serve qualcuno in grado di delineare un domani per le prossime generazioni. Parafrasando un celebre film, si potrebbe dire “cercasi visionario/a, disperatamente”.
Milano alla ricerca di nuove centralità
Chiusa la stagione delle ex aree industriali, si apre il futuro della programmazione su quelle demaniali: il rilancio con il nuovo Piano urbanistico (Pgt)
Ripercorrendo il recente passato di Milano, il momento di massima crisi si tocca durante gli anni di tangentopoli, quando al falli-mento della classe dirigente della città si accompagna un’impasse senza precedenti in campo urbanistico ed edilizio. L’immobilismo è anche dovuto all’andamento negativo del mercato immobiliare e a un piano regolatore, approvato nell’80, che aveva già manifestato i limiti di un approccio rigido e dirigista (nel difendere un futuro produttivo e fordista della città negato dalle tendenze già in atto) e che, perciò, era stato oggetto di numerose varianti (Piano Casa, Documento direttore del passante ferroviario, Documento direttore sulle aree dismesse e relativa variante alle Nta).
Trasformazione della città per parti
La stagione dei nuovi sindaci eletti direttamente a partire dal 1993 inaugura una lenta ripresa edilizia della città, accompagnata dall’occasione dei Programmi di Riqualificazione Urbanistica (Pru), che, oltre a qualche risorsa aggiuntiva dallo Stato, portano regole più flessibili. La svolta più evidente avviene nel 2000, quando il comune approva il Documento d’inquadramento delle politiche urbanistiche. È uno strumento d’indirizzo strategico che non conforma la proprietà dei suoli ma demanda gli aspetti operativi a nuovi strumenti attuativi di tipo negoziale: i programmi integrati di intervento-Pii (lr 9/99). La liberalizzazione degli strumenti urbanistici e la contestuale crescita del mercato immobiliare inducono rilevanti interventi sulla città: si contano almeno 140 Pii (progetti definitivi con istruttoria avviata, progetti adottati, progetti approvati) presentati dal 2001 a oggi. Si esaurisce perciò il ciclo del riutilizzo delle aree industriali di-smesse e parallelamente numerose trasformazioni diffuse investono i tessuti urbani più consolidati dei quartieri, utilizzando le nuove regole più flessibili che vengono introdotte (cambi d’uso, loft, sottotetti, dia, ristrutturazioni edilizie ecc.). La debolezza del quadro generale di riferimento produce tuttavia una trasformazione della città per parti: i numerosi cantieri e progetti che attraversano Milano sembrano incapaci di generare positivi effetti sul contesto. La gran parte degli interventi si caratterizza per funzioni semplici e ripetitive (residenza, terziario, grandi strutture di vendita), orientate a un’immediata rispondenza al mercato. Nel complesso si afferma un ruolo delle amministrazioni comunali (e non solo quella di Milano) più regolativo che strategico; gli enti lo-cali risultano più interessati a costruire efficaci processi di scambio con i privati piuttosto che a delineare scenari e visioni condivise della città. Se si entra nel dettaglio dei singoli progetti di trasformazione si possono evincere alcuni caratteri in molti casi ricorrenti. Le regole degli strumenti urbanistici utilizzati (prima i Pru, poi i Pii) hanno determinato alcune analogie in termini compositivi e funzionali: spazi a verde pubblico associati ad elevate densità fondiarie, un peso maggiore della residenza nei Pru e un mix più equilibrato tra residenza e terziario nei Pii, dove il meccanismo del premio volumetrico per l’edilizia convenzionata previsto a Milano ha portato risultati significativi.
Cambiamenti per varianti
La città metropolitana che vediamo trasformarsi appare ben diversa da quanto prefigurato nei piani regolatori dei comuni che la costituiscono. Ciò significa che le città cambiano sempre meno in attuazione del disegno predefinito di un piano, e sempre di più in seguito a interventi in variante: dei 10 milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse che oggi si stanno trasformando quasi il 90% presenta questa caratteristica. Tuttavia negli ultimi dieci anni Milano ha assorbito agevolmente e senza dispositivi normativi specificamente dedicati anche una domanda di nuovi spazi produttivi, per un milione di metri quadrati su aree già dismesse, che non hanno così mutato la destinazione produttiva. Ciò ha favorito l’affermarsi di Milano come un distretto dell’innovazione creativa (moda, gallerie d’arte, nuove professioni). Esiste, infatti, una domanda sempre più diffusa di spazi a basso grado d’identità, flessibili e continuamente riprogrammabili. Alcuni spazi industriali hanno così coperto un segmento del mercato altrimenti inesistente.
