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Ristoranti Bio
Nel rapporto Bio Bank 2010 presentato alla manifestazione “Sapore Tasting” di Rimini emergono interessanti dati in merito ai ristoranti Bio presenti sul territorio nazionale. Sono circa 404 i ristoranti Bio in Italia, + 12% rispetto allo scorso anno. Per ristoranti Bio si intendono quelli che utilizzano almeno il 70% di ingredienti biologici e sono così dislocati: al Nord 206 attività, al Centro 125, Sud e Isole, 71. Su 404 attività bio, 228 sono attività commerciali (ristoranti, pizzerie, self service, fast food, servizi d'asporto, catering, bar, caffetterie, gelaterie) mentre 176 sono agriturismi che fanno capo ad aziende biologiche. In questi ristoranti i menu si basano sulla cucina tipica e tradizionale, vegetariana, macrobiotica, su piatti di intolleranza alimentare, cucina vegana ed etnica. La regione con più ristoranti bio è l’Emilia Romagna con 68, segue poi la Lombardia con 52 e le Marche con 38.
El Bulli da ristorante ad Accademia Culinaria
La notizia della chiusura temporanea del ristorante El Bulli del noto chef Ferran Adrià aveva fatto non poco scalpore nel mondo culinario. Ora si scopre che anche se il ristorante sarà chiuso “i fornelli non si spegneranno”, perché El Bulli diventerà momentaneamente un’accademia culinaria.
Un luogo dove chef e allievi di tutto il mondo potranno seguire circa venticinque corsi di cucina, sperimentando non poche novità, esplorando nuovi abbinamenti gastronomici.
Così ha reso noto lo chef spagnolo in merito a questa notizia: “Vogliamo che diventi una fucina creativa gastronomica, un luogo dove ci si senta liberi di esplorare nuovi confini legati al gusto e di interpretare i piatti in una maniera nuova ogni volta sorprendente e assolutamente mai banale”
No Fumo nei cortile dei luoghi pubblici.
Per i fumatori non è vita facile. Dopo la legge Sirchia che vieta di fumare nei luoghi pubblici potrebbe ben presto arrivare un’altra novità in merito.
Ignazio Marino del Pd e D'Ambrosio del Pdl, sono tra i primi firmatari di un disegno di legge che tra varie disposizioni impone il divieto di fumo nei cortili dei luoghi pubblici. Se questo disegno di legge diventasse legge a tutti gli effetti i fumatori non potrebbero pertanto “godere di un tiro di sigaretta” nei giardini dei ristoranti, nei cortili dei bar e hotel. Una proposta molto discutibile, che già fa parlare molto di sé.
Maison Moschino Hotel
È di gran moda recentemente tra gli stilisti fondare Hotel e Ristoranti con il proprio nome, luoghi non solo di ristoro ma veri e propri culti di moda. Ultimo, per data, è Maison Moschino, a Milano. Nasce in viale Monte Grappa 12 il primo albergo disegnato e firmato dalla celebre casa di moda. Nella palazzina neoclassica, ex-sede della prima stazione ferroviaria di Milano, è stato creato un luogo surreale e molto originale. Definito un posto speciale e protettivo, la Maison degli amici comprende 65 camere, ciascuna ispirata ad una favola. Tra i servizi interni c’è il ristorante Clandestino dello chef Moreno Cedroni, il bar, una SPA Culti con spazio fitness, area massaggi e tecniche steambath, e naturalmente una boutique Moschino.
Birra Chiara
Il Mo.Bi, Movimento per la Birra, ha presentato “Birra Chiara”.
Birra Chiara, non è una nuova birra ma piuttosto un interessante progetto volto a rendere più chiare le informazioni riportate in etichetta. Suo obbiettivo cardine è migliorare il rapporto tra produttore e consumatore. Con etichette più chiare, secondo il movimento birraio, il produttore si impegna a rendere note non solo le informazioni rese obbligatorie dalla legge come il nome e la ragione sociale del produttore, lo stabilimento e la sede di produzione, il nome commerciale del prodotto, la tipologia merceologica prodotta, il contenuto (volume), il titolo alcolometrico espresso in volumi, data entro cui consumare il prodotto, lotto di produzione e invito a non disperdere nell’ambiente ma anche quelle notizie per rendere più trasparente il prodotto. Informazioni non obbligatorie che aiuterebbero in una scelta più consapevole del prodotto.
