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Proprio come 25 anni fa, ecco che ritorna l’incubo radioattività. I ristoranti giapponesi di tutto il mondo si trovano a fronteggiare l’emergenza nucleare. L’informazione e la severità dei controlli gli strumenti per far fronte al problema.
Ieri Chernobyl, oggi Fukushima. Purtroppo ritorna la psicosi radioattività. Dopo l’11 marzo, in seguito al terremoto e poi allo tsunami che ha devastato il Giappone, danneggiando le centrali nucleari con conseguente dispersione nell’aria e nel mare di una grande quantità di sostanze radioattive, sono in molti a chiedersi quali saranno gli effetti di questo disastro! Da subito la situazione è apparsa grave, oggi si contano 30mila vittime e difficile appare la ricostruzione! A questo si è aggiunta l’emergenza nucleare, e ora i ristoratori e i consumatori di tutto il mondo chiedono maggiori garanzie riguardo alle importazioni di prodotti alimentari di provenienza nipponica. Qualche giorno fa la Tepco (Tokyo Electric Power Company) ha mostrato i dati relativi agli ultimi accertamenti, ma si tratta di dati, di numeri, di percentuali poco chiare, che per gli “addetti” ai lavori, sono ora troppo gonfiati, ora troppo scarni! La preoccupazione è però tanta perche dagli ultimi rilievi non arrivano notizie incoraggianti, anzi si è accertato che il livello di radioattività presente nel mare e nell’aria è ancora molto alto. Qualche giorno fa, precisamente il 19 aprile, il livello di iodio rilevato era ancora 1.200 volte superiore alla norma! Questo spiega la decisone del Governo giapponese che ha ordinato alla prefettura di Fukushima di sospendere il commercio e l’esportazione di sand lance, piccoli pesci che vivono al largo delle coste di Fukushima, nei quali è stata riscontrata un’elevata contaminazione radioattiva. Una scelta precauzionale, si legge nel comunicato, visto che “i pesci non sono più sul mercato, in quanto le cooperative di pescatori di Fukushima non sono operative”! Intanto sono ben 35 i Paesi che hanno imposto restrizioni all'importazione di generi alimentari dal Giappone, e ciò che viene importato è attentamente controllato. La paura è tanta e per la salute, e per le casse dei ristoranti in modo particolare in questo periodo in cui la crisi economica mondiale continua ad essere protagonista. I ristoranti giapponesi perdono così il loro fascino!
La psicosi radioattività genera fobia, e la fobia non aiuta certo il mercato. Sulle vetrine, in bella mostra cartelli con promozioni e certificazioni sulla provenienza dei prodotti, un po’ dappertutto si adottano le misure che si ritengono opportune. In Italia si è dato molto spazio all’informazione, nonostante il fatto che il pesce cucinato nei ristoranti giapponesi, sia generalmente di provenienza locale e solo pochi prodotti, come i preparati, vengano importati. Inoltre l’Italia è uno dei Paesi che ha imposto il blocco all'importazione di cibi dal Giappone. A dimostrazione di questo fatto il Ministro della Salute Ferruccio Fazio si è recentemente fatto riprendere mentre mangiava del sushi, volendo in tal modo testimoniare l’assoluta mancanza di pericolo.
Oltreoceano invece i ristoranti si sono muniti di detector a prova radiazione. Uno strumento tecnologico che rileva la radioattività del prodotto. Ha cominciato Eric Ripert, chef del ristorante Le Bernardin, un tre stelle Michelin posto sulla 51esima Strada a Manhattan, considerato un tempio del pesce fresco, che si è attrezzato con un rilevatore portatile di radioattività e ogni giorno esamina attentamente il pesce fresco per offrire solo il meglio alla propria clientela. Ripert preferisce stare tranquillo, anche perché, la radioattività rilevata nel Mar del Giappone potrebbe arrivare ovunque grazie alle correnti e alla fauna marina. Per scoprire tracce di radioattività il rilevatore è estremamente efficace al punto che altri ristoratori, soprattutto quelli della West Coast (il Pacifico è direttamente collegato al Mar del Giappone) hanno deciso di utilizzare lo stesso sistema, per permettere ai propri clienti di ordinare con la massima tranquillità, sushi, sashimi e tutte le altre specialità a base di pesce, certi di avere del cibo certificato e non radioattivo.
La politica salutista Made in USA aveva ispirato prima i menù a basso contenuto calorico, poi quelli totalmente vegetariani a basso contenuto di colesterolo, stavolta si è concentrata sulla radioattività, grazie anche alla professionalità dei ristoratori americani che giorno dopo giorno profondono i loro sforzi per garantire ai loro clienti sempre un elevato standard di qualità.
Caterina Napolitano
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