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PIZZA&FOOD - 20.04.2009

Pizze di latta e tradizionali, la Rai conosce la differenza?

Forse - e sottolineo forse - in un altro momento ci avremmo fatto su una risata. Addirittura, sarebbe passata quasi inosservata. Sì, qualche lamentela, qualcuno che avrebbe arricciato il naso, ma poi tutto sarebbe caduto nel dimenticatoio. Ma in un momento di crisi globale acuta come questo, in cui ci sono pochi “sghei” (per dirla alla veneta), cioè pochi soldini, nel quale si fa una fatica infernale a pagare tutto quanto e nel quale ogni cliente è sacro e perderlo significa danno certo, quella “sparata” del Tg1 sulla pizza di qualità preparata da un distributore automatico in tutta fretta, francamente ci lascia amareggiati. E, diciamola tutta, danneggia l’immagine di un piatto globale come la pizza e quella dei pizzaioli, già fragile per tante ragioni (anche un po’ per colpa di tutti noi). Non siamo di quelli che aggrediscono a prescindere, che attaccano tutto ciò che ruota intorno al nostro settore e può essere pericoloso. A Pizza&Food cerchiamo di essere obiettivi, tant’è che in questo numero troverete una notizia relativa proprio a un distributore automatico di pizza, una macchina da vending che propone una pizza precotta e congelata. Perchè è giusto e onesto fare informazione corretta, far sapere cosa il mercato propone. Ben venga la tecnologia se aiuta a migliorarsi. Però a tutto c’è un limite. La Rai già l’aveva fatta grossa a Capodanno, con il direttore Del Noce che si mette a bere Champagne alla faccia dei nostri produttori vinicoli (Del Noce, senza offesa, ma con in mano una bottiglia di Ferrari, Gancia o Berlucchi avresti fatto una figura migliore, pur scolandola a canna e, perchè no, avresti pure fatto - che non guasta - un po’ di pubblicità all’Italia anziché alla Francia).

 

Sacrificio e passione

E adesso la Rai ne ha combinata un’altra, questa volta sulla pizza, il piatto che rappresenta davvero l’orgoglio nazionale, il nostro made in Italy insieme alla moda e, ahimè, a poco altro. Insomma una figuraccia. E il bello è che per queste cose paghiamo pure il canone. Cornuti e mazziati, direbbero a Napoli (combinazione, la patria della pizza). Quel servizio al Tg1 ha fatto scattare la superprotesta degli addetti ai lavori e dei pizzaioli, indignazione che sta rimbalzando in modo particolare su Facebook. Vorremmo spiegare ai signori della tv nazionale che la pizza è un’arte, che ci vuole passione e sacrificio per prepararla nel modo corretto, perché sia un piatto gustoso e digeribile. Vorremmo anche dire a questi signori che per raggiungere questi risultati c’è gente che si alza alle 5 del mattino e prepara impasti per la sera successiva o addirittura va a letto a notte inoltrata per preparare le palline da infornare la sera dopo. Ma servirebbe a qualche cosa? Lo capirebbero quei sapientoni di giornalisti che credono di fare uno scoop e invece scoprono l’acqua calda? Sì, perché bisogna anche ricordare a questi novelli “Montanelli” (che Indro ci perdoni per il paragone) che il distributore automatico della pizza è un’attrezzatura che è stata inventata qualche anno fa. Quindi nemmeno di scoop si può parlare, di novità proposta con arguzia dall’inviata Rai.

 

Prestigio italiano

Resta comunque tanta amarezza, perché lo sgambetto ci è arrivato proprio dalla tv di Stato, che invece dovrebbe essere garanzia d’informazione e di tutela. E che, per paradosso, spende un sacco di soldi (anche dei nostri canoni) per inserire nel proprio palinsesto programmi televisivi dedicati alla salute, alle diete, al benessere a tavola. Ripeto: la tecnologia nel nostro settore ha fatto passi da gigante e può anche essere che quella pizza sia “mangiabile”. Ma innalzarla a piatto che eguaglia quello tradizionale è francamente dura da digerire. Che dire ancora? Su Internet, la protesta ha già il suo titolo: “No alle pizze di latta”. Un titolo forte, che racchiude rabbia e amarezza di un settore che riconosce le proprie colpe ma che pretende il giusto rispetto. Se non altro perché se nel mondo la cucina italiana ricopre una posizione di grande prestigio, una parte del merito va alla pizza. Quella tradizionale, ovviamente.

 

 

                                                                  Francesco Zazzera

 

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