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Il 15 aprile 1931 in un ristorante di Coney Island, nei dintorni di New York, avveniva uno dei regolamenti di conti tra mafiosi più importanti nella storia dell’”onorata società”: cadeva crivellato di colpi Joe “the boss” Masseria. Killer professionista, fin dal 1920 era a capo di una delle famiglie più potenti e spietate della “grande mela”, quella dei Morello che, però, entrò in conflitto con i Maranzano per la leadership assoluta. Era iniziata la guerra di mafia conosciuta come “castellammarese”.
Agli inizi degli anni ’30 del Novecento, la situazione della malavita newyorkese attraversava un momento delicato. Dalla Sicilia l’allora Capo dei Capi, Don Vito Cascio Ferro (per molti l’esecutore dell’assassinio del poliziotto statunitense di origini italiane Joe Petrosino, avvenuto a Palermo il 12 marzo 1909) intendeva sottomettere agli ordini di Salvatore Maranzano, suo fiduciario negli Stati Uniti, l’intera compagine mafiosa operante al di la dell’Atlantico, per mantenere dall’isola del Mediterraneo il comando totale e assoluto della società criminale. Ad opporsi a tale soluzione si schiera un altro potente capo locale: Joe “the boss” Masseria. Il conflitto, definito dagli storici “castellammarese”, prende il nome dalla cittadina in provincia di Trapani da cui provengono entrambi i contendenti: Castellammare del Golfo. Maranzano, dopo studi teologici e liceali, approda alla corte di Cascio Ferro che, in considerazione anche del livello culturale raggiunto dal ragazzo (in genere gli appartenenti alle cosche difficilmente superavano il primo livello di scolarità) e dalle capacità mostrate durante l’apprendistato, ne fa il proprio rappresentante nella metropoli americana. Giunto a New York nel 1918, in breve tempo organizza il commercio clandestino di alcol diventando un potente capofamiglia. Insieme a Joseph Bonanno, Joseph Profaci e Stefano Magaddino compone il gruppo dei mustache petes (in ricordo dei lunghi baffi portati dagli emigranti siciliani che sbarcavano a Staten Island agli inizi del Novecento). Masseria è di undici anni più giovane dell’avversario (quest’ultimo nasce nel 1868, l’altro nel 1879), ma risiede nella città sulle rive dell’Hudson dal 1903. Si fa strada per la feroce determinazione e l’assoluta indifferenza con cui elimina gli avversari. A contrastare le mire egemoniche di Maranzano, insieme a “the boss” troviamo altri malviventi provenienti da un po’ tutto il sud Italia: “Lucky” Luciano, Al Capone, Albert Anastasia, Vito Genovese, Joe Adonis, Frank Costello. Vengono definiti young turkes. La guerra procede senza esclusione di colpi e con frequenti, quanto sanguinosi, cambi di fronte. Fra il 1929 e il 1931 cadono sotto i colpi degli avversari, e spesso di ex alleati: Gaspare Milazzo, Pietro Morello, Joseph Pizzollo, Joe Aiello, “Al Mineo”Manfredi, Steve Ferrigno, Joseph Catania, primo luogotenente di Masseria. A questo punto, inizio del 1931, entrambi i contendenti pensano a una tregua, altrimenti si rischia l’estinzione di gran parte dei rispettivi gruppi criminali. Sono gli young turkes a compiere “il salto del fosso”, offrendo a Maranzano la testa del rivale. Il 15 aprile A New York è una giornata tiepida di inizio primavera. Masseria è invitato a pranzo dal suo socio “Lucky” Luciano. Viene scelto per l’incontro un ristorante, nemmeno a dirlo, italiano: “Scarpato” nella vicina Coney Island. Il locale è rinomato per la cucina siciliana e fra le specialità comprende una pasta alle sarde aromatizzata con finocchietto selvatico, il piatto preferito da Luciano. Nell’attesa delle portate si sorseggia un bianco d’Alcamo giunto da poco dall’isola del Mediterraneo. Si discute della prossima mossa da fare contro Marazano, Masseria vuole vendicare al più presto Catania. A fine pasto, in attesa dell’amaro, Luciano accende un Montecristo e, scherzando sul funzionamento della sua prostata, si dirige verso la toilette. Appena uscito dalla sala compaiono quattro uomini in scuro, con i “borsalino” calati fino agli occhi. Masseria capisce di essere caduto nella trappola, ma è troppo tardi. Albert Anastasia, Joe Adonis, Vito Genovese e Ben “Bugsy” Siegel estraggono i revolver e fanno fuoco tutti insieme sul malcapitato ex compare. Entro una manciata di secondi Masseria giace senza vita ai piedi del tavolo “vista mare”. Maranzano assume la guida dell’onorata società, ma piuttosto che godersi la vittoria, decide di modificare in maniera sostanziale le regole del gioco al fine di evitare nel futuro altre guerre, tanto sanguinose quanto capaci di indebolire in modo considerevole i clan tra cinque famiglie, una delle quali è diretta da “Lucky” Luciano. E pensare che Masseria nell’ambiente veniva chiamato: “l’uomo che può schivare le pallottole”.
Sam |
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