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Incendiato il bar “Necci dal 1924” nel quartiere Pigneto, tra i locali storici più famosi di Roma, dove Pasolini ambientò alcune scene di “Accattone”.
Se ne vanno sempre i migliori: una semplice frase di circostanza ma in questo caso calza a pennello. Il 31 marzo 2009 se ne va un pezzo di Roma, il bar “Necci dal 1924” portando con sé quella magia unica che aveva conservato dagli inizi degli anni 20.
Il bar Necci, dei fratelli Luigi e Vittorio , per mano di ”sconosciuti” (almeno al momento) è stato incendiato, lo si può dire con certezza, dato che tra le sue “rovine” i vigili del fuoco e gli agenti del Commissariato Porta Maggiore hanno ritrovato stracci imbevuti di benzina e di altri liquidi infiammabili.
Chiunque sia stato sicuramente è ben lontano da quella sensibilità e quel fascino che hanno caratterizzato questo storico locale. Pigneto, antica borgata di Roma, divenuta ora tempio incontrastato di locali e atelier, è sotto choc per questa clamorosa perdita.
Ognuno che sosta in questo quartiere, a piazzetta Copernico, centro nevralgico di attori, registi, filosofi, artisti viene rapito da un “je ne sais quoi” e catapultato fuori dalla quotidianità. Sarà questo il motivo che ha attratto il grande Pier Paolo Pasolini, tanto da girarci un film “Accattone”, il cui protagonista Vittorio, tipico ragazzo di borgata, viene mantenuto da una prostituta Maddalena, il tutto in un contesto storico condito da messaggi politico-sociali. Indimenticabili le scene in cui Franco Citti discuteva animatamente con i suoi amici scioperanti.
Pasolini trascorreva intere giornate rintanato lì, in preda all’ispirazione (guardando il film penso che il bar Necci abbia contribuito notevolmente).
Un bar aperto da mattina a sera sempre pronto ad accogliere nei suoi spazi esterni ed interni vintage perfettamente conservati nel loro stile originale, chiunque volesse un caffè, un piatto caldo, un bicchiere di vino rosso o semplicemente la curiosità di ascoltare quegli interminabili e affascinanti fiumi di parole tipici degli intellettuali che si intrattenevano fino a tarda sera.
Entrare nel bar Necci era puro “amarcord”. Vecchi tavoli e sedie, bancone e bilance dal sapore antico,sembravano essere messi lì per riportarti indietro nel tempo fino a farti sentire i rumori, gli schiamazzi, ”le caciarate” di quei vecchi, illuminati dai faretti blu, che giocavano a carte già dal primo mattino. Mi viene di pensare che anche sul bar Necci sia caduta la stessa maledizione di Pasolini. Due vite, due forze, due mondi paralleli fuori dalla quotidiana realtà finiti tragicamente per un insano, violento ed insensato gesto. Di sicuro quei profumi, quei sapori, quella sana melanconia e quell’ironia unici accompagneranno per sempre questa “bottega storica” rendendola semplicemente immortale.
La redazione |
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