A medio termine Milano sarà segnata dal completamento del passante ferroviario (a regime dal 2008), dalla realizzazione delle tre stazioni di testa dell’alta velocità (porta ovest-Rho, porta sud-Rogoredo, porta est-Limito), e dagli interventi di estensione delle metro-politane esistenti e di realizzazione di nuove linee. In particolare risultano parzialmente finanziate le nuove linee metropolitane 4 (Lorenteggio-Linate) e 5 (Monza, stazione Garibaldi, San Siro), quest’ultima di grande importanza in quanto collegherà alcuni dei più importanti progetti di Milano, qua-li Bicocca, Garibaldi-Repubblica, CityLife e Portello. Sul fronte viabilistico, gli interventi prioritari riguardano il completamento dell’accessibilità alla nuova Fiera di Rho-Pero (raddoppio S.p. 46 “Rho-Monza”) e gli interventi di potenziamento degli assi di penetrazione urbana nel quadrante orientale (Padana superiore, Cassanese, Rivoltana, Paullese). Questi interventi sono correlati alla realizzazione di nuove autostrade regionali (Pedemontana, tangenziale Est Esterna e BreBeMi), essenziali alla riqualificazione complessiva dell’accessibilità dell’area milanese. L’indagine si chiude con l’approfondimento di alcuni grandi progetti milanesi, selezionati per rilevanza urbana e per la complessità del processo decisionale. Dei progetti vengono offerte, in forma di scheda, alcune informazioni rilevanti quali: promotore, progettisti, accessibilità, descrizione del progetto, parametri urbanistici (consistenze, indice, mix ecc.), iter urbanistico/autorizzativo, mercato immobiliare (o prezzi di listino, se disponibili). Occorre osservare che per i grandi progetti ancora in fase di avvio (come CityLife, Garibaldi-Repubblica ecc.), i valori immobiliari riportati considerano che detti interventi siano già realizzati. Le attese sono, infatti, superiori ai va-lori attualmente rilevabili (anche del 10-15% in più) in quanto l’importanza urbana dei progetti è tale da incidere sulle dinamiche del mercato di riferimento.
Piano di Governo del Territorio (Pgt)
Un cenno conclusivo va rivolto alla predisposizione del nuovo Piano di Governo del Territorio (processo in atto), che delineerà alcune scelte strategiche sulle risorse territoriali residue per lo sviluppo della città. La planimetria riportata mette in evidenza queste aree, a partire da-gli scali ferroviari in corso di dismissione e già oggetto di accordi tra il comune e le ferrovie, finalizzati all’impiego delle risorse derivanti dalla cessione degli scali per finanziare interventi infrastrutturali prioritari per la città (secondo passante ferroviario, potenziamento del trasporto metropolitano ecc.). Sono stati poi considerati altri ambiti specifici (mercati generali, caserme, Fiera Milano-city, tribunale, carcere ecc.) della cui de-localizzazione si è recentemente discusso. I tempi del Pgt sono medio-lunghi (2009) e probabilmente alcune delle scelte più rilevanti sa-ranno anticipate nella revisione del documento d’inquadramento dei programmi integrati. Similmente è pensabile l’anticipazione del piano dei servizi, la cui approvazione è attesa ormai da diversi anni.
Citylife
Ridisegna lo skylife della città
PROMOTORE
CityLife srl (società partecipata da Generali Properties, Ras,
PROGETTISTI
Zaha Hadid, Arata Isokaki, Daniel Libeskind e Pier Paolo Maggiora.
Localizzazione
L’area si colloca nel quadrante nord-ovest di Milano, in posizione urbana semicentrale.
Accessibilità
La zona è ben servita dai mezzi pubblici: la linea MM1 della metropolitana (fermata Amendola-Fiera), la fermata Domodossola delle Ferrovie Nord Milano (con il servizio per Malpensa), linee di superficie e tram. L’area è situata in una zona strategica dal punto di vista viario, vicino al raccordo per l’autostrada dei Laghi (A8) e Milano-Torino (A4). L’accessibilità della zona sarà inoltre agevolata da due importanti inter-venti infrastrutturali, quali il tunnel di collegamento tra via De Gasperi e via Gattamelata e la nuova linea della metropolitana (MM5 - Bignami-Garibaldi-San Siro), che prevede una fermata all’interno del quartiere CityLife.
