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Quello che negli anni è diventato uno dei simboli dell’eleganza e della sregolatezza delle folli notti passate all’insegna del più sfrenato divertimento, lo champagne, toglie lo smoking per indossare gli assai più modesti panni di tweed del completo da passeggio. È stato lanciato sul mercato di recente, dal prestigioso marchio transalpino Moët & Chandon, il primo “champagne da giorno”, che può essere gustato “on the rocks”, cioè accompagnato da robuste dosi di ghiaccio, per i festeggiamenti alla luce del sole.
Mario Rossi
Quando nacque, nel lontano 1743 per opera di Claude Moët a Epernay nella regione Champagne – Ardenne nel nord – est della Francia, la casa enologica seguì con illuminata preveggenza la moda del momento che vedeva nel leggero e frizzante vino il prodotto di maggior successo. La qualità raggiunta dalla produzione portò fra i suoi estimatori Thomas Jefferson e Napoleone Bonaparte e permise ben presto al commerciante francese di esportare in tutto il mondo. Quando, nel 1842, Jean Remy, figlio di Claude, decise di inserire nella gestione dell’azienda il genero Pierre – Gabriel Chandon, che divenne proprietario del 50,0% della società, l’impresa assunse il marchio che conserva ancora oggi, e che l’ha resa famosa in tutto il pianeta, di “Moët & Chandon”. Nel 1921 la ditta lanciò sul mercato un prodotto di alto prestigio che prendeva il nome da un monaco benedettino il quale si tramandava fosse stato un eminente enologo: Dom Perignon. La frizzante bevanda era diventata il simbolo del trionfo della società borghese opulenta e spendacciona, cinica e meschina, assetata di divertimento e di eccessi che aveva trovato nella Belle Epoque parigina la sua più compiuta espressione. Il gradimento mostrato dai consumatori per il prodotto, il suo abbinamento ai cibi più esclusi e raffinati, i prezzi di molto superiori alla media, ne hanno fatto l’emblema della ricchezza e della eleganza. Le condizioni migliori per il suo consumo consistevano nel sorbirlo fresco, ma non ghiacciato, intorno a una temperatura tra i 6° e gli 8° se giovane, 10° qualora fosse appartenuto alla categoria dei più maturi o millesimati. Qualsivoglia manipolazione o abbinamento è stato sempre vivamente sconsigliato, come l’aggiunta di ghiaccio nel bicchiere, mentre l’utilizzo dei gelidi cubetti era consigliato negli appositi secchielli per mantenere la bottiglia alla temperatura ideale. Essendo i suoi maggiori consumatori impegnati durante il giorno a incrementare le proprie finanze, il consumo del prelibato nettare è stato in pratica relegato alla sera o alle festività oppure a eventi particolari di notevole prestigio. Ebbene questa sorta di “sacralizzazione”, che, comunque, negli ultimi tempi e per i “super ricchi” era stata infranta avendo questi ultimi trasformato lo champagne in un prodotto di uso quotidiano, ostentato quale segno di lusso e di abbondanza, è stata definitivamente superata dalla messa sul mercato di una qualità definita “da giorno” con caratteristiche particolari. Prima fra tutte il nome: Moët Ice Imperial, in secondo luogo la bottiglia: bianca e oro, poi il modo di gustarlo: rigorosamente con ghiaccio, infine gli abbinamenti: primo fra tutti con foglie di menta e buccia di lime (sono segnalati anche accostamenti con pompelmo e zenzero). Va da se che anche i contenitori in cui ospitarlo vanno adeguati alla nuova bisogna, si passa, infatti, dalla coppa o dalla flûte, al calice abbastanza capiente, in grado di ospitare il considerevole numero di cubetti di ghiaccio necessari per mantenerne assai bassa la temperatura (la casa madre li consiglia non in vetro ma in policarbonato). La composizione dei vitigni comprende il Pinot Nero fino a un 50,0%, il resto è composto da uve Pinot Meunier e Chardonnay. Come si può intuire, un vino abbastanza strutturato, capace di mantenere un certo corpo, buona sapidità e armonia, anche se fortemente diluito con acqua. L’azienda transalpina ha poi deciso, accordando al prodotto un posizionamento estremamente preciso, di riservare la nuova proposta ai soli resort balneari, selezionando una serie di prestigiose località marine frequentate dal jet set internazionale: da Saint Tropez a Montecarlo, da Juan les Pins a Biarritz. In Italia si sono contattati i grandi alberghi della Costa Smeralda, della Versilia e i più esclusivi della riviera romagnola. Al di là della qualità del nuovo articolo, che divide i più sofisticati consumatori molti dei quali assicurano il successo alla novità evidenziando come una parte considerevole di consumatori non debbano considerarsi veri e propri “intenditori”, è da sottolineare l’idea di marketing che tende ad ampliare in maniera considerevole le occasioni e i modi di consumo, allungando all’intera giornata il periodo d’uso e offrendo una quantità decisamente notevole di nuove opportunità di utilizzo. Un’idea in grado di rivitalizzare un prodotto che sembrava fermo alla, benché nobile, tradizione, anche se rischia di sottrarle un po’ di quel fascino che è stato, nell’arco di oltre due secoli, il fattore di successo più importante.
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