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Accanto a quelle che potremmo definire le “cucine storiche” famose in tutto il mondo, per intenderci: l’italiana, la francese e la cinese, con il procedere della globalizzazione si stanno sempre più diffondendo altre tradizioni gastronomiche caratteristiche di singole popolazioni e portatrici di nuovi gusti e sapori. In questo caso ci occuperemo delle attività messe in opera da una nazione della penisola indocinese, e precisamente dalla Corea del Sud, per diffondere e affermare, anche presso il pubblico occidentale, la cucina asiatica.
Sam
Seul, capitale della Corea del Sud, è una città di oltre 10 milioni di abitanti (in essa è residente il 24,0% della popolazione dell’intero paese), situata nella parte nord - occidentale della penisola indocinese. Negli anni ’50 del Novecento fu lo scenario di una dura guerra civile che vide opposte la parte Sud, anticomunista e appoggiata nel conflitto dagli Stati Uniti, con il Nord, comunista e alleata della Cina. La contesa si concluse in pratica con un nulla di fatto che sancì la divisione del paese e mantenne le rispettive zone di influenza. In un numero di anni decisamente esiguo e grazie al dinamismo dei suoi cittadini, unito ai capitali giunti da un pò tutto l’Occidente, Seul è riuscita non solo a riparare i tanti danni provocati dalla guerra, ma a rilanciarsi come una delle realtà più intraprendenti e vivaci dell’intero panorama asiatico. Negli ultimi tempi il suo governo ha deciso di porsi alla guida di un movimento che intende lanciare la cucina dell’emisfero orientale del pianeta alla conquista del mondo occidentale. Già da tempo alcune tradizioni alimentari provenienti da quelle zone hanno trovato entusiasti estimatori al di là dell’oceano Pacifico, basti pensare al sushi giapponese, oppure al brodo di tartaruga cinese, o ancora agli involtini primavera sempre mutuati dal paese della Grande Muraglia. Il progetto coreano è, però, assai più ambizioso e intende unire le varie specificità provenienti dalle differenti entità territoriali (accanto a quelle citate si possono prendere in considerazione anche le pietanze vietnamite e thailandesi), per porre sul mercato internazionale una vera e propria “cucina”, strutturata e caratterizzata, da mettere in competizione con le altre presenti da ormai molto tempo sulle tavole di un pò tutto il pianeta. Si tratta di raccogliere una serie di piatti ben definiti che si possano proporre tanto sugli scaffali dei supermercati che nelle tavole calde, addirittura in catene di fast food sul tipo di quelle dedicate ad hamburger e patatine. È bene andare cauti, dal momento, come ben sanno gli ideatori di questa nuova tendenza, che sarebbe proibitivo insistere sulla diffusione nelle nazioni dell’ovest di alcune “specialità” del mondo asiatico quali: il cane, le meduse, gli insetti, i serpenti, il pesce vivo, mentre un diffuso consenso può essere assicurato da un’altra serie di pietanze; ad esempio quelle con a base delle verdure, magari preparate tramite “fermentazione lattica” (processo di acidificazione spontanea che rende le proteine molto più digeribili e arricchisce il patrimonio vitaminico). Alcuni piatti sono stati già selezionati per essere proposti in ambiti allargati. Dalla Corea: il kimchi (cavolo fermentato), un misto di cavoli, radici e altre verdure marinate nel sale, il tutto condito con peperoni rossi, aglio, cipolle, zenzero e pesce; il gochujang (fagioli di soia), salsa a base di fagioli di soia con peperoncini rossi e orzo o riso; il makoll (vino di riso), a base di riso bollito, acqua e lieviti, ha la consistenza e il colore del latte. Dalla Cina: il doufu (formaggio di soia), ottenuto dalla cagliata del latte di soia; i baozi (panini al vapore), panini al vapore ripieni di tofu, cavolo, maiale fritto; il wonton (ravioli), disco di pasta fresca farcita con un trito di carne, pesce e verdure. Dal Giappone: il takenoko (germogli di bambù), germogli di bambù da gustare lessati o saltati in padella; il sakè (alcol di riso), bevanda alcolica (intorno ai 15°) ottenuta dalla cottura al vapore e fermentazione del riso; il sushi (riso al vapore) riso cotto al vapore, condito con aceto di riso, zucchero e sale, usato come base per carne, pesce e verdure. Il governo sudcoreano ha sposato in pieno l’iniziativa e ha dato mandato (e soldi) per investire intelligenze e energie in validi progetti. Tanto per cominciare, a ottobre dello scorso anno, si è svolto proprio nella capitale sudcoreana il “Seoul Gourmet” che ha visto la partecipazione di alcuni degli chef più titolati al mondo, per l’Italia erano stati invitati due “mostri” della moderna cucina nazionale: Carlo Crocco e Luigi Biasetto, impegnati a inventare accattivanti proposte fusion in grado di unire est e ovest, poi si intende aprire nuovi mercati e punti di vendita al dettaglio ad alto tasso di gourmandise orientale. Un piano articolato e incisivo che si troverà ad affrontare un impegnativo banco di prova al momento in cui sosterrà la sostituzione delle vecchie posate con le innovative… “bacchette”.
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