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Il Turismo Sociale come fattore di sviluppo dell’economia: Roma, l’esempio delle buone prassi
Se nel 2006 il turismo italiano soprattutto alberghiero, è tornato leggermente a crescere (+1,5% rispetto al 2005), il turismo a Roma continua ad avere una media nazionale (ed europea) vertiginosa. La domanda complessiva negli esercizi alberghieri di Roma e provincia, solo nel 2006, è stata pari a 9.087.071 arrivi (+9,9%) e 21.501.213 presenze (+10,1%).
Sono solo numeri, ma che denotano un interesse costante dei turisti di tutto il mondo verso la Città Eterna. Ma non riguardano solo visite ai monumenti, alle ville storiche della città, o alle sue (ormai) tante opportunità culturali e artistiche.
Il turismo è un sistema a rete, cioè vive e si sviluppa se integrato con altri settori e attività, che vanno oltre le attività produttive e comprendono la cultura, l’ambiente, l’agricoltura, il sistema formativo, l’artigianato artistico e di qualità e quel sistema di accoglienza che deve tenere in conto la logistica, le infrastrutture e i servizi.
A Roma tutto questo ha funzionato. Il turismo non è più considerato un settore, ma un tessuto connettivo per la città. E questo perché l’Amministrazione ha deciso di alzare il tiro, rischiando ma con un obiettivo preciso: portare Roma a essere ancora uno dei centri d’Europa. L’istituzione di un’Azienda ad alto contenuto professionale per la Promozione Turistica (dunque non una semplice agenzia), un Vicesindaco con delega alla promozione internazionale del turismo, e una Commissione consiliare permanente (vedi intervista nel box), hanno dato risultati concreti.
Tra le proposte avanzate nella Giunta comunale, quella della riduzione dell’Iva, ripresa poi dalle federazioni di categoria per portare gli alberghi a standard europei (non più il 10%, ma almeno il 7% come in Spagna, nostra “diretta concorrente” negli ultimi due anni), poi l’introduzione di una fiscalità di vantaggio per le attività di sperimentazione e innovazione (già, chi pensa ancora a innovare i concetti del fare turismo prima ancora dei pacchetti di offerte?).
Sono state scelte intese come motori per avviare finalmente, su una piazza difficile come quella della Capitale, la crescita di un turismo di qualità che coniughi e armonizzi la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, ambientale, delle stesse identità territoriali (e anche qui una spinta nuova: una sinergia diversa tra Comune, Provincia e Regione per le identità del territorio extraromano), delle produzioni tipiche.
Inoltre (vedi box), la fondamentale modifica e integrazione della Legge 135 fin qui applicata a macchia di leopardo e in modo contraddittorio nelle singole regioni. Mentre il Comune di Roma ha accelerato il passo per favorire la cooperazione e l’integrazione tra istituzioni, territori e comunità locali. Un esempio simile nel nostro paese, oggi si può trovare solo nella Regione Emilia-Romagna, che gode di una qualità turistica pluridecennale.
La stessa adozione del Buono-Vacanza è stata più volte richiesta in tempi brevi, tra gli altri, da Roma, ovvero intendere le vacanze come diritto sociale, perché come ha dichiarato una volta il Vicesindaco di Roma Mariapia Garavaglia “più della metà degli italiani non è in condizioni di andare in vacanza”.
L’esperienza positiva di Roma, in controtendenza nazionale non ha comunque colmato un deficit significativo riguardante il sistema ricettivo e di accoglienza dedicato ai redditi mediobassi, appunto. Nella fattispecie giovani, pensionati, famiglie, studenti e ricercatori, il “turismo sanitario”. Lo zoccolo duro del Turismo Sociale, come abbiamo fatto notare nel numero precedente di questa rubrica.
D’altronde l’emergenza sociale e culturale che persiste nel turismo di livello nazionale, è evidenziata dall’assenza di ostelli e residenze dedicate. E’ tutto il settore extralberghiero ad essere in affanno, con conseguenze anche per gli alberghi doc. In questo l’esempio di Roma è stato anche quello di combattere la precarietà, la stagionalità, il lavoro nero e l’irregolarità diffusa. Anche se quest’ultima, con la formazione, è ancora una nota dolente sia a Roma sia in altre realtà più e meno note del turismo nostrano.
Ma il “segreto” di Roma è stato semplice: quello di muoversi su più fronti, anzi su più segmenti turistici, compresi quelli spesso trascurati, dall’open air (con equiparazione di molte aree di sosta alle strutture ricettive classiche), al plein air, alla mobilità turistica, alle camere con cuccia, considerato che molti turisti si muovono con i loro animali. Il settore, come detto, funziona bene solo se in rete. Perché combinare cultura, divertimento e scoperta delle identità tipiche locali, è in fondo il sogno (non troppo) segreto di ogni viaggiatore.