Descrizione del progetto
L’area d’intervento del progetto CityLife si estende su una superficie di circa 255.000 mq, corrispondente a gran parte dello storico recinto fieristico. A questa si aggiungono anche aree di proprietà del comune di Milano, esterne e adiacenti all’area di trasformazione, che portano la superficie complessiva dell’intervento a circa 366.000 mq. Il comune di Milano ha recentemente deciso (giugno 2007) di acquisire un’ulteriore area di 75.000 mq dalla Fondazione Fiera per ampliare il verde pubblico di CityLife e per realizzarvi importanti funzioni pubbliche per la città. Il progetto si fonda su un articolato mix di funzioni urbanistiche, di natura sia pubblica sia privata, che ne faran-no una nuova centralità urbana di Milano, un quartiere attivo durante tutto l’arco della giornata. Il nucleo del nuovo quartiere è costituito da un ampio parco urbano, ai cui margini sono disposte cinque aree residenziali. Al centro dell’area sorgeranno tre torri (218, 185 e 175 metri di altezza), destinate a ospitare prevalentemente funzioni terziarie e caratterizzate da architetture fortemente emblematiche, tali da ridisegnare lo skyline di Milano. Il nuovo quartiere accoglierà inoltre un’elevata concentrazione di strutture dedicate alla cultura e al tempo libero, quali un grande centro culturale per bambini (Palazzo delle Scintille), il Museo di arte contemporanea e la ristrutturazione e trasformazione dello storico velodromo Vigorelli. Accanto a queste funzioni culturali e ricreative il quartiere disporrà di un Centro Servizi, dedicato a ristoranti, bar e locali di divertimento, esercizi commerciali per lo shopping di qualità, cinema multisala, sedi associative, uffici postali, banche e servizi alle imprese. La superficie del nuovo quartiere sarà interamente pedonale e caratterizzata da vie, piazze, percorsi nel parco e piste ciclabili, mentre viabilità e parcheggi saranno completamente interrati.
Iter urbanistico
n AdP “Fiera” del 23 giugno 1994.
n Variante all’AdP “Fiera” approvata dalla regione il 19 gennaio 2004.
n Programma Integrato di Intervento (strumento attuativo), approvato dalla giunta comunale il 16 dicembre 2005.
n Cessione dell’area a CityLife da parte di Fondazione Fiera Milano nel giugno 2006.
Stipula Convenzione di attuazione del 12
Stato lavori
Fase iniziale (sondaggi finalizzati all’eventuale bonifica).
L’ultimazione dei lavori di costruzione è prevista entro il 2015.
PORTELLO - WJC
Nel tempio dell’Alfa brillerà il polo orafo
PROMOTORE
Auredia srl, Nuova Portello srl e comune di Milano, per l’area Portello (U2, U3) Wjc srl Milano e Ge.Fi. spa in collaborazione con Compagnia delle Opere Milano e Associazione Orafa Lombarda, per l’area Wjc (U1)
PROGETTISTI
Portello: G. Valle, C. Zucchi, G. Canali, C. Jencks e A. Kipar Wjc: Urbam - Marco Cerri, Francesco Moglia, Saverio Valsasnini; Fabio Mello
Localizzazione
L’area si colloca nel quadrante nord-ovest di Milano, in zona semiperiferia, delimitata dalle vie Serra, Traiano, Scarampo, Papa e Teodorico.
Accessibilità Il comparto è attualmente privo di linee di forza del trasporto pubblico; sono presenti linee urbane di superficie, tra cui la cerchia filoviaria 90-91 e la tranvia 14. La zona è strategica dal punto di vi-sta viario in quanto prossima al raccordo (via De Gasperi) con le auto-strade A8 Milano-Laghi e A4 Milano-Torino.
Descrizione progetto
Il Programma Integrato di Intervento Portello si articola in due distinti comparti. Il principale interessa l’area ex Alfa Romeo e si suddivide nelle unità di coordinamento progettuale U2 e U3. Vi è poi il Wjc - World Jewellery Centre, relativo all’area ex Lancia, che coincide con l’unità di coordina-mento U1 del Pii.
Portello - ex Alfa Romeo - U2-U3
Gli obiettivi generali del Programma Integrato sono il recupero alla città di spazi fino a oggi specializzati e interclusi, creando un nuovo grande parco, aree e piazze attrezzate vizi, nuove abitazioni e funzioni compatibili con il tessuto urbano circo-stante. L’intervento prevede infatti la ricostruzione di un tessuto urbano che riconnetta i quartieri posti a ridosso dell’asse di viale Certosa con quelli posti a sud-ovest (QT8 - Monterosa).Dal punto di vista infrastrutturale, è prevista la riorganizzazione viabilistica della zona, dallo snodo di p.le Kennedy alla Fiera, attraverso il nuovo collegamento stradale, in parte sotterraneo, De Gasperi-Gattamelata, lungo circa 2,6 km. Il parco urbano in corso di realizzazione ha il compito di ricucire l’intero comparto ex Alfa Romeo, integrandolo a livello metropolitano con il Monte Stella a nord-ovest e con il sistema verde di corso Sempione e del suo omonimo parco, a sud-est.
Wjc - ex Lancia - U1
La porzione nord-ovest dell’area sarà destinata a ospitare il Wjc: voluto e realizzato dai principali poli orafi italiani come primo “distretto verticale” per rappresentare il settore della gioielleria. Qui avranno sede le imprese orafe, una scuola di oreficeria, laboratori di ricerca, associazioni per lo sviluppo delle piccole imprese e numerosi servizi per la categoria. L’intervento comprende un complesso terziario articolato in due edifici di diverse altezze, a contorno di una grande piazza centrale coperta, oltre a tre torri residenziali.
