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Il 27 agosto scorso Confcommercio e Intesa-Sanpaolo hanno siglato un accordo per venire incontro alla richiesta di liquidità delle piccole imprese. A oggi non esistono ancora dati quantitativi, ma diversi gruppi hanno manifestato interesse per le opzioni previste nel pacchetto: dal rafforzamento patrimoniale fino al finanziamento delle scorte e all’anticipo del transato Pos.
L’accordo risale a più di due mesi fa. Era la fine dell’estate, quando, nel picco della crisi di liquidità per le imprese, Confcommercio e Intesa Sanpaolo avevano siglato l’intesa: il gruppo bancario metteva a disposizione un plafond complessivo di 3 miliardi di euro e le associazioni di categoria tiravano un sospiro di sollievo.
A oggi, però, non è ancora possibile tirare le somme. Interpellata da “Spaziohoreca” la stessa associazione dei commercianti ammette il forte interesse del mondo delle piccole e medie imprese, sottolinea la partenza di tavoli di confronto in diverse province, ma fa sapere che “è impossibile, in questo momento, fornire dei riscontri quantitativi dell’operazione”.
E allora facciamo un passo indietro. E cerchiamo di capire cosa prevede nei dettagli quella firma. L’obiettivo è sostenere le piccole imprese del commercio, del turismo e dei servizi. Non solo per garantire loro la necessaria liquidità per le esigenze di cassa, m anche per realizzare nuovi programmi di rafforzamento patrimoniale e nuovi progetti.
In che modo? L’esercente può rivolgersi ad una delle 6.200 filiali distribuite in tutto il Paese della divisione Banca dei Territori di Intesa. E cosa trova? Diverse cose. Dipende dalla necessità. E’ necessario un rafforzamento patrimoniale? Bene. In questo caso, da una parte le imprese devono impegnarsi a migliorare la propria struttura patrimoniale entro un dato periodo, e dall’altra la banca eroga finanziamenti di durata quinquennale, (estendibili fino a 10 anni) con un importo correlato all’aumento di capitale effettivamente sostenuto per un massimo di 500 mila euro.
Si vuole gestire in forma flessibile un prestito in corso di ammortamento? Ecco pronto il rinvio della rata. La banca, infatti, fino al 30 giugno 2010, si impegna a concedere il rinvio per un periodo massimo di 12 mesi, dalla data di richiesta, del pagamento delle quote capitale delle rate di mutui o leasing in essere. Non a tutte, però, perché la sospensione è riservata alle piccole imprese (con fatturato di gruppo non superiore a 50 milioni di euro) che presentino una situazione economica, finanziaria, patrimoniale e organizzativa tale da garantire la continuità aziendale.
Poi c’è il “Mutuo Restart”. Un finanziamento a medio–lungo termine con il quale l’istituto si impegna ad erogare, nel corso del prestito stesso, uno o due ulteriori mutui nel limite del capitale rimborsato. O il “Mutuo Extendi”. Un finanziamento a medio–lungo termine ipotecario con il quale la banca concede l’estensione della durata del mutuo fino a un massimo di 5 anni aggiuntivi. E, infine, il “Riequilibrio Business”. Prestiti, sempre a medio–lungo termine finalizzati a sostenere il riposizionamento delle esposizioni a breve presso Intesa Sanpaolo.
Insomma, le opzioni non mancano. E anche se l’obiettivo delle imprese è quello di ottimizzare il capitale circolante, l’accordo con Intesa offre delle soluzioni. Si dà, , per esempio, la possibilità di allungare le scadenze a breve. In questo caso la banca sostiene le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi ed esigibili: dagli anticipi all’esportazione, agli anticipi fatture, fino all’anticipo/sconto portafoglio commerciale. Ma si finanziano anche le scorte. L’istituto, in pratica, ci mette la liquidità per la costituzione delle scorte di magazzino fino al 100% dell’importo delle fatture per la durata massima di 2 anni.
Oppure si finanziano le imposte e le mensilità aggiuntive. La banca viene incontro alla necessità dell’impresa di pagare le imposte e le 13esima e 14esima mensilità dell’azienda, nei periodi di Giugno-Luglio e Dicembre di ogni anno, con rimborso in 6 rate mensili posticipate. E per finirire, c’è il cosiddetto “anticipo del transato Pos” con un’apertura di credito in conto corrente utilizzabile sotto forma di anticipo incassi futuri dall’operatività POS.
Mattia Ronchei |
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