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INIZIATIVE

Caffè River di nuovo al...lavoro

Dopo il successo dell’operazione “Caffè Jamao”, di cui ci siamo occupati in precedenza, riguardante i produttori della nera bevanda residenti nella Repubblica Domenicana, una nuova iniziativa è stata messa a punto dai dinamici manager dell’industria aretina. Questa volta il continente coinvolto è quello africano e il paese partner è l’Uganda. Una collaborazione che, anche in questo caso, riesce a coniugare, con  misura ed equilibrio, capacità imprenditoriali e reali opportunità di sviluppo per le fasce meno abbienti della popolazione.

                                                                                                                                

L’Uganda è un paese dell’Africa centro – orientale che, dopo un lustro di guerre intestine e non scoppiate tra le diverse etnie e i popoli confinanti all’indomani della conquista dell’indipendenza dall’Impero Britannico nel 1962, sta faticosamente cercando una via di sviluppo autonoma, che permetta l’utilizzo delle sue numerose risorse naturali per la crescita e lo sviluppo, tanto economico che sociale, della sua popolazione. I quasi 30 milioni di abitanti che lo abitano chiedono al presidente Museveni, in carica dal 1988, pace e stabilità, e la possibilità di combattere in maniera efficace quell’arretratezza produttiva alla base della diffusa povertà. Il reddito pro – capite è di 1.203,00 $ l’anno che lo pone al 160 posto della classifica mondiale su 181 paesi censiti, quindi in una situazione di estrema indigenza. In questo panorama una delle maggiori risorse agricole del territorio è la coltivazione del caffè che rappresenta, con circa 3 milioni di sacchi venduti, il 27,0% delle esportazioni totali. In particolare la varietà più diffusa e' la “robusta” (90,0% della produzione), che, addirittura, sembra abbia avuto origine proprio nel paese africano, dal momento che se ne trovarono alcune piante, non molto distante dal Lago Vittoria, addirittura nel 1860. Come in molte realtà similari sparse un po’ ovunque, dove il lavoro agricolo rappresenta ancora la principale attività produttiva e i contadini costituiscono la parte più numerosa della popolazione, esiste una struttura economica di assoluto sfruttamento degli agricoltori, a fini eminentemente personali, che, oltre a essere il principale fattore di mancata crescita, comprime in maniera decisiva le opportunità di sviluppo del benessere collettivo. Il caso del caffè è emblematico. Un numero considerevoli di piccoli produttori è, in pratica, oppresso da una serie di intermediari che comprano il raccolto annuale per pochi soldi e, dopo averne seguito il processo di lavorazione, lo vendono a prezzi di mercato. In questo modo, da un lato i contadini prestano scarsa attenzione alla qualità del prodotto essendo il ricavato assai modesto, dall’altro si presenta ai distributori una merce scadente di scarso valore, pagata di conseguenza. Eppure le condizioni climatiche (in particolare la vicinanza dell’equatore) e i requisiti dei terreni sono tali da assicurare una produzione di alta qualità. Tali considerazioni, insieme alla vocazione umanitaria dei dirigenti di Caffè River, hanno portato all’interesse della compagnia toscana nei confronti del paese africano. Allacciati i contatti con NUCAFE (National Union of Coffee Agribusiness and Farm Enterprises) che raggruppa una parte considerevole dei produttori ugandesi, insieme si è studiato un progetto di collaborazione in grado di soddisfare entrambe le parti. Infatti per quanto riguarda Caffè River si acquista una quantità definita del raccolto a prezzi decisamente maggiori di quelli pagati dagli intermediari, comunque minori di quelli correnti, mentre NUCAFE si impegna a consegnare un prodotto finito di qualità superiore. Tanto la coltura che la lavorazione devono seguire un protocollo concordato di cui l’associazione si fa garante, mentre la consegna avverrà nella capitale, Kampala, da dove la compagnia italiana provvederà al trasporto nella penisola. Anche in questo caso si è creato un marchio: Omukwano (in lingua Luganda significa “amicizia”) con i colori della bandiera dell’Uganda: il nero, simbolo dei popoli africani, il giallo, segno del sole, il rosso, emblema della fratellanza. In commercio non si avrà un prodotto con questo marchio dal momento che la “robusta” è un caffè che offre il meglio di sé quando è accompagnato ad altre varietà, dando vita a miscele di grande valore, ma non è escluso, e nell’accordo finale tale eventualità è ben specificata, che s’intraprenda anche la coltivazione di altri tipi, quali l’”arabica”. Con la firma dell’accordo si rafforza la vocazione umanitaria di Caffè River, impegnato in questa concreta, e sottolineiamo concreta, attività di sostegno agli strati più poveri di popolazione esistenti nel pianeta, e, al contempo, si conferma l’attenzione  dell’azienda nei confronti della qualità della propria offerta di prodotto, che sottolinea una volta di più la volontà di destinare alla clientela il meglio di quanto esiste sul mercato. Una via impegnativa da seguire, che richiede flessibilità e abilità tecniche non comuni, ma capace di donare una marcia in più, tanto dal punto di vista economico che in quello delle motivazioni imprenditoriali, poiché si tratta, oltre che di contribuire alla creazione di un marchio vincente, di aiutare i meno fortunati alla realizzazione del proprio riscatto sociale.

 

                                                                

                                                                        Stelvio Catena

 

 

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