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La diffusione del fast food, soprattutto nei paesi economicamente più avanzati, ha modificato in profondità le abitudini di vita della popolazione, con particolare efficacia nei confronti delle giovani generazioni. Così quello che soltanto pochi anni orsono era un rito importante, la cena al ristorante con la “ragazza”, i parenti o gli amici, è diventato un evento desueto, di scarso valore e, il più delle volte, relegato a occasioni ufficiali (comunioni, cresime, matrimoni e anniversari) alle quali “non si può non partecipare”.
È sempre più difficile trovare giovani ai tavoli di un ristorante. Certo le tariffe di molti esercizi non si adattano minimamente alle risorse finanziarie dei ragazzi d’oggi, sempre più dipendenti dai genitori e alle prese con lavori precari e mal retribuiti, comunque esiste una forma di disaffezione all’istituzione “ristorante”. Si privilegiano le pizzerie, le catene dispensatrici di cibo veloce, le enoteche, i bar che propongono l’happy hour, piuttosto che le trattorie o le osterie tradizionali. Un posto di privilegio lo occupano i locali etnici, che propongono piatti di tutte le parti del mondo, spesso senza necessità di occupare tavoli. Infatti un’altra caratteristica del modo attuale di consumare i pasti consiste nella possibilità che tale funzione avvenga nei pressi dell’esercizio, di solito sistemato in pochi metri quadri di spazio (pensiamo allo sviluppo davvero impressionante dei kebab), provvisto di mensole e strapuntini all’interno e di qualche panchina di fianco all’ingresso. In questo modo si contraggono all’osso i costi di gestione e si possono proporre pietanze a prezzi davvero convenienti. Un concetto che sembra venire incontro alle esigenze dei più giovani in perenne lotta con gli euro disponibili. Nell’immaginario collettivo, almeno degli adolescenti, lo stesso rito del consumo dei pasti si è trasformato da momento di pausa dedicato al piacere della tavola, a necessità di sostentamento irrinunciabile cui dedicare il minor tempo possibile. Una tendenza che ha incontrato la fiera opposizione di alcune amministrazioni pubbliche se prendiamo in considerazione il nuovo regolamento per bar, locali e ristoranti del comune di Lucca nel quale è specificato come “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile a etnie diverse (da quella indigena, ndr)”. Il provvedimento cita nel novero delle motivazioni alla base del decreto la volontà di combattere il consumo degli alimenti in strada, effettuato quasi esclusivamente dai giovani che hanno individuato in questa tipologia di ritrovi punti di aggregazione, così da evitare: “con questo comportamento raduni di persone, che ostacolino il normale scorrimento veicolare e/o pedonale, impediscano il riposo dei cittadini nelle ore notturne, diano origine a risse e incidenti o ostruiscano il normale accesso alle abitazioni”. Il titolare avrà la responsabilità di controllare che i giovani non vadano a sedersi sui gradini di monumenti, in luoghi destinati al culto situati nei pressi dell’esercizio o in strutture di interesse artistico, storico o aree pubbliche. Il tentativo di ostacolare la diffusione di locali fast food nasconde la vera paura che consiste nel notevole sviluppo dei consumi alcolici dei giovani e giovanissimi sempre più attratti dallo sballo dovuto alla sbornia. Sarebbe più difficile per dei ragazzi sbronzarsi in un ristorante dove il flusso di alcol ha maggiori possibilità di essere controllato. Alla base di tali comportamenti esiste l’affermazione di un nuovo sistema culturale che tende a privilegiare valori differenti da quelli legati alla tradizione, compresa quella gastronomica. Per cui, a nostro avviso, sarebbe il caso di tentare di ricostruire un modello di vita che individui nel piacere della cucina, del vino consumato nelle giuste dosi, della scoperta di luoghi e prodotti legati a aree territoriali specifiche, delle bellezze naturali e ambientali, elementi fondamentali che, uniti a molti altri, aiutino ciascuno a affermare la propria personalità in maniera equilibrata e rispettosa dell’altrui libertà. Magari si può iniziare con il predisporre menu a prezzi differenziati per i più giovani.
Stelvio Catena
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