Stato lavori
Fase avanzata (cantiere aperto). Inaugurato il centro commerciale (2004), sono in fase di completamento il parco e le residenze del Portello. Il Wjc è in fase avanzata di realizzazione. L’ultimazione dei lavori è previ-sta per il 2009.
PORTA NUOVA
La ricongiunzione di tre quartieri storici divisi da 30 anni.
Accessibilità
La zona risulta una delle più accessi-bili di Milano, in quanto prossima alla stazione FS Garibaldi, dove si attesta la gran parte del traffico ferroviario regionale. Qui scambiano la linea MM2 e il Passante Ferroviario. L’ambito d’intervento è altresì servito dalle stazioni Gioia (MM2) e Sondrio (MM3) della metropolitana. È stata altresì finanziata la realizzazione della nuova linea metropolitana 5, ramo Garibaldi-Bignami-Monza e ramo Garibaldi-San Siro.
Descrizione
Porta Nuova è il nuovo nome del grande intervento di trasformazione urbana che nasce dalla connessione dei tre masterplan per lo sviluppo delle aree Garibaldi-Repubblica, Varesine e Isola. Un ambizioso progetto che consentirà la ricucitura e l’integrazione urbana di tre quartieri separati da oltre trent’anni. Lo sviluppo prevede la realizzazione di strutture per circa 350.000 mq a destinazione terziaria, commerciale, residenziale, espositiva, culturale e alberghiera e la realizzazione di un parco centrale, giardini pubblici e aree pedonali pubbliche. Nell’ambito del progetto è in corso di realizzazione la nuova sede della regione Lombardia ed è previsto l’edificio per gli uffici amministrativi del comune. La trasformazione è pro-mossa dal Gruppo Hines che nel maggio 2006, acquistando l’area delle Varesine, ha completato il processo di unificazione della proprietà delle aree, favorendo una progettazione unitaria dell’ambito d’intervento.
Garibaldi-Repubblica
Il masterplan per l’area Garibaldi - da 50 anni considerata il tassello mancante del Centro Direzionale della città - è stato messo a punto da Cesar Pelli. Benché al centro di Milano, l’area è stata per anni un “non luogo”, caratterizzata da permanente stato di abbandono e dal fallimento delle ipotesi di trasformazione previste dagli strumenti urbanistici tradizionali (Prg del 1980). Per iniziativa di privati e con il supporto del comune di Milano, si è approdati a una soluzione di sviluppo dell’area caratterizzata da un mix funzionale a prevalente carattere terziario: 3 torri direzionali, 3 edifici per eventi moda e design, hotel 5 stelle, 2 complessi residenziali e un articolato insieme di spazi commerciali, oltre a box e parcheggi pubblici, per lo più nel sottosuolo.
Isola-Lunetta
Il quartiere Isola rappresenta una delle realtà più vive della città. Con l’approvazione del Pii Isola-Lunetta (aprile 2006) il consiglio comunale ha indicato alcune linee guida per la revisione del progetto, al fine di pervenire a una distribuzione più equilibrata delle volumetrie, tale da consentire maggiori spazi aperti e verde di prossimità, oltre al mantenimento delle funzioni artigiane, civiche e culturali, storicamente insediate in una fabbrica dismessa, la Stecca.
Varesine
Oltre via Melchiorre Gioia si sviluppa l’area delle ex Varesine, il cui progetto è firmato da Lee Polisano dello studio Kohn Pederson Fox . Il masterplan per quest’area prevede uno sviluppo di 85.000 mq di strutture a destinazione d’uso mista. È qui prevista la realizzazione di una stecca lineare alle cui estremità si innalzeranno due torri di 130 e 140 metri di altezza. I restanti 3.000 mq accoglieranno un centro culturale.
SANTA GIULIA Montecity e Rogoredo, due aree con spiccati caratteri urbani
PROMOTORE Risanamento spa - Gruppo Zunino
PROGETTISTI
Norman Foster (architettonico), Paolo Caputo (urbanistico), West 8 (paesaggistico)
Localizzazione
L’area si colloca nel quadrante sud-est di Milano, in posizione urbana periferica.
Accessibilità
L’area d’intervento presenta una col-locazione strategica per la prossimità alle principali direttrici autostradali e al city airport di Milano-Linate, dal quale dista circa 3 km. Il comparto sarà dotato di uno svincolo diretto con la tangenziale Est in corrispondenza della nuova penetrazione urbana della SS 415 Paullese. L’accessibilità ferroviaria è offerta dalla stazione FS Rogoredo che diventerà a breve la porta sud del sistema milanese dell’alta velocità. I trasporti pubblici urbani sono garantiti dalla linea metropolitana MM3, fermata Rogoredo, e dalla linea tranviaria 27, con capolinea in v.le Ungheria. In prospettiva la zona sarà dotata di un servizio tranviario dedicato che collegherà da est a ovest il nuovo insediamento con la stazione Rogoredo.
