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BOLOGNA

Bologna, una tassa da... delirium

Menù esposti in vetrina, elenco delle carte di credito accettate per i pagamenti, zerbini con le iniziali dei commercianti: tutto fa… pubblicità. E come tale va tassato. A decidere in tal senso è stata l’amministrazione comunale di Bologna: prendendo spunto dal decreto legislativo numero 507 del 15 novembre ‘93, recepito e adattato da un apposito regolamento comunale, la giunta Cofferati ha adottato la cosiddetta ‘delirium tax’, una tassa, con effetto retroattivo, sulle presunte pubblicità prodotte dai commercianti della città, come appunto i menu esposti in vetrina. Attraverso l’operato della società di riscossione Gestor, infatti, si cerca di recuperare le imposte non pagate, passando al setaccio ogni quartiere. I risultati non sono tardati a venire: circa 2.300 commercianti, nelle scorse settimane, si sono visti recapitare multe per centinaia di euro e tutte con la stessa motivazione: mancato pagamento della tassa sulla pubblicità in vetrina. Multe che se fossero pagate frutterebbero alle casse comunali un’entrata superiore al milione di euro. Immediate le proteste dei commercianti e delle associazioni di categorie dopo la prima ondata di multe giunte a destinazione. Tra i primi ad alzare la voce gli esponenti dell’Adoc, Associazione nazionale per la difesa e l’orientamento dei consumatori, che si dice pronta a dare battaglia in sede Antitrust, considerando quella della delirium tax – o tassa antispot – come un’iniziativa dannosa per la concorrenza e la trasparenza. Pensare di non trovare più attaccati alle vetrine di alberghi e ristoranti, ad esempio, le etichette delle carte di credito accettate, significherebbe creare un disagio ai consumatori, che non saprebbero prima di entrare se possono pagare o meno. “Pensare che quella sia pubblicità – sostiene il presidente dell’Adoc, Carlo Pileri – significa vivere nel paese dei balocchi e non in una società moderna dove da ormai decenni le carte di credito sono una forma di pagamento diffusa a tutti i livelli sociali, e che viene sempre più incoraggiata”. Le proteste dei multati hanno subito prodotto un primo effetto, quello di allestire un tavolo tecnico sulla questione con Ascom e Confesercenti: decisione presa durante un consiglio comunale eccezionalmente convocato il 30 dicembre. Come l’Adoc, anche l’Ascom nei giorni successivi all’invio delle multe aveva messo in campo la sua battaglia a sostegno dei commercianti, chiedendo al Comune di fermarsi per la confusione creatasi e soprattutto ribadendo che le sanzioni non possono essere retroattive, obbligando a pagare per una ‘forma di  pubblicità’ che negli anni scorsi non è mai stata considerata tale. Intanto da palazzo Accursio la frenata è arrivata e a spiegarla è stato l’assessore al Bilancio Paola Bottoni: dopo i primi confronti con i commercianti i termini di pagamento delle multe già inviate vengono prorogati al 31 marzo; nel frattempo saranno esaminati tutti i casi anche per evitare ricorsi e battaglie legali. Alcune sanzioni risultano particolarmente estreme, come quelle sugli zerbini coi marchi dei negozi, sugli adesivi con i loghi delle carte di credito, sui cartelloni delle agenzie di viaggio che presentano gli itinerari coi marchi dei tour operator, sulla pubblicità di vestiti e scarpe nelle vetrine, sui listini prezzi dei gelati o sui menù esposti. Situazioni che vanno a cozzare contro il buon senso mettendo in evidenza situazioni al limite dell’assurdo, proprio come nel caso dei ristoratori che sono tenuti ad esibire il menù in vetrina, ragion per cui non si può parlare di pubblicità, soggetta per di più ad una tassa. Dal canto suo la Gestor sostiene di avere applicato la legge nazionale sull’imposta per la pubblicità, calata su Bologna con un regolamento ad hoc, facendo riferimento a mancati pagamenti, dal 2005 a oggi. Ciò che contestano i commercianti è che prima, quando il Comune si occupava direttamente della riscossione, non aveva mai chiesto soldi per la pubblicità per conto terzi o temporanea. Una situazione analoga si era creata a Milano dove dal 3 al 23 dicembre scorso una società esterna al Comune, incaricata dall’amministrazione di gestire le affissioni pubblicitarie, aveva multato parecchi negozianti per scritte sulle saracinesche, adesivi incollati sulle vetrine con nomi di marche, scritte sulle vetrine e via dicendo. Dopo le immediate proteste dei sanzionati, era intervenuto l’assessore all'Arredo, Decoro urbano e Verde Maurizio Cadeo chiedendo l’immediata sospensione dell’invio di ulteriori verbali e la puntuale verifica di quelli già emessi per avere un quadro preciso di una situazione che presentava alcuni aspetti anomali assieme a un’interpretazione rigidamente burocratica delle norme. La verifica da parte degli uffici comunali del settore Pubblicità del capoluogo lombardo, come è logico che sia si è conclusa con l'annullamento in autotutela di tutti i verbali ai danni dei commercianti.

                           

                                                                        Nello Lauro

 

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