Intervista a Saverio Galeota, Presidente Commissione Consiliare Turismo del Comune di Roma
D.: Presidente Galeota, Roma rappresenta negli ultimi anni un fenomeno unico nel panorama del turismo italiano: può essere considerata un modello, o è un caso a se?
R.: Non so se Roma può esportare un modello, perché ci sono altre situazioni sul territorio nazionale che funzionano, e in Italia il turismo è giusto che sia diversificato data la ricchezza del nostro patrimonio locale. Di sicuro siamo avanti nel turismo all’aria aperta, sia nel plein air che nell’open air. Abbiamo d’altronde le uniche case-histories positive insieme alla Regione Piemonte, e questo ci da’ motivo di soddisfazione. Grazie anche a una delibera che è passata in Consiglio Comunale con il lavoro della Commissione che presiedo, ma se posso fare una lamentela, non c’è stata ancora una pianificazione piena ad esempio su tutto il Turismo Sociale, anche se gli eventi, l’internazionalizzazione di Roma, gli alberghi del dopo-Giubileo hanno contribuito a questa crescita della Capitale nel turismo.
D.: Alla luce dei progressi del turismo nel 2006, il Turismo Sociale sta ricevendo maggiore attenzione dagli Enti Locali secondo lei?
R.: Su Roma posso dire in piena onestà che non c’è stata tutta l’attenzione al fenomeno, che è un nuovo mercato ancora molto poco capito e valorizzato. Quindi nei prossimi quattro anni di presidenza ci sarà una preminenza proprio sul Turismo Sociale, a partire dalle ‘categorie’ più esigenti, come disabili, anziani e studenti. Bisogna offrire strutture di qualità a costi contenuti, senza chiudere l’offerta in un sistema a se, concentrandosi sui singoli target.
Per esempio, se una famiglia porta un parente a Roma per delle cure sanitarie, bisognerebbe prevedere offerte di pacchetti con visite a quello che la città offre, con una programmazione valida.
E poi le strutture ricettiva vanno qualificate come meritano. Lo stesso termine “ostello”, evoca una bassa qualità e un’assenza o quasi di servizi. Ci vogliono anche loft, B&B che non risentano dei problemi di volontà politica a volte poco coerente, creando la problematica dei circa 11.000 B&B abusivi nel centro storico, proprio attigui ai monumenti. I B&B devono essere e restare strutture familiari e a costi concorrenziali, mentre sono stati snaturati e l’evasione contrasta con l’ottimo quinquennio turistico di Roma. Il controllo sulla qualità è ancora basso.
D.: In questo senso, Presidente, le lamentele di poca attenzione e adeguatezza agli standard europei da parte delle associazioni di categoria, riguardano come sempre la parte dell’amministrazione pubblica.
R.: Certo. Ma non è vero che una città accogliente come è Roma non abbia strutture valide. L’attenzione al turismo parte dal piano regolatore, in cui è previsto – soprattutto con la legge di Roma Capitale – un impegno enorme da assumere da parte del Comune, in merito alla gestione, alle infrastrutture e alle previsioni di bilancio. Ecco, finora c’è stata una carenza parziale nell’assolvere l’impegno, sono franco. Per questo porterò una delibera di iniziativa consiliare, entro l’anno, che sia prescrittivi affinché gli impegni vengano assunti.
Altrimenti la parte del circuito che deve essere stabilizzata in un Turismo Sociale di livello finalmente europeo, rimane monca. Gli alberghi a 4 e 5 stelle hanno avuto un incremento del profitto, i gruppi stranieri arrivano per spendere da € 76 a camera in poi, è un livello buono. Ma il livello critico da parte degli operatori del settore manca ancora, sul riconoscere cosa può essere Turismo Sociale e cosa non può esserlo.
Ad esempio l’iniziativa dei Buoni-Vacanza è notevole, ma bisogna applicare la legge 135, mettere al centro dell’iniziativa i territori di un’Italia “minore”. I nostri borghi, lo sappiamo, non sono certo da meno del circuito delle Città d’Arte.
D.: Però vetrine fieristiche come Globe,m che per la prima volta quest’anno è stato ospitato a Roma con risultati lusinghieri, sono fattori di evoluzione?
R.: Finalmente Roma ha una fiera internazionale sul turismo, anzi direi che doveva esserci già da dieci anni. E’ una vetrina, certo, ma che viene dopo meriti non casuali, acquisiti sul campo.
Mentre sulla Nuova Fiera di Roma sono molto critico: mi sarei aspettato un migliore appeal urbanistico come elemento trainante delle strutture di Roma. Invece si è ricaduti nella scelta dei capannoni, vicino certo all’aeroporto internazionale, ma i collegamenti sono da migliorare ed è stata una scelta fatta dai gruppi dirigenti. Mentre a mio avviso, sarebbe stato necessario, e non solo in senso etico, un concorso internazionale. Come quello che ha vinto Renzo Piano per l’Auditorium, e che ha portato un successo di struttura e di eventi che Roma non aveva mai avuto.
Francesco Melozzi |
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