Descrizione progetto
Il progetto Santa Giulia (già Rogoredo-Montecity) recupererà alla città la vasta area occupata fino agli anni ‘70 dallo stabilimento Montedison e dalle Acciaierie Redaelli, situata nel settore sud-orientale di Milano e delimitata a nord dai quartieri di via Mecenate e viale Ungheria, a ovest dai tessuti cresciuti a ridosso dell’anello ferroviario, a sud-est dal quartiere di Rogoredo. Il progetto si struttura morfologica-mente su un asse principale di riferimento rappresentato dal vasto parco centrale, disposto ortogonalmente
all’importante asse viario costituito dal prolungamento della strada Paullese verso il centro urbano. Il parco si estende su una superficie complessiva di circa 333.000 metri quadrati. Esso distingue l’area in un ambito a nord-est, Montecity, destinato a residenza libera, funzioni terziario-commerciali e al centro congressi e uno a sud-ovest, Rogoredo, per uffici e residenze (in gran parte già cedute a cooperative edificatrici). Il progetto comprende ulteriori aree di proprietà pubblica destinate a estendere gli spazi a parco e le sistemazioni paesaggistiche. Entrambe le aree si propongono con un impianto dalle spiccate caratteristiche urbane per la qualità degli spazi e per la pluralità delle funzioni previste (residenza, commercio, terziario, leisure, attrezzature civili, alberghiere, sportive, scolastiche e religiose). Risanamento ha recentemente sottoscritto con Sky Italia un contratto per la costruzione, e successiva locazione, della sede dell’emittente televisiva nel nuovo quartiere di Milano Santa Giulia, nella zona di Rogoredo. Il complesso immobiliare è di circa 85.000 mq tra uffici direzionali, studi televisivi, parcheggi e magazzini.
Si sta concretizzando infine l’obiettivo di realizzare un nuovo polo commerciale del lusso nel comparto nord di Santa Giulia: la precommercializzazione degli spazi della promenade ha portato alla chiusura di due importanti accordi commerciali. Il primo con la Rinascente, per l’apertura del suo terzo punto di vendita di Milano (6.400 mq), il secondo con gli stilisti Dolce & Gabbana, che nel polo dello shopping realizzeranno un loro show-room.
Iter urbanistico
n Variante parziale al PRG del 1988.
n Piani Particolareggiati delle zone di ridefinizione urbana ZRU1 -Montecity e ZRU3-Rogoredo del 1990.
n Programma Integrato di Intervento (strumento attuativo), approvato dalla giunta comunale in data 15/09/2002, unificazione in variante dei precedenti piani particolareggiati programma Integrato di Intervento (strumento attuativo), approvato dalla giunta comunale il 16 dicembre 2005.
n Ratifica Accordo di Programma del 5/07/2004.
n Stipula Convenzione di attuazione del 16/05/2005.
Stato lavori
Fase intermedia (cantiere aperto). L’ultimazione dei lavori di costruzione è prevista a fine 2010.
Parco Adriano
Riconfigura una identità tra Sesto San Giovanni e Milano
PROMOTORE
Area ex Marelli: Adriano81 srl (società di Aedes spa e Gefim spa). Area Cascina San Giuseppe: Centro Eilmarelli srl (Gruppo Pasini)
PROGETTISTI
Paolo Caputo (masterplan), Valentino Benati, Franco Giorgetta (parco)
Localizzazione
L’area si colloca nel quadrante nord-est di Milano, in posizione urbana periferica, al confine con Sesto San Giovanni. Essa è delimitata a est dalla via Adriano, a ovest dal deposito della linea 1 della MM e dalla centrale elettrica AEM, a sud dalle aree di proprietà AEM e a nord dal confine con Sesto San Giovanni.
Accessibilità
La zona è ben servita dai mezzi pubblici di superficie sia dalla metropolitana (linea 2, stazione di Crescenzago). L’ambito è inoltre prossimo alle principali direttrici viarie milanesi quali tangenziale est, tangenziale nord (nodo di Palmanova) e autostrade. L’attuazione del progetto urbanistico comporterà l’adeguamento del sistema della viabilità e dei trasporti con la realizzazione del primo lotto della strada interquartiere nord (Cascina Gobba - via del Ricordo) e con una nuova connessione tranviaria tra viale Monza, Cascina Gobba e Sesto San Giovanni.
Maciachini
Ruota intorno al business park
PROMOTORE Maciachini Properties srl: società veicolo di Doughty Hanson & Co Re con Europa Risorse (Jv di Dh Re e Bpd Property Development)
PROGETTISTI
Italo Rota & Partners (Commercio e Teatro), Sauerbruch & Hutton (direzionale), Alessandro Scandurra (nuova sede della Zurich) e Paolo Pasquini (food park)
Localizzazione
L’area si colloca nel quadrante nord di Milano tra i quartieri Dergano e Niguarda. Il lotto trapezoidale è delimitato da quattro strade: due principali, a ovest via Imbonati e a est via Crespi che collegano p.le Maciachini con l’hinterland nord; e due secondarie, a nord via Bovio e a sud via Bracco
Accessibilità
La zona è ben servita dai mezzi pubblici di superficie (metrotranvia nord Castello-Niguarda) sia dalla metropolitana (linea 3, nuova stazione Maciachini). L’ambito è inoltre prossimo a viale Enrico Fermi, asse viario che collega Milano a Como e consente la connessione diretta con la tangenziale nord, l’autostrada A4 Milano-Venezia e la S.P. 46 Rho-Monza.