Per Massimo Faraggi di Mo.Bi “le indicazioni aggiuntive sono utili in tutte le fasi: dal momento dell´acquisto, per motivarlo, al momento del consumo, per apprezzarne meglio e con stile il grado di temperatura. Avremo una degustazione migliore sapendo se la birra che beviamo è pastorizzata o non pastorizzata, filtrata o non filtrata. E poi sono utili indirizzo, sito e numero di telefono per contattare il produttore, consigli per un giusto abbinamento con il cibo. Basilare è anche sapere se una birra può essere più o meno dannosa per la salute, tenendo conto dei suoi contenuti, come le spezie utilizzate”.
Tassare o meno i cibi del Fast-food
Durante la conferenza “Nutrizioni e Stili di Vita” tenutasi a Bruxelles il 25 Febbraio, si è discusso di un tema molto importante, “Tassare o meno i cibi del fast-food”. L’argomento è molto interessante e ha subito portato alla formazione di gruppi opposti. Per i favorevoli all’iniziativa il portabandiera è Attila Czeke, ministro della sanità romeno. Il quale ha presentato il progetto che a breve sarà attuato in Romania. In questo Paese infatti è stata stilata un a lista di junk food: burger o polpette, patatine, fiocchetti, bibite o beveroni gasati e colorati, che da Marzo saranno tassati, i ricavati usati per finanziare programmi di educazione alimentare-sanitaria. Tra le loro proposte emerge in primis quella di creare etichette pù trasparenti e dettagliate. Sul versante opposto c’è chi si oppone a tale iniziativa. Il partito dei contrari capeggiati dal professor Claus Voegele, docente di psicologia della salute all'università del Lussemburgo, sostiene che non esistono cibi buoni o cibi cattivi: "Per la scienza nutrizionale va respinta la valutazione isolata di un singolo cibo, e non c'è alcuna base per determinare i limiti di tolleranza per singole sostanze nutritive in un certo alimento". Tassare i cosiddetti cibi cattivi, per i contrari, non farebbe altro che farne aumentare i prezzi.
Trattorie High Tech
I tempi cambiano, si sa, e con essi anche i tradizionali e i vecchi ristori. In Europa è gia di gran voga l’innovazione e la tecnologia delle vecchie trattorie. A breve anche in Italia le tipiche trattorie con i tavoli in legno, le tipiche tovaglie a quadretti, i menu scritti a mano e la padrona chef a fare gli onori di casa saranno un ricordo lontano. Arriveranno presto anche da noi i ristoranti “High Tech”, all’avanguardia in termini di tecnologia e prenotazione dei piatti. Un arredamento sobrio e minimalista con tavoli a piani touch screen, questa potrebbe essere l’atmosfera in cui ci troveremo a consumare pasti indiscutibilmente buoni ma privi di uno sfondo familiare ed accogliente. Sono già una realtà alcuni locali a Norimberga, a Londra, a New York, molti di essi privi di una loro “connotazione fisica”. Faster Food & Quicker Service, una metodologia innovativa e mai realizzata prima in Italia, presentata a “Sapore” di Rimini Fiera, ha registrato e mostrato i dati di questo imminente cambiamento: “il 91,4% degli italiani ritiene molto/abbastanza interessante un locale così congegnato mentre il 90,9% certamente/quasi certamente lo frequenterebbe”.
DOC Venezia
Una Doc “Venezia”? Se il progetto fosse approvato, in un ristorante qualsiasi il sommelier potrebbe proporla. Sì perché la Regione Veneto, mira a presentare, a breve, al Ministero delle Politiche Agricole una miglior “definizione e conoscibilità dell’intera enologia della parte orientale della regione”.
L’iniziativa è partita dal vice presidente Franco Manzato, portavoce dei produttori delle attuali Doc “Vini del Piave” e Lison Pramaggiore”. Secondo Mazzato: “L’obiettivo è la valorizzazione delle produzioni delle attuali zone a Doc, fondate prevalentemente su vini cosiddetti varietali, per riposizionarle sul mercato ed evitare la banalizzazione che potrebbe derivare dalla nuova Organizzazione Comune di Mercato del Vino, che ha sostanzialmente equiparato le Denominazioni di territorio con i vini che riportano in etichetta il nome del vitigno. In proposito i produttori delle attuali Doc hanno elaborato una proposta di completa revisione dell’articolazione della designazione dei vini, per arrivare ad un sistema che consenta alle imprese vitivinicole del territorio di recuperare efficienza e visibilità sui più importanti mercati internazionali”.
La redazione
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