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ATTUALITA'

Addio pinta in vetro!

Il Governo inglese per cercare di limitare i danni alle persone fisiche vittime dei numerosi incidenti che ogni anno avvengono fra clienti dei pubs britannici, ha deciso di abolire i classici bicchieri in vetro da una pinta di birra, sostituendoli con contenitori di altri materiali, non si è ancora in grado di dire quali, non utilizzabili come arma nelle risse. Se ne va così un’altra di quelle tradizioni che hanno resistito per lungo tempo e che hanno contribuito a costruire e diffondere nel resto del mondo la celeberrima “tradizione” inglese.

Le più aggiornate ricerche storiche fanno risalire la sua invenzione al 7.000 a.C., nelle regioni dell’attuale Iran, grazie alla produzione di cereali contenenti alcuni tipi di zuccheri che a contatto con i lieviti presenti nell’aria, qualora fossero stati raccolti in recipienti chiusi, davano vita ad una fermentazione spontanea in grado di produrre liquidi assai graditi al palato umano. Nasceva così il prototipo della birra che ebbe sviluppi importanti con gli Assiri, gli Egizi e i Greci. Al giorno d’oggi almeno nel vecchio continente tedeschi e abitanti dell’isola britannica si contendono la palma di migliori produttori e maggiori consumatori di questa fortunata bevanda. Nei celeberrimi pubs inglesi rappresenta il prodotti di più alta diffusione, tanto che se ne scolano ben 126 milioni di pinte alla settimana, e di più largo gradimento. L’unità di consumo prevalente, per il prodotto da sorbire “alla spina” direttamente dal bancone del bar e non conservato in bottiglia, è, almeno a partire dal 1960, la “pinta” che contiene per l’esattezza 0,568 cl. di birra e ha sostituito il boccale di medievale memoria. Bene il Ministro dell’Interno della Corona, la signora Jacqui Smith, ha deciso di vietare l’utilizzo del nonik, come viene affettuosamente chiamato dai consumatori il classico bicchiere largo con il bordo sporgente, a causa di un uso improprio del recipiente che viene brandito come arma da taglio nelle frequenti risse fra avventori. In effetti il numero degli incidenti è notevole, 87.000 l’anno in cui ci sono feriti e ricoveri in ospedale a causa di lesioni causate dal vetro, con un costo davvero alto diviso tra degenze interventi della polizia e processi, calcolato in 100 milioni di sterline, di queste 5.500 sono accertate vengano da “pinte” di birra spezzate. Non si hanno notizie né del materiale con cui sarà realizzato il nuovo contenitore, né della forma che verrà prescelta. La presentazione del prototipo è prevista per il mese di dicembre dell’anno in corso, mentre gli esercenti si sono dichiarati assolutamente contrari all’utilizzo, ventilato in prima istanza dalla compagine governativa, di contenitori simili a quelli impiegati fino ad oggi ma in plastica. Stiamo parlando di un consumo pro capite annuale che nei paesi del nord Europa raggiunge i 100 litri del liquido biondo, rosso o scuro, per cui di un business di dimensioni notevoli. Le istituzioni non sembra abbiano preso la cosa sottogamba dal momento che hanno interessato l’Home Office Design and Technological Council, il centro di design organizzato per rendere gli interventi estetici pubblici del medesimo livello di quelli  privati e per far in modo che siano coordinati e coerenti tanto con le tradizioni che con l’ambiente anche su programmi di lungo periodo, il quale si è subito preoccupato di precisare come “… la sfida non è solo creare un bicchiere da una pinta sicuro, ma fare in modo che piaccia all’industria, ai produttori e ai consumatori”. Un commento ecumenico, orientato a non scontentare nessuno. In ogni caso, con qualsivoglia design e con qualunque sostanza venga poi realizzata, dobbiamo dire addio all’ennesima tradizione della capitale britannica, dopo il taxi nero e le cabine telefoniche rosse, un altro simbolo della swinging London che si perde nei vicoli della storia. Del resto da tempo in Italia sono utilizzati in sagre e feste recipienti in plastica sia per il vino che per la birra, bevanda che secondo una recente indagine di Makno – Assobirra, ha ormai conquistato un numero importante di nostri conterranei, tanto da affiancare il consumo del nettare tratto dalle uve nei pasti fuori casa durante il week end raggiungendo il 40,1% delle preferenze contro il 43,6% del vino e da far chiedere al 65,0% degli intervistati una carta dedicata in ogni ristorante. Un segnale positivo per un prodotto che sta vivendo un momento difficile tra proibizionismo per i minori, municipalità che ne limitano il consumo emanando decreti anti “movida” e allarme dei medici oncologici.             

 

 

 

                                                                                  Stelvio Catena

 

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