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Nella vostra attività lavorativa, vi trovate di fronte a tutta una serie di problematiche di più o meno facile risoluzione, alcune delle quali possono essere prese in considerazione solo da chi è preciso e scrupoloso altre vanno prese in considerazione da tutti quelli che sono “obbligati” ad affrontarle. Quando parliamo di problematiche viene facile pensare a chi sa cosa, ma la realtà soprattutto per chi lavora a contatto con il pubblico è che una grossa problematica può essere ricollegata ad azioni, situazioni o attività che generalmente vengono svolte come normale routine. Pensate per esempio all’acqua, elemento alla base della vostra attività e della vostra vita. Cosa fate con l’acqua? Praticamente di tutto, lavate, cucinate, bevete, rassettate, inoltre l’acqua è fondamentale per offrire ai vostri clienti un servizio adeguato. Se usate l’acqua avrete sicuramente dei problemi con il calcare, risultato dell’aggregazione di calcio e magnesio. Ostruzione delle tubature, mancata efficienza energetica, aumento del consumo di acqua, proliferazione batterica, aumento del consumo di detergenti specifici e cattivi risultati sul prodotto finale (i bar con il caffè, i ristoranti con le pietanze, gli alberghi con allungamento dei tempi dedicati alle pulizie). Diversi sono i sistemi che generalmente vengono utilizzati per risolvere il problema del calcare primi fra tutti, “l’osmosi inversa” e l’ addolcitore a sali. All’acqua però è legata tutta una serie di aspetti che bisogna tener presente per evitare di farne un uso poco corretto, e di incappare in divieti fissati dalle normative attualmente vigenti. Con questo articolo vogliamo dare le informazioni basilari che verranno poi successivamente approfondite in relazione alle diverse categorie del nostro settore. Le normative di riferimento in ambito del trattamento delle acque atte al consumo umano, sono principalmente tre:
· Il D.M. 443/90 titolato “Regolamento recante disposizioni tecniche concernenti apparecchiature per il trattamento domestico di acque potabili.
· Il D.L. 31/2001 che contiene la “Circolare di aggiornamento tecnico-legislativo-sanitario, in materia di trattamento acque potabili”
· Il D.P.R. 59/2009 Regolamento di attuazione del D.Lgs. 192 sul rendimento energetico in edilizia
Queste normative nel loro complesso regolano l’applicabilità delle varie forme di “trattamento” dell' acqua in ambito alimentare, in quanto in ogni locale pubblico (e non solo) l'acqua deve essere considerata un vero e proprio alimento, quindi qualsiasi forma di “trattamento” deve rispettare dei parametri che non vadano a modificare la composizione chimica dell’acqua. Entrando nello specifico va detto che il Decreto Legislativo 31/2001, regola la concentrazione del sodio e del calcio nell’acqua che in base alla tipologia di trattamento utilizzato può variare. Va detto inoltre che lo stesso D.L. stabilisce la concentrazione max del sodio in 200 mg/l e la concentrazione del calcio consigliata tra un minimo di 15 e un max di 50° F. Il D.L. 31/2001 e i suoi parametri relativi alle quantità di sodio e di calcio riducono drasticamente la possibilità di utilizzare ad esempio gli addolcitori a sali e “l’osmosi inversa” perché comportano uno sforamento della concentrazione di sodio ed una inopportuna riduzione/eliminazione del calcio, elemento importante per classificare l’acqua come atta al consumo umano. In pratica, se a monte dell'impianto idrico, è installato un addolcitore a sali, questo modificando chimicamente l'acqua attraverso lo scambio ionico di calcio e sodio (rapporto 1: 1,5), si avrà nella maggioranza dei casi uno sforamento di sodio del limite di 200 mg/l ammesso dal suddetto decreto. Il Decreto Ministeriale 443/90 regola le modalità di installazione degli impianti di addolcimento e di osmosi inversa, stabilendo i campi di applicabilità e le relative regole per l’impiego specifico dell’acqua, in quanto si tratta come precedentemente detto di tipologie di trattamento che modificano la chimica dell'acqua. Consigliamo pertanto di fare molta attenzione a questi aspetti e di prendere in considerazione l’ipotesi di utilizzare sistemi “meno invasivi” della composizione chimica dell’acqua come ad esempio un buon anticalcare, in quanto la legislazione vigente si applica a tutte le situazioni in cui l'acqua è da considerarsi alimento e le sanzioni previste, si aggirano intorno ai 30.000,00 €.
Pasquale Mastropasqua
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