Descrizione progetto
Maciachini è un progetto di riqualificazione della vasta area che per circa un secolo ha ospitato il grande stabilimento chimico della Carlo Erba. L’area, situata nel settore nord-ovest di Milano, faceva parte di un grande comparto industriale e chimico che fino alla seconda metà degli anni ’80, quando è stata completamente smantellata, ha rappresentato una fonte di degrado anche dell’ambiente circostante. Maciachini Properties vi sta ora realizzando un complesso per uffici, negozi, un food park, luoghi per il tempo libero e la cultura come un fitness center, un teatro-museo e altri spazi di pubblica utilità, per una Slp complessiva di 96.000 metri quadrati. Il progetto di sviluppo comprende in particolare 86.000 mq di business park: la prima fase di oltre 27.000 mq, sull’angolo tra via Crespi e via Bracco (progetto di Kanah), è stata recentemente completata ed è già in uso; altri edifici a destinazione terziaria (30.000 mq), progettati dallo studio Sauerbruch & Hutton e caratterizzati per le facciate in vetro colorato, saranno realizzati nella parte tra via Imbonati e via Bracco. Secondo polo dell’intervento, a nord-est dell’area Maciachini, è l’imponente edificio di circa 29.000 mq disegnato da Scandurra, quale sede di Zurich Italia. Nella parte centrale del sito è in fase di progettazione uno spazio verde semicoperto dedicato a servizi di ristorazione, il sistema del verde si completerà con un “parco-bosco” pubblico, sul quale troverà affaccio il teatro-museo. Lungo via Imbonati si concentra il terzo polo dell’intervento, ovvero il complesso commerciale e l’ampio centro fitness, dotato di piscina. Il progetto non intende ridursi alla so-la realizzazione di un business park, quanto piuttosto disegnare un insediamento aperto verso il contesto urbano, grazie alle funzioni pubbliche che favoriscono una fruibilità allargata ed estesa.
Iter urbanistico
Attuazione diretta in conformità alle destinazioni ammesse dal Prg vigente: Dia per fasi successive.
Stato lavori
Fase intermedia, terminato il primo lotto di 27.350 a fine 2004, si sta ora procedendo al completamento dello sviluppo
Milano, Milano:
La nuova cultura del villaggio globale
La città di Milano è sempre stata caratterizzata da una “cultura del villaggio” molto aperta, generosa e al tempo stesso laboriosa e rigorosa. Forse un po’ ipocrita, talvolta, ma molto tradizionale e sensibile alle novità.
I valori della “cultura del villaggio”, che hanno fatto di Milano la più grande metropoli italiana, in competizione con le maggiori città europee, non si sono certo dissolti negli anni recenti per effetto dei fenomeni sconvolgenti della globalizzazione e delle tecnologie digitali della comunicazione, che tuttavia hanno prodotto autentici terremoti sulle culture locali e nazionali, con migrazioni di massa di molti popoli, esplosione di una massificazione dei consumi senza prece-denti e rapido livellamento - verso fattori comuni, cioè verso il basso - di usanze e costumi delle popolazioni. Sono fenomeni appunto dirompenti che si manifestano e mutano con velocità mai sperimentata in precedenza, a fronte dei quali gli Stati-nazione e le città oppongono modalità e tempi di reazione molto tradizionali e lenti. Lenti diventano anche i tempi di progettazione, i dibattiti si allungano su tempi infiniti: sfociando in povere chiacchiere e sogni che non si realizzano, restano sulla carta e producono rabbia e insoddisfazione.
