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Al di là delle statistiche mensili sull’andamento del mercato turistico nazionale è, forse, il momento di intraprendere analisi maggiormente articolate che abbiano come fine prioritario quello di individuare tendenze di più lungo periodo. I risultati tracciano un quadro preoccupante, anche se meno nero di quanto previsto all’inizio dell’anno, che evidenzia problemi di carattere tanto strutturale (disagi legati alla mobilità) che sovrastrutturale (carenza di informazioni e di assistenza ai turisti). È tempo di correre ai ripari.
La considerazione che c’è qualcuno che sta peggio di noi, seppure in parte consolante, non deve farci perdere di vista la situazione reale in cui versa il turismo nel nostro paese. Quella che, a ragione, viene considerata la meglio strutturata industria della penisola, poiché più che dagli imprenditori è stata costruita dalla natura e dal genio dei personaggi che hanno caratterizzato la storia nazionale, sembra in difficoltà a causa di una serie di ritardi che ne hanno caratterizzato la crescita recente. Le associazioni di categoria, Federalbeghi in primis, parlano di ritardi strutturali che vanno dall’estrema stagionalità (61,1% delle presenze nel periodo giugno – settembre), alla discriminante del fattore territoriale (il 55,0% del fatturato è concentrato in 5 regioni: Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige), alla caratteristica di media – piccola struttura prevalente nell’insieme della proposta di ricettività alberghiera (il 68,0% degli hotel italiani hanno meno di 30 camere). Se a questo vanno aggiunti i problemi relativi al ritardo nella qualità dei servizi (complessità nella diversificazione dei prodotti, arretratezza delle politiche di marketing, problematicità ad attrarre risorse umane di alto profilo), diviene comprensibile il perché delle difficoltà che attanagliano il nostro turismo. Difficoltà ormai conosciute da tempo e che, però, non hanno ancora trovato una adeguata soluzione. In parte per una sorta di “pigrizia” imprenditoriale che non rende particolarmente reattivi allo sviluppo gli operatori indigeni, in parte per l’arretratezza della legislazione vigente. I governi che si sono succeduti in questi ultimi anni non sembrano aver preso troppo sul serio gli indicatori economici provenienti dal settore e non hanno predisposto un apparato normativo al passo coi tempi. Non possiamo non rilevare come il calo considerevole (dal 25,0% al 15,0%) della quota di turisti provenienti dalla Germania, uno dei bacini di utenza di maggior rilievo per la penisola, sia un fenomeno iniziato ben dieci anni fa. Per l’anno in corso la stima del Rapporto Mercury 2008 – 2009, fra gli studi più ottimistici del settore, calcola una diminuzione di presenze straniere intorno al – 3,6% e riguarda in special modo russi, americani e inglesi. “La situazione è particolarmente grave nelle città d’arte – afferma Vincenzo Presti, talentuoso imprenditore nostrano alla guida della Ora Hotels catena alberghiera nata lo scorso anno che può già vantare una quindicina di strutture - . Si registrano cali a due cifre a Firenze, Milano, Palermo e Torino. Tengono soltanto Roma e Venezia dove la flessione è solo a una cifra. L’unica strategia per reggere il colpo è quella di contare su una struttura ‘leggera’ di costi. E su un ottimo rapporto fra la qualità e i prezzi”. Proprio su quest’ultima considerazione si misura più che altrove l’arretratezza e l’assenza di una costruttiva elasticità del “sistema Italia”: “Ormai una crociera ai Caraibi costa 600 – 700 dollari – dichiara Gabriele Burgio, presidente della Nh Hotels, terzo gruppo alberghiero a livello europeo e primo nella penisola -. E a questi livelli è pressoché impossibile convincere gli americani a spostarsi in Europa e in Italia. Senza contare che la concorrenza sui listini sta diventando più serrata anche nel Mediterraneo. Emblematico il caso della Spagna che ha infrastrutture mediamente migliori di quelle italiane. O quello della Turchia, che oltre a ottime strutture può vantare prezzi sensibilmente più bassi”. Riteniamo che l’aver preso atto con chiarezza delle lacune esistenti nel mercato turistico nazionale aiuti gli operatori e il di recente istituito Ministero del Turismo a mettere in campo al più presto le dovute correzioni, capaci di riportare la nostra terra ai vertici del gradimento internazionale.
Stelvio Catena
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