In realtà, anche per le municipalità, i mercati globali determinano nuovi confini d’intervento sociale ed economico, con una profonda modificazione dei rapporti temporali e spaziali di relazione e interazione che evidenziano, da un lato, il tempo come fattore competitivo (time-based competition) e dall’altro l’abbandono di domini chiusi, coincidenti con particolari contesti fisici o amministrativi (un paese, una regione, un’area geografica: market-space competition). Appare, di conseguenza, fallace ricercare l’efficacia e l’efficienza di risoluzione dei problemi di una grande città come Milano nella conquista di spazi fisici semplicemente più vasti (aree metropolitane), ma piuttosto si manifesta la necessità di definire nuovi contesti di consenso basati su conoscenza e capacità progettuale. Una concezione statica e delimitata dello spazio di sviluppo socio-economico risulta, infatti, superata nella globalizzazione, dove specifici contesti geografici sono demandati a esprimere vantaggi parziali, da coordinare in un più vasto sistema di operatività (market-space management). In altri termini, un impegno serio e costante da parte de-gli organi di governo delle città, che va ben oltre lo slogan di un inesistente marketing del territorio, inventato da consulenti intruppati in comuni desiderosi di una “brillantina” ad altissimo costo. La globalizzazione impone alle municipalità una pluralità di spazi/oggetti di confronto e al contempo presuppone un sistema informativo coerente con orizzonti decisionali di brevissimo periodo, basato su flussi informativi telematici e con processi aperti di comunicazione, invece dei tradizionali schemi monodirezionali, dall’emittente al ricevente passivo. I mercati globali, in particolare, esprimono anche una nuova visione dei sistemi di relazione con le comunità e con le organizzazioni civiche locali, coerentemente con i fabbisogni strategici e operativi di organizzazioni con strutture complesse, in genere costituite da network, che operano con molteplici punti decisionali (caratterizzati da delega e responsabilità elevate) e con tempi di azione-reazione molto ridotti.
Il cittadino globale
Il benessere economico degli ultimi trent’anni, l’innalzamento del livello di scolarizzazione e una diffusa cultura consumerista hanno contribuito a rendere gli abitanti di Milano (quelli che vivono la città, perché in questa città lavorano, studiano, hanno insomma relazioni con luoghi e persone della metropoli) esperti e professionali nei loro comportamenti di vita. Un tempo docili, facilmente manipola-bili e limitati ai soli residenti (con una “cultura del villaggio” molto generosa, anche se elementare e un po’ isolazionista), essi rappresentano ormai una forza organizzata e strutturata che modifica la natura stessa delle relazioni fra i territori (i nuovi siti socio-economici, al posto dei quartieri; la città, con i suoi simboli locali e globali; i siti virtuali, ormai fondamentali nel posizionamento di Milano), le istituzioni e i nuovi cittadini globali. In particolare, il comportamento del nuovo cittadino globale è caratterizzato da: crescente supremazia della comunicazione dei cittadini verso le istituzioni, nuove aspettative sociali, certezza circa le professionalità di progettazione nel rispetto delle identità locali e dei valori della città.
Il primato della comunicazione dei cittadini
I cittadini vivono in una realtà (socio-politica e virtuale) in cui l’offerta di comunicazione è continua e sovrabbondante, la concorrenza comunicazionale molto forte. Una molteplicità di fonti d’informazione è organizzata per raggiungere i cittadini, per acquisirne i pareri e per favorire il dialogo critico, dal momento che i nuovi cittadini globali vogliono essere sentiti, ascoltati, capiti, considerati e attribuiranno a sindaco e assessori ogni causa d’insoddisfazione. Per contro, l’organizzazione delle istituzioni cittadine e delle numerose organizzazioni non governative (Ong) è ancora scoordinata, parziale e soprattutto carente nelle tecnologie digitali di relazione e di interconnessione con l’utenza. Un chiaro esempio è costituito dal ticket (tassa d’ingresso in Milano). A fronte delle molte polemiche, il sindaco non è ancora riuscito a spiegare - nonostante la presenza in consiglio comunale di sapienti e bravi comunicatori - come la nuova tassa sia collegata a un moderno uso della città (favorendo l’ingresso operoso e il reintegro dei costi ambientali) e a un vantaggio dei residenti (dal momento che i cittadini potranno continuare a evitare il pagamento dell’addizionale comunale Irpef).
Le nuove aspettative sociali
Il cittadino di Milano ricerca livelli di soddisfazione sociale più complessi dei bisogni primari, esige da enti e organizzazioni della municipalità soluzioni adatte a bisogni specifici e palesa in forme sempre più organizzate nuovi va lori, quali sicurezza, qualità della vita, silenzio, tutela degli ampi spazi verdi. In proposito, alcuni esempi clamorosi si rilevano nell’o
blio e nella superficialità degli “spazi senza progetto” come l’outlet transnazionale di Sarpi-Bramante, l’area semidesertica Bicocca-Arcimboldi, San Siro e le nuove periferie (private di una speranza di sviluppo progettuale di alto profilo dalla rinuncia, anni addietro, dell’assessore Del Debbio). Altri esempi, altrettanto clamorosi, riguardano invece il fallimento progettuale delle “isole pedonali”, come Brera, corso Garibaldi, corso Como, lo scempio abominevole delle Colonne di S. Lorenzo, i Navigli, tutti spazi dove le continue e crescenti proteste degli abitanti, sempre più coesi e organizzati, denunciano un serio impegno contro degrado e rumore, ma soprattutto contro la mancanza di un reale progetto di sviluppo socio-ambientale.
Valori locali e identità
I cittadini sono sempre più avveduti, informati e capaci di fare delle scelte a prescindere dalle suggestioni ideologiche. I rapporti tra cittadini e istituzioni tendono così a modificarsi a vantaggio di un senso nuovo di responsabilità e a fronte dell’evolversi della complessità delle popolazioni e del loro benessere. La globalizzazione non determina, infatti, l’uniformazione dei comportamenti e degli stili di vita, ma riconosce semplicemente che esistono gruppi di abitanti che da una parte presentano identici bisogni, ma dall’altra esigono che un’economia di mercato di massa si combini con un’attenzione rinnovata alle attese dei singoli gruppi (etnici, religiosi ecc.), nel rispetto di identità di comunità che in concreto segnalano l’esigenza, oggi nel mondo più forte che mai, di preservare le differenze di civilizzazione (di nazioni, religioni, razze e lingue), per mantenere e affermare le proprie differenze culturali.
Il commercio, motore dello sviluppo urbano
La valorizzazione in chiave immobiliare degli edifici commerciali è un fenomeno che ha interessato, ai suoi inizi, le aree al di fuori del comune di Milano, con la realizzazione nell’hinterland dei primi ipermercati, rapidamente trasformatisi in veri e propri centri commerciali: ricordiamo, per esempio, Assago, Carugate, Paderno Dugnano, Rozzano. Il comune, dopo il primo piano commerciale del 1975 e un parziale aggiornamento di qualche anno dopo, ha sostanzialmente rinunciato non solo a programmare, ma anche a orientare lo sviluppo del settore commerciale, omettendo anche gli obblighi di legge all’adeguamento degli strumenti urbanistici. L’ultima (e forse unica) struttura commerciale significativa, frutto di una specifica scelta programmatica del comune, è stata il Centro Bonola, aperto nel 1982. Dopo circa un decennio, a partire dagli anni ’90 emergono i nuovi strumenti della cosiddetta urbanistica contrattata, come la legge Adamoli, i Pru, i Pii, meccanismi che consentono ai privati di presentare piani urbanistici attuativi di interventi complessi, che comprendono diverse destinazioni d’uso e diversi soggetti, in variante al Prg, ovviamente con l’accordo del comune, e per gli interventi più consistenti anche della regione. La normativa regionale prevede che il comune debba emanare un programma direttore per orientare e regolamentare gli interventi: Milano lo ha fatto nel giugno 2000. Milano ha preferito non decidere, demandando completamente al privato la scelta di localizzazioni, quantità e tipologie delle attività commerciali, valutando le proposte caso per caso. La grande distribuzione a Milano ha ripreso a svilupparsi dalla metà degli anni ’90, utilizzando solo questi meccanismi di urbanistica contrattata, anche perché è di fatto l’unica possibilità consentita dalle norme vigenti in città. Per le medie strutture si è invece seguita una strategia di crescita basata sul riutilizzo di locali esistenti, l’unica strada consentita. Si è quindi determinato un meccanismo d’intervento estremamente omogeneo, al limite della ripetitività, basato su piani urbanistici attuativi di va rio tipo in deroga al Prg con un modello misto: residenza, commercio e verde (residuo). I parametri di base sono anch’essi standard: indice di utilizzazione territoriale di 0,65 mq/mq con oltre metà di residenza, parecchio terziario, un po’ di commercio con presenza trascurabile o nulla di altre funzioni. Quasi tutti gli interventi sono accomunati da alcuni elementi: gli spazi commerciali sono i primi a essere realizzati e attivati, fungendo da volano finanziario per tutta l’operazione, poi segue la residenza convenzionata, quella libera e, alla fine, il verde e gli spazi pubblici. In questo senso è evidente il ruolo del commercio come motore di sviluppo. La seconda costante è la localizzazione avulsa da scelte urbanistiche generali, e dettata da logiche di presi-dio del territorio finalizzate più all’esclusione di concorrenti che alla copertura di spazi di mercato insufficientemente presidiati, come si vede spesso dalla sovrapposizione dei bacini d’utenza di strutture della stessa insegna. A questa conquista del territorio seguono a ruota gli insediamenti residenziali, con un mix che rende conveniente l’investimento su aree dismesse o periferiche. Si è determinata un’alleanza tra commercio e real estate, in cui il primo “sdogana” interventi urbanistici pesanti, che da soli non avrebbero trovato il consenso, e l’intervento residenziale e il verde diventano condizioni necessarie a consentire attività commerciali che altrimenti non avrebbero ottenuto le autorizzazioni. Anche nei comuni dell’hinterland si è a volte fatto ricorso alla medesima strumentazione urbanistica, ma non in maniera esclusiva come a Milano, e comunque con maggiore rispetto per le scelte urbanistiche generali, che i comuni, a torto o a ragione, hanno fatto. Di conseguenza nell’hinterland si è assistito a una maggiore entità e dinamismo negli interventi commerciali e si sono fatte scelte localizzative rispondenti a logiche più ispirate al servizio commerciale. La differenza si legge chiaramente vedendo le diverse tipologie insediate: centri commerciali e “big box” nell’hinterland, quasi esclusivamente superstore a Milano.
*Prassicoop, servizi integrati per il commercio e